La Casa di un Profugo a Londra

C’era un tempo, prima di questo dannato Brexit, quando il governo del Regno Unito era ben più accogliente ai suoi vicini sul continente d’Europa. Con l’arrivo del nazismo, la crescita dell’antisemitismo e l’annessione dell’Austria dalla Germania nel 1938, la vita di uno dei grandi nello scorso secolo, Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi, era in grave pericolo. Già nel 1933 i suoi libri furono pubblicamente bruciati e, negli anni seguenti, emigrò la maggior parte della comunità psicoanalista ebrea.

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Nel 1938, con l’aiuto di amici e il pagamento di una ‘tassa’ al terzo reich, Freud e la sua famiglia riuscirono a fuggire da una Vienna sempre più violenta a una Londra aperta al suo pensiero e le sue opere. Fino alla sua morte l’anno successivo, Freud visse in questa casa, costruita nel 1920 e vicina alla stazione underground di Finchley Road.

 

Gli ultimi giorni di Freud, sebbene avesse in forma avanzata il cancro al palato (era un grande fumatore di sigari), sono stati passati serenamente. Disse che la sua nuova dimora londinese era molto più confortevole dell’appartamento a Vienna. Scrisse il suo grande libro su Mosè e il monoteismo e fu visitato da molti amici e ammiratori, incluso Salvador Dali, che gli fece un ritratto.

In più, continuo’ la sua pratica con i pazienti.

La casa è rimasta tale quale era al tempo della morte e, nel 1982, la figlia Anna, anche lei psicoanalista, la aprì come museo.

Il ‘Sanctum Sanctorum’ nel pian terreno contiene il famoso sofà, dove i pazienti di Freud, in libera associazione d’idee e di pensieri, svuotarono la loro psiche all’orecchio dell’esperto dottore che rimase seduto, fuori della loro vista, sulla poltroncina verde a sinistra.

Qui si trova lo studio di Freud con la sua magnifica collezione di reperti archeologici provenienti dall’antica Grecia e Roma, l’India e (il suo preferito) l’Egitto dei faraoni.

Freud disse che la psicoanalisi era analoga al lavoro dell’archeologo: come l’archeologo ricostruisce la plausibile forma di un vaso dai cocci trovati, così lo psicoanalista ricostruisce l’origine della psicosi del paziente dai frammenti della memoria e dei sogni che scoperchia.

In più, disse Freud che il conscio si corrode mentre l’inconscio rimane. Le cose delle quali siamo meno consapevoli della nostra vita mentale sono proprio quelle che persisteranno e che la condizioneranno.

Freud era particolarmente ben letto e nella sua biblioteca si trovano titoli di filosofia, arte, medicina, storia e archeologia.

Il piano superiore contiene la camera della figlia Anna.

Inoltre c’è una stanza che, in quest’occasione, ospitava una mostra sull’antico Egitto e il suo significato per Freud.

In questo rispetto mi è piaciuto sentire il seguente aneddoto: una volta i gatti erano antipatici al dottore affinché entrasse un giorno, per l’aperta finestra, un gattino che si diresse verso la statuetta della dea Bastet davanti alla quale cominciò a fare le fuse. Da quel giorno Freud ordinò un piatto di latte per il gattino, che ritornò quotidianamente.

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Freud era particolarmente innamorato del suo cane chow chow e del squisito giardino:

Ambedue Sigmund e Anna amavano questo pianerottolo pieno di luce. Mentre lui leggeva lei faceva maglieria e ricami. (La begonia è sempre quella pianta del 1938…)

Nella limonaia che apre sul giardino c’è un piccolo negozio dove si possono comprare libri su Freud e la psicoanalisi. Tra questi ho notato questo, scritto da un mio compagno di università che, purtroppo, anch’esso è morto di cancro, nel 2015.

Per me Freud ha un significato ugualmente importante come pensatore e come dottore; la sua casa mostra come una Londra, già con la tradizione di ospitare profughi rivoluzionari come Mazzini e Marx, abbia potuto trovare posto anche per Freud.

Speriamo proprio che questi valori di ospitalità e tolleranza, già mostrati in un paese minacciato dal nazi-fascismo teutonico, possano aiutare a superare la tragedia del brexit che sta ora travolgendo la nazione per più di tre anni.

Perchè del perchè?

Domande mai risposte:

la mente arcana.

 

 

 

 

 

La Squisita Campagna Attorno Petersfield, Inghilterra

I treni d’Inghilterra non sono certo a buon mercato quando contrastati con Trenitalia. Usando però l’app ‘trainline’ si possono trovare delle riduzioni veramente eccezionali.

Un invito dall’amico, che abita vicino al ridente paese di Petersfield, ci ha indotto a visitare questa squisita parte di Hampshire che confina sulle colline South Downs e Sussex.

La regione è piena di felici memorie per me. Era qui che si facevano i campeggi d’estate con gli scout. Era qui che abbiamo fatto lunghissime biciclettate ed era qui che abbiamo navigato le nostre canoe per i fiumi Rother e Arun. Nomi come Petworth, Trotton e Arundel suscitano tempi di gioventù veramente ameni.

