John Wesley (1703-1791) è stato un chierico e teologo inglese che, assieme al fratello Charles e il compagno chierico George Whitefield, fondò il Metodismo.

Se uno pensa ai santi detti ‘sociali’ di Torino, come Don Bosco e Cottolengo, e alle missioni dei passionisti in Italia si può avere una buona idea dell’impatto speciale sulla chiesa anglicana del settecento che ebbe il metodismo.
Dopo essersi laureato a Oxford Wesley fu ordinato prete anglicano. Formò un ‘club della santità’ il quale scopo era di studiare la Bibbia a fondo e di riscoprire le radici di una vita cristiana devota.
Si deve capire che la chiesa anglicana in quell’epoca non aveva grandi aspirazioni ad una vita di profonda ispirazione religiosa. Era, in fondo, niente altro che un riflesso della società inglese con il suo sistema di classi stratificati di nobili, mercanti e manovali.
Wesley cambiò tutta questa struttura ortodossa dettata dai politici in potere. Nel 1738 si sentì nel cuore uno ‘strano calore’ che gli segnò una seconda conversione ad un cristianesimo più vicino al popolo e più corrispondente alle esigenze sociali.
Per quasi tutto il resto della sua lunga vita John Wesley fece più di trecento mila (!) kilometri di viaggi a cavallo predicando all’aperto, in qualunque luogo si trovava, ad una folla senza distinzione di classe o di cultura o di colore, portando il messaggio che tutti potevano essere salvati se aprivano il cuore alla grazia di Dio.

In questo senso Wesley abbracciava la dottrina Arminia di redenzione a dispetto del compagno Whitefield che rimaneva calvinista e credeva nella predestinazione.
Quando fu chiesto qual’era la sua parrocchia Wesley rispose ‘tutto il mondo è la mia parrocchia.’
La Chiesa anglicana diventò disturbata da questo predicatore, che molti pensavano fanatico, e lo proibì di predicare nelle sue chiese. Wesley, però, rimase sempre un prete anglicano e solo dopo la sua morte si fondò una congregazione separata, chiamata metodista, dopo la maniera meticolosa nella quale si studia le sacre scritture.
Questa congregazione ora conta più di ottanta milioni di devoti nel mondo.
Oltre a essere un grande predicatore Wesley fu anche un notevole benefattore dei poveri. Nelle sue missioni c’era sempre la mensa per gli affamati, la scuola per i bambini (molto prima che le scuole diventassero obbligatorie), e un centro sociale dove il popolo poteva riunirsi per discutere questioni religiose e laiche.
Le prime cappelle metodiste furono costruite su pianta ottagonale per avere un’acustica migliore per sentire le prediche e cantare gli inni. Il metodismo è famoso per la sua grande tradizione musicale. Il fratello di John, Charles, scrisse 6,500 inni tra i più belli mai composti e certi dei quali, in traduzione, hanno trovato posto anche nella Chiesa cattolica d’Italia.
Questa grande tradizione musicale fu continuata con i figli di Charles: Samuel, detto ‘il Mozart Inglese’ e Charles Junior, anch’esso compositore di bellissime sinfonie. Il figlio di Samuel, Samuel Sebastian Wesley (1810-76) fu un grande riformatore della musica liturgica anglicana.
Ora, però, le chiese metodiste sono generalmente costruite più a forma di grandi capanne.
Pochi passi a nord della City si trova la cappella madre del metodismo. Costruita nel 1778 da George Dance the younger è un sobrio e elegante edificio molto adatto alle prediche e con delle bellissime vetrate.
Al retro della Chiesa c’è un piccolo camposanto dov’è sepolto Wesley:

Nella cripta c’è un interessantissimo museo che illustra la storia del metodismo.
Per me, però, la parte più suggestiva è l’attigua casa di Wesley che, tra altri cimeli, contiene un suo apparecchio che generava elettricità usato per trattare certi malanni. Il giardino cresce semplici che usava Wesley come descritti da lui in uno dei suoi tanti scritti sulla salute e il benessere.
L’energia inesauribile di Wesley poteva stancare molta gente, in particolare l’amico Doctor Johnson, menzionato in un mio recente post. Fino all’età di 87 anni, però, John Wesley fu sempre in forma, un fatto alquanto raro quando si parla del secolo diciottesimo!
Potrei definire Wesley un religioso pressoché socialista. Le sue preoccupazioni verso le ineguaglianze sociali dell’epoca furono fonte delle grandi opere che fece nell’aprire le mense, le scuole, gli ospedali e nel diffondere, non solo un più aperto approccio alla spiritualità, ma un rinnovato senso di responsabilità e di amore verso l’umanità.
Le sue ultime parole furono ‘la migliore cosa di tutto è che Dio è con noi’ .
Non è per caso che John Wesley sia stato elencato cinquantesimo fra i cento inglesi più amati ed importanti di tutti i tempi.
Cor riscaldato
nelle fiamme divine:
l’amor di Dio.
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