Un Albero Italiano a Londra

Grosvenor square nel distretto di Mayfair a Londra era, fino a recente,  il luogo dell’ambasciata Americana. Mi ricordo di aver preso parte ai moti studenteschi contro la guerra del Vietnam in questa piazza.

Ora l’ambasciata Americana non si trova piu’ qui ma al sud del Tamigi in una ex-zona industriale, una situazione che ha suscitato l’ira di Trump. (