(Costruzione di catapulta al campeggio Scout)

Petersfield è un tipico paese, centro di commercio e di agricoltura con un ‘High Street’, pieno di una bella varietà di negozi e di ristoranti. La sua architettura varia dal seicento ai tempi moderni. Speriamo che Bagni di Lucca ritorni a una prosperità dimostrata da Petersfield.

Da questo centro ci siamo avviati per vie idilliche alla dimora di Uppark.

Uppark è una casa del diciassettesimo secolo a South Harting, West Sussex, in Inghilterra. È una proprietà del National Trust, l’equivalente della FAI italiana.

La casa, situata in alto sul South Downs, fu costruita per Ford Gray (1655-1701), il primo conte di Tankerville, intorno al 1690. Si ritiene che l’architetto sia stato William Talman. La tenuta fu venduta nel 1747 a Sir Matthew Fetherstonhaugh e sua moglie Sarah. Matthew e Sarah ripristinarano la casa dal 1750 al 1760 e introdussero la maggior parte della collezione esposta oggi, molta della quale fu raccolta durante il loro ‘Grand Tour’ in Italia dal 1749 al 1751.

Il loro figlio, Sir Harry Fetherstonhaugh, ampliò la collezione e commissionò a Humphry Repton l’aggiunta di un nuovo portico a colonne, un caseificio e un giardino paesaggistico, (detto – in Italiano – ‘all’inglese’). Nel XIX secolo furono aggiunte stalle e cucine come edifici separati, collegati all’edificio principale da tunnel. Sir Harry sposò, all’età di settantuno anni (!), la cameriera della tenuta, la ventunenne Mary Ann Bullock, alla quale lasciò Uppark alla sua morte nel 1846. Lei, a sua volta la diede a sua sorella Frances.

Frances la lasciò in eredità nel 1895 al tenente colonnello Keith Turnour, che assunse il nome Fetherstonhaugh e visse lì per trentacinque anni, lasciando infine la tenuta al figlio di un amico, il futuro ammiraglio Sir Herbert Meade, che adottò il nome Fetherstonhaugh.

Uppark è associata con il grande scrittore di romanzi di fantascienza, H. G. Wells. Nella gioventù trascorse le vacanze dove sua madre, Sarah, era governante.

La casa e la gerarchia sociale della casa ebbero un effetto importante sul Wells. Le profonde divisioni di classe che osservò contribuirono a ispirare molte delle sue idee liberali e socialiste. Questo sviluppo fu incoraggiato dalla sua scoperta, nella grande biblioteca di Uppark, di opere di filosofi e radicali come Platone, Voltaire e Thomas Paine.

Queste impressioni si riflettono nei suoi libri: per esempio, il contrasto tra il mondo soleggiato e spensierato dell’Eoli e le oscure grotte sotterranee dei Morlock in ’The Time Machine’ (‘La macchina del tempo’) sono ispirate dalle osservate disuguaglianze. Altrettanto significativa è stata la scoperta di Wells di un telescopio nella soffitta della casa, che diede al futuro autore di ‘The War of the Worlds’ (‘La Guerra dei Mondi’) la sua prima opportunità di osservare il cielo notturno in dettaglio.

 

Il 30 agosto 1989 Uppark fu devastato da un incendio, non da un invasione marziana ma provocato dalla fiamma ossidrica di un operaio mentre riparava il piombo sul tetto. L’attico e il primo piano sono crollati.

Per fortuna, la maggior parte dei mobili della casa è stata salvata, le parti bruciate sono state rimpiazzate, vecchie arti sono state riacquistate e il magnifico esempio di architettura secentesca ha riaperto le sue porte nel 1995.

Particolarmente interessante è il piano dei servi domestici, con la sua cucina e l’appartamento, dove stava la mamma di Wells.

La casa delle bambole che risale al secolo diciassettesimo è molto attraente.

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Dopo Uppark ci siamo avviati al mare a Southsea vicino a Portsmouth (l’equivalente inglese di ‘La Spezia’ e centro della marina britannica). Certi si sono tuffati nelle onde burrascose di una giornata molto ventilata ma non ci siamo accontentati col mangiare il fish and chips in un bel ristorantino proprio sulla spiaggia dove crescevano, tra i ciottoli, anche i cavoli marini chiamati ‘kale’.

Insomma, è stata una giornata splendida con il consueto miscuglio di sole, nuvole e vento che caratterizza una nazione d’isola e un insolito contrasto con il multiculturalismo di Londra.

 

Nuvole di cotone:

le onde delle colline

sposano il mare.

 

 

Chi Era la Regina Victoria?

Ogni nazione cambia perennemente l’immagine che tiene dei suoi grandi personaggi. Per esempio, di Garibaldi ho letto libri che lo presentano in maniera classica come l’eroe dei due mondi e il grande partecipe all’unificazione dell’Italia. Altri libri, invece, lo trattano come uno che, conquistando il regno delle due Sicilie, ha aiutato a iniziare la fase del brigantaggio, il problema del mezzogiorno, e perfino la mafia.

Nel Regno Unito Garibaldi rimane sempre ben considerato. Di un incontro con lui, disse il poeta Tennyson, ‘possiede la divina stupidità di un eroe’ e, durante una mia recente visita a Greenwich, vidi una collezione di polene tra le quali questa:

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La regina Vittoria ha avuto, anch’essa, le sue fasi di glorificazione e di disprezzo. Fu la grande madre del buon impero britannico o fu, invece, un simbolo dell’oppressione del terzo mondo?

Al palazzo di Kensington, l’altro giorno, ho visitato due mostre sulla Vittoria curate da Deirdre Murphy, che tragicamente morì di cancro poco prima dell’inaugurazione.

Le due mostre rivelatrici, intitolate ‘Victoria: Woman and Crown (Donna e Corona)’ e Victoria, ‘A Royal Childhood, (un’infanzia regale) sono veramente belle, anche perché le stanze nelle quali crebbe la Victoria sono riportate allo stato originale. Celebrano il dugentesimo anniversario della nascita della regina (che fu il sovrano che regnò più a lungo – 63 anni e 216 giorni – affinché non fu sorpassata dalla regina Elizabeth II il 9 settembre 2015.

 

All’età di soli diciotto anni Vittoria, (il suo vero primo nome era Alexandrina), divenne regina e dovette affrontare un maschilismo dai suoi ministri che, con determinazione e con l’amore genuino cresciuto dopo lo sposalizio combinato col cugino Alberto di Saxe-Coburg, conquistò.

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Ecco il ritratto che fece dipingere dal favorito Winterhalter e che solo il consorte poteva vedere.

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I suoi figli fecero matrimoni con tutte le famiglie reali d’Europa.  Divenne imperatrice dell’India e il suo servo più amato era da quella nazione. Vide l’invenzione delle ferrovie, del telegrafo, dell’anestesia e molto altro che cambiò il suo secolo per sempre.

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(Albert, Prince Consort)

La morte dell’amato consorte nel 1861 la trovo’ ultra-desolata e, per il resto della sua vita, si vestì solo di nero.

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(La sconsolata ‘Vedova di Windsor’)

Nel ventesimo secolo Vittoria divenne un simbolo d’ipocrisia e usanze demodé ma è ora stata rivalutata in maniera più considerata. Nel suo diario, che tenne tutta la vita, si legge che era anti-razzista, desiderava l’amore dei sudditi, era parecchio emotiva, e anche spiritosa. Di un suo ministro Gladstone, per esempio, disse, ‘parla con me come se fossi un raduno pubblico.’ Ebbe sempre misteriose relazioni con il suo ‘gillie’ (servo scozzese) John Brown.

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(Con John Brown)

Era un’ottima artista di acquarelli. Alla fine, un poco come la regina Elisabetta prima, fu pressoché deificata dal suo popolo. Insomma, ridonò rispetto alla famiglia reale, il rispetto che era stato perso tramite gli eccessi lussuosi dei suoi predecessori, in particolare Giorgio IV.

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La dimora di Kensington Palace e i suoi giardini presentano l’aspetto di un caratteristico palazzo reale inglese. Senza l’estrema fastosità di Versailles o di Caserta, dimostra che anche un palazzo può essere una struttura adatta per una vita alquanto domestica che formale.

 

Mostra anche che esiste ancora un velo di melanconia su questo palazzo. Qui visse, sconsolato, il re Guglielmo dopo la morte della sua amata Mary, come descrivo in questa mia poesia (traduzione segue):

WILLIAM’ S CLOSET

Unsmiling, crusty, you hardly spoke

and when you did the accent was too thick;

unpopular saviour, the people loved

your Queen and when she died something did pass

for always in the palace gardens,

the swan-crowned river and the kingdom’s fields,

for you were always mentioned together

and how could only half a person reign?

Yet in the midnight of your inner room

upon the heavenly ceiling there she lies:

a Venus to your Mars, disarms you quite

and with her lips and breasts, opens a smile

on the wall of your face while ducks and drakes

touch beaks upon the flowering pergola.

 

IL GUARDAROBA DI WILLIAM

Senza sorriso, irascibile, quasi mai parlavi

e quando lo facevi l’accento era troppo intenso;

salvatore impopolare, la gente amava

tua regina e quando morì qualcosa succedé

per sempre nei giardini del palazzo,

il fiume incoronato di cigni e i campi del regno,

poiché eri sempre menzionato assieme a lei

e come potrebbe regnare solo mezza persona?

Eppure nella mezzanotte della tua stanza intima

sul soffitto celeste lì giace:

una Venere al tuo Marte, ti disarma alquanto

e con le sue labbra e i suoi seni, apre un sorriso

sul muro del tuo viso mentre le anatre e i draghi

toccano i becchi sul pergolato fiorito.

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La Alexandrina Vittoria lasciò il palazzo e si trasferì a Buckingham Palace che d’allora in poi divenne la reggia principale metropolitana.

Qui  passo’ molti momenti infelici la principessa Diana.

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E qui mi parlò una guardia, con una certa emozione, della signora che aveva preparato tale bella mostra senza mai averla vista.

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Nella delizia

trova melanconia

sommo dominio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Chiesa Divisa in Due

La chiesa parrocchiale di Arundel, dedicata a Saint Nicholas e che risale al trecento, è uno dei pochissimi edifici religiosi inglesi che sono divisi in due parti di culto, una cattolica e un’anglicana, con il lato occidentale dell’edificio della chiesa occupato dalla parte anglicana di San Nicola.

La cappella cattolica FitzAlan, ora mausoleo privato dei Duchi di Norfolk, si trova nella parte orientale ed è dedicata alla Santissima Trinità. Richard FitzAlan, decimo conte di Arundel, era responsabile per la sua costruzione in stile gotico perpendicolare.

Tra le due parti fu costruito un muro dopo lo schisma del 1534. Questo muro me lo ricordo nella mia prima visita ad Arundel quando ero uno scout a campeggio e stavo facendo un’escursione a piedi. Mi sorprese e mi rattristò allo stesso momento.

Il muro è ora stato demolito e invece c’è un cancello di ferro battuto che divide le due parti.

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Per le occasioni religiose importanti il cancello è aperto e la chiesa diventa unita, non solo architettonicamente, ma anche ecumenicamente.

La parte anglicana della chiesa è stata fedelmente restaurata dal grande architetto vittoriano Gilbert Scott ed è molto suggestiva con le sue arcate gotiche e rimasti di antichi affreschi.

La cappella, invece, fu gravemente danneggiata nel 1643 durante l’assedio del castello di Arundel dai cannoni parlamentari nella guerra civile inglese. Rimase trascurata per tutto il diciottesimo secolo e usata perfino come stalla. Ora è stata rimessa accuratamente al suo stato originale.

Come mausoleo dei Duca di Norfolk contiene questi monumenti funebri particolarmente eccezionali.

Ho scritto una poesia su uno di questi monumenti. Ecco l’originale inglese, seguito dalla mia tradizione italiana:

 

ARUNDEL TOMB

 

Is this the altar of our dusty lives?

Upon this plinth of wealden stone we rest

and wait until the judgement day arrives

and grants the chaliced merit of our quest.

 

Our helms and girdles unremoved, with hands

unclasped upon the bier, love petrified

in chiselled folds before time’s endless sands,

we lie beyond dusk bodies, side by side.

 

Behind this masque our hearts still circulate;

above our heads a minute cosmos gleams

in crumbling paint, and stars compose our fate

while planets rise upon unfinished dreams.

 

For by our flanks the children stilled at birth

outstretch their little limbs upon this earth.

 

 

TOMBA DI ARUNDEL

 

È questo l’altare delle nostre vite polverose?

Su questo piedistallo di pietra ci riposiamo

e aspettiamo che arrivi il giorno del giudizio

e ci dona il merito del calice della nostra inchiesta.

 

I nostri elmi e le cinture sono rimasti immobili, con le mani

strinte dalla bara, l’amore pietrificato

nelle pieghe cesellate davanti le infinite sabbie del tempo,

riposiamo oltre i corpi del crepuscolo, fianco a fianco.

 

Dietro questa maschera i nostri cuori circolano ancora;

sopra le nostre teste luccica un minuto cosmo

in vernice sgretolata, e le stelle compongono il nostro destino

mentre i pianeti sorgono sui sogni incompiuti.

 

Poiché dai nostri lati i bambini morti alla nascita

stendono i loro piccoli arti su questa terra.

 

 

 

 

 

La Cattedrale della Carrozza

Vi ricorderete forse di quell’adorabile film con Fred Astaire e Ginger Rogers, ‘Top Hat’. A un certo punto, mentre la Ginger, attraversa il ponte di Westminster in una carrozza Hansom, si apre una botola nel soffitto e si vede Fred, che la stava inseguendo, e che si è fatto il cocchiere della Hansom.

L’Hansom cab (abbreviazzione per ‘Cabriolet’ – carrozza leggera a due ruote) fu un tassi, tirato da cavallo e usato nell’ottocento e i primi novecento inglese, inventato da un certo Joseph Hansom che fu anche un sommo architetto.. Tra i suoi capolavori si trova la cattedrale di Arundel.

La posizione, la costruzione, il design e la dedizione della cattedrale devono molto al Duca di Norfolk, conte of Arundel, il primo tra i Lord inglesi e l’unico rimasto Cattolico dopo lo schisma di Re Enrico VIII.

Nel 1868 Henry Fitzalan-Howard, 15º duca di Norfolk, incaricò l’architetto Joseph Hansom di progettare un nuovo santuario cattolico come controparte del suo castello di Arundel. Lo stile architettonico della cattedrale è il gotico francese, uno stile che sarebbe stato di moda  tra il 1300 e il 1400, il periodo in cui Howard e i duchi di Norfolk salirono alla ribalta nazionale in Inghilterra. L’edificio è considerato uno dei migliori esempi di architettura neo-gotica in stile francese nel paese.

 

E’ un edificio veramente maestoso con degli elementi spettacolari come i contrafforti volanti, l’apside a forma di chevet semi-rotonda francese, una flèche alla Notre-Dame di Parigi, così gravemente incendiata di recente e che condivide lo stesso stile architettonico.

 

La chiesa era originariamente dedicata alla Madonna e San Filippo Neri, ma nel 1971, in seguito alla canonizzazione di Filippo Howard, 1º conte di Arundel e il trasporto delle sue reliquie nella cattedrale, la dedica fu cambiata alla Madonna e San Philip Howard.

Philip Howard, il ventesimo conte di Arundel, fu imprigionato a vita nella Torre di Londra, quasi decapitato e morì con solo il suo cane per tenerlo compagnia. Fu fatto Santo da Papa Paolo VI nel 1970 e divenne uno dei ‘quaranta martiri dell’Inghilterra e del Galles’.

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La statua di Saint Philip, col fedele compagno a quattro  zampe, si può vedere nel transetto della magnifica cattedrale in stile ‘flamboyante’ di Arundel.

Ogni anno per la festa del ‘Corpus Domini’ si prepara per la cattedrale uno spettacolare tappetto di fiori, proprio come si fa in molti luoghi d’Italia.

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Purtroppo, non ci furono fondi a sufficienza per costruire la guglia della cattedrale ed esiste solo un mozzo di torre. Chissà se un ricco orientale non doni dei soldi per il suo completamento?

Durante la nostra visita facevano le prove per la Messa in do maggiore di Beethoven (la prima delle sue due) e la Messa a quattro voci , detta di Gloria, di Giacomo Puccini.

 

Che meraviglia sentire le loro devote sonorità echeggiare nelle volte maestose della cattedrale: armonie tedesche e poi toscane rinate in un edificio gotico francese in una cittadina tipicamente inglese illuminata da un sole di calore d’estate mediterranea. Veramente un miscuglio di squisitezza!

 

Siamo europei:

musiche si baciano

nell’alto gotico.

 

 

 

 

Il Castello del Conte di Arundel

Uno dei più grandi paradossi della nazione paradossale del Regno Unito è che il cugino della regina, il Conte di Arundel, duca di Norfolk e primo Lord della Regina – che è capo della Chiesa protestante Anglicana – è cattolico e lo è sempre rimasto anche dopo il grande schisma del Re Enrico Ottavo che, con Lutero, divise L’Europa nei due campi opposti: protestanti e cattolici.

Questa situazione dei Cattolici inglesi, opposti alla fondazione della ‘Church of England’, creò gravi problemi, anche se si era un potente nobile. Infatti, Philip Howard, il ventesimo conte di Arundel, fu imprigionato a vita nella Torre di Londra, quasi decapitato e morì con solo il suo cane per tenerlo compagnia. Fu fatto Santo da Papa Paolo VI nel 1970 e divenne uno dei ‘quaranta martiri dell’Inghilterra e del Galles’.

Il santuario di Saint Philip, col suo fedele compagno a quattro  zampe, si può vedere nella magnifica cattedrale di stile ‘flamboyante’ di Arundel.

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Inoltre, il Conte di Arundel possiede anche il titolo di Duca di Norfolk, e, come ‘Earl Marshall’ si occupa di tutte le cerimonie imponenti del sovrano: dalla sua incoronazione, alla sua morte e dai matrimoni ai battesimi e l’inaugurazione del nuovo parlamento.

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(I figli del Duca in attesa di Sua Maestà all’inaugurazione del Parlamento)

La ridente cittadina di Arundel si trova presso le gentili pendici dei South Downs, che riflettano, con la loro geologia di gesso, le North Downs al sud di Londra. Arundel è piena di caratteristiche case antiche a graticcio, cioè con strutture fatte di travi di legno. La ‘High Street’ ha seducenti negozi, specialmente quelli di antichità e librerie. Fu al ‘House on the Hill’ in questa via che abitarono i novelli sposi Dino e Elia, genitori di mia moglie Alexandra.  Andavano a prendere il latte alla latteria del castello che possedeva a quel tempo una mandria di mucche.

 

E’ il castello, però, che domina Arundel, in una maniera spettacolare. La dimora del duca di Norfolk (del quale i Verdiani ricorderanno che Falstaff, ora vecchio e obeso, fu una volta paggio:

Quand’ero paggio
Del Duca di Norfolk ero sottile,
Ero un miraggio
Vago, leggero, gentile, gentile.
Quello era il tempo
Del mio verde Aprile,
Quello era il tempo
Del mio lieto Maggio,
Tant’ero smilzo, flessibile e snello
Che avrei guizzato attraverso un anello.
)

Assume il castello, con le sue massicce torri e gli imponenti muraglioni, possesso del paese in una maniera che ho visto raramente negli altri ‘città castello’ inglesi. (Forse Carnarvon e Conway nel Galles si avvicinano a questa imperiosità).

 

La nostra mattina fu passata nell’esplorazione del castello. Prima ci siamo avviati nella parte più antica, il mastio, che risale al secolo undicesimo. Infatti, il castello fu fondato il giorno di Natale del 1067 da Roger di Montgomery, il primo conte di Arundel.

Il mastio ha panorami mozzafiato su l’idillica campagna della contea di Sussex e sull’incantevole borgo di Arundel.

 

Nella 1643, durante la guerra civile inglese, il castello fu assediato per diciotto giorni e molto danneggiato. Fu l’unica volta che fu messo alla prova.

 

Cominciando dal secolo XVIII, i conti di Arundel iniziarono a restaurare la loro dimora prodigiosamente tale che quando la regina Vittoria fece visita nel 1846 scrisse nel suo diario che un castello cosi bello non l’aveva mai visto.

Il castello possiede la sua cappella.

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Una grande sala per ricevimenti:

 

Una squisita biblioteca:

 

Delle camere carine per gli ospiti:

 

Il gabinetto usato dalla regina Vittoria:

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Il salotto per i banchetti:

 

E molte altri vani prelibati:

 

Mi sento quasi un ‘castellano’ nel numero dei castelli che ho visitato. Questo di Arundel, rimane, uno dei più magnifici e monumentali nel Regno Unito che abbia mai visto ed è tenuto a perfezione poichè rimane sempre la casa principale del conte e della sua famiglia.

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(Il Conte di Arundel in visita a San Giovanni Paolo II)

Per parlare, in seguito, dei castelli francesi, quelli tedeschi, quelli giapponesi e, specialmente, quelli italiani – ognuno ha le sue caratteristiche, i suoi tesori, i suoi angoli emozionanti. Forse il più bel castello che si possa visitare è quello che si costruisce nell’immaginazione, che è fatto di pane pepato, che trattiene una bella damigella con i capelli lunghissimi in una torretta e che vola sulle nubi.

 

Nei nostri sogni

castelli della mente

aprono soglie.

 

 

La Prima Chiesa Neo-Gotica di Londra

Molte chiese di Londra risalgono all’epoca dei Vittoriani e sono costruite in stile neo-gotico. Esiste, però, una chiesa che preannuncia questo stile architettonico da quasi duecento anni.

La chiesa di Saint St Mary Aldermary (il nome significa ‘la più antica delle chiese dedicate a Maria Vergine’) è una chiesa anglicana situata in Watling Street all’incrocio con Bow Lane, nella City di Londra.

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Di origine medievale, fu gravemente danneggiata nel Grande Incendio di Londra nel 1666. Fu nuovamente ricostruita, questa volta dal grande architetto di Saint Paul’s, Sir Christopher Wren, e, a differenza della maggioranza delle sue chiese, fu costruita in stile tardo-gotico (detto ‘perpendicolare’) poiché fu stabilito, dal donatore principale per la sua ricostruzione, che la nuova chiesa doveva essere un’esatta imitazione di quella in gran parte distrutta.

La chiesa ha tre navate e sei arcate.

La torre è all’angolo sud-ovest dell’edificio con, ai suoi angoli, torrette ottagonali.

 

I soffitti sono decorati con raffinate volte a ventaglio, un disegno che si vede nella sua massima gloria nella cappella di King’s College a Cambridge. Le volte sono certamente i dettagli che colpiscono di più quando si entra nell’interno di questa squisita chiesa.

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St Mary Aldermary è il primo importante monumento della rinascita neo-gotica inglese del XVII e preannuncia la  villa ‘gothick’ di Horace Walpole di più di cinquant’anni. (Vedere il mio post su questa villa a https://longoio3.wordpress.com/2018/07/06/il-castello-londinese-di-fragole-e-panna-montata/ )

Nel 1781 fu collocato un nuovo organo, della ditta George England e Hugh Russell. Notare le canne multicolorate, una caratteristica di molti organi inglesi.

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La chiesa conduce una vita di comunità che estende oltre il suo ruolo strettamente religioso. Ospita regolarmente mostre d’arte. È sede di un ristoro che vende caffè e prodotti del commercio equo, e nei giorni feriali ospita un piccolo mercato di bancarelle fuori dalla chiesa.

All’ora di pranzo la chiesa di Saint Mary Aldermary è piena d’impiegati nella City che vengono qua a chiacchierare, contemplare o semplicemente bere una buona tazza di caffè. E’ veramente una chiesa sociale.  Ci vorrebbero più chiese che mostrino queste iniziative.

 

Soffia il ventaglio

dolce respiro di Dio:

aria dai cieli.

 

 

 

Il Duca Più Ricco d’Inghilterra

Era considerato l’uomo più ricco d’Inghilterra. Nato nel 1673, la sua ricchezza l’ha ricevuta dal Re, dagli appuntamenti reali e politici e dai suoi investimenti astuti. Costruì un vasto palazzo nel distretto di Canon nella campagna a nord di Londra. Impiegò i più grandi architetti inglesi per costruirlo, James e Gibbs tra molti.

 

 

Durante la costruzione, aspettando la completazione della propria cappella nel palazzo, demolì la vicina chiesa parrocchiale e la riedificò in stile barocco (con l’eccezione della torre medioevale che rimane tuttora). Abbellì la nuova chiesa con gli affreschi di Laguerre (discepolo di Lebrun, pittore del Re Sole francese) e Bellucci (Bellunese e amico di Tiepolo).

 

 

Si sposo’ tre volte: Mary Lake, Cassandra Willoughby (sua cugina di primo grado) e Lydia Catherine Van Hatten. Furono matrimoni pieni di amore e i decessi delle consorti lo lasciò inconsolato.  Ebbe due figli solo dalla prima moglie.

Fu descritto dalla sua epoca come l’Apollo delle arti per il suo mecenatismo nel collezionare i più celebri pittori, tra i quali Caravaggio e la scuola veneta. Amante appassionato di musica, costituì la propria orchestrina con i suoi cantanti; il compositore in residenza non fu altro che il ‘divino sassone’ Handel ,che scrisse per lui gli undici celebri ‘Chandos Anthems’, oltre all’oratorio ‘Esther’ e l’opera ‘Acis e Galatea’.

 

 

Ecco i primi tre dei divini Chandos Anthems che porto sempre sul mio telefonino perchè mi danno un sollievo supremo quando li ascolto con le sue musiche sublime e le parole tratte dai salmi.

Eppure, quando morì’ nel 1744, i debiti del duca furono grandi quanto i suoi progetti. L’anno dopo il palazzo fu demolito e suoi arredamenti, perfino le scalinate monumentali, assieme alla magnifica collezione di quadri, furono venduti all’asta. Per esempio, le colonne del porticato ora fanno parte della Galleria Nazionale di Londra, dove si trova  quel ragazzo morso da una lucertola di Caravaggio che il duca aveva comprato.

‘Sic transit gloria mundi’. Qua e la però, esistono dei cimeli della gloria di quest’uomo straordinario, James Brydges, il primo duca di Chandos.

Ieri siamo andati alla ricerca di questi cimeli.

Prima abbiamo visitato la chiesa, da lui ricostruita, di Saint Lawrence Whitchurch. Ho già scritto di questa chiesa e la sua connessione con Handel assieme a delle fotografie che risalgono fino al 1985, l’anno della nostra prima visita, nei miei post a

https://longoio2.wordpress.com/2015/06/03/how-to-see-god/

e anche a

https://longoio3.wordpress.com/2019/06/17/una-miriade-di-adorazioni/

Ecco qualche nostra più’ recente collezione di foto di quest’unica chiesa a Londra costruita in monumentale alto stile barocco Europeo.

 

 

Il mausoleo del duca di Chandos con le mogli che lamentano la sua morte:

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La giornata era bella e cosi siamo entrati a fare una passeggiata nel grande parco accanto alla chiesa in mezzo del quale il duca aveva costruito il suo eccelso palazzo.

Il grande viale che conduce alla dimora del duca si vede ancora.

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La vista aerea del viale e ‘ questa:

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 c’è una passeggiata bellissima attraverso il ‘spinney’, o boschetto.

 

 

All’uscita abbiamo trovato un giardino, in memoria del Re Giorgio Quinto, piantato sullo spazio una volta occupato dal grandioso edificio del duca.

 

 

Rimane un tempietto.

 

 

Di recente il duca è stato rivalutato per il grande uomo di cultura che era in realtà. Il suo palazzo, con le sue collezioni, era aperto a tutti gli amatori di arte ed era lui a introdurre l’architettura palladiana in Inghilterra. Purtroppo, l’invidia costruì attorno al duca falsità e gelosia. Come mi sarebbe piaciuto fosse ancora in esistenza il palazzo del duca di Chandos per poterlo visitare.

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I nostri sogni

vivono nella musica

di voci eccelse.

 

 

Via col Vento

Londra possiede tra le più belle oasi di pace che si possa mai incontrare in una delle grandi metropoli mondiali. In queste oasi si possono trovare flora e fauna incontaminate; si può perdersi in riflessioni sulla mutabilita’  della vita, sulla fragilità del filo che ci lega si nostri cari, sulla futilità delle nostre ambizioni e sul minimo tempo che abbiamo per riflettere sui grandi temi che ci dovrebbero avvolgere, come l’edera gli alberi, con quel infinità che è l’amore vero e proprio, donato senza prezzo, senza premio terrestre, in tutta la sua purezza candida.

Dove si possono trovare queste oasi di suprema gioia, di melanconia trascendentale?

Nei cimiteri di Londra…

Non parlo di quei edifici, palazzine per i defunti che si trovano in Italia, vere necropoli per gli scomparsi. Invece, riferisco ai genuini ‘campi santi’, pieni di foreste, di uccellini cinguettanti, di gatti randaggi, di volpi e di tassi, di bacche di rosa che respirano vita attorno le tombe muschiose che sorgono tra i fiori selvatici e le erbe alte.

Ho già scritto sui sette monumentali cimiteri di Londra nel mio post a

https://longoio3.wordpress.com/2017/12/26/i-magnifici-sette/a

Con le loro catacombe, il loro tempietti, i loro archi trionfanti del potere della morte, le loro vie alberate questi ‘magnifici sette’ sono sicuramente impressionanti. Esistono, però, altri cimiteri più piccoli e meno noti in tutte le altre parti di Londra.

Visitai una di queste ieri. Si chiama Brockwell and Ladywell cemetery e si trova in una parte di Londra ben nota a me perché ivi nacqui, crebbi e fui educato: il sud-est.

Il cimitero aprì le sue porte ai morti nel 1858 e occupa uno spazio di 150,000 metri quadrati.   Tra le sue tombe si trova quella del grande editore del famoso dizionario della musica noto in tutto il mondo, Sir George Grove, e il tragico poeta crepuscolare inglese Ernest Dowson.

 

In più ci sono le tombe dedicate ai caduti delle guerre e, solo qualche anno fa, ne fu inaugurato uno ai civili uccisi dai bombardamenti. Ero sorpreso di capire che anche nella prima guerra ci furono vittime dei bombardamenti, questa volta dai dirigibili zeppelin.

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Forse il poeta italiano che si avvicina di più alla vita e ai sentimenti di Ernest Dowson è Guido Gozzano. Ambedue morirono giovani, Gozzano nel 1916 all’età di 32 e Dowson, anch’esso al la stessa età nel 1900. Furono poeti di salute fragile, di pensiero pessimista, di relazioni amorose mai compiute, Gozzano con Amalia Guglielminetti e Dowson con Adelaide Foltinowicz.

Oscar Wilde, sapendo della morte di Dowson in estrema povertà a Catford, scrisse ‘povero, ferito, meraviglioso poeta. Fu la rappresentazione di tutta la poesia tragica, un suo simbolo. Poiché sapeva veramente cosa fosse l’amore.’

Anche se non conoscete questo delicatissimo poeta avrete tutti sulle labbra una sua frase ‘gone with the wind’, ‘via col vento’; la stessa frase, tratta dal suo poema ‘Cynara’, e usata dall’autrice Margaret Mitchell per il titolo del suo meraviglioso libro e dell’omonimo film.

Ricordiamo altre poesie di Dowson (che non è ancora stato tradotto in Italiano), con queste sue strofe (mia traduzione).

 

They are not long, the weeping and the laughter,

Love and desire and hate:

I think they have no portion in us after

We pass the gate.

They are not long, the days of wine and roses:

Out of a misty dream

Our path emerges for a while, then closes

Within a dream.

***

Non durano a lungo, il pianto e le risate,

L’amore, il desiderio e l’odio:

Penso che non abbiano alcuna parte in noi

Dopo che si ha passato il cancello.

Non durano a lungo i giorni del vino e delle rose:

Fuori da un sogno nebbioso

Il nostro sentiero emerge per un po ‘, e poi si chiude

In un sogno.

***

Ecco qualche scorcio del cimitero con la tomba di Dowson e molti altri cari dimenticati, se non dalle foglie, e ricordati solamente dal canto dei merli.

 

La Chiesa degli Sposi

La Chiesa di Saint Bride’s è tra le più belle chiese parrocchiali della City of London. La sua gloria è la guglia, la più alta (69 metri) delle chiese della City e l’ispirazione per molte torte fatte per celebrare il matrimonio!

 

Infatti, fu il panettiere Thomas Richardson nel 1703 che, innamorandosi della figlia del suo datore di lavoro, volle mostrare il suo affetto per lei elaborando la prima confezione in questo stile, ormai de rigeur per le nozze inglesi.

Come in molti altri casi, Saint Bride’s (il nome deriva dalla Santa irlandese Bridget – Brigitta o Brigida in italiano – un nome che significa anche ‘sposa’ in inglese: bride è la sposa, bridegroom è lo sposo) non è la prima Chiesa costruita su questo sito. Infatti, è la settima!

Scendendo nel sottosuolo si incontrano i ruderi delle precedenti chiese anglo-sassone e normanne. Si trova perfino un pavimento d’epoca romana!

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Parte della Chiesa gotica è stata conservata in una squisita cappella. Esiste anche un museo con una collezione di ruderi antichi.

Ritornando nella Chiesa attuale si entra in un capolavoro seicentesco del grande architetto della cattedrale di Saint Pauls, Sir Christopher Wren, che diede a Saint Bride’s nuova forma rinascimentale dopo che il grande incendio di Londra del 1666 la distrusse.

Devastata dall’ira nazista, Saint Bride’s fu ricostruita con gusto e ora presenta un armonioso interno.
Qui sono sepolti il grande compositore madrigalista Thomas Weelkes, l’autore di ‘Clarissa’ Samuel Richardson e il poeta cavaliere Richard Lovelace.

Ricordiamo che Saint Bride’s, che si trova a pochi passi da Fleet Street, famosa per i suoi titoli di quotidiani, e’ la chiesa patrona dei giornalisti, tanti dei quali sono diventati eroi in faccia a tutte le ‘fake news’ e le minaccie che li circondano.

Questa incantevole Chiesa è circondata da antiche viuzze di un Londra d’altri tempi. È proprio un oasi di pace nascosta nel mezzo della vita febbrile della grande metropoli.

Pietre candide

puntano a nuvole:

baci novelli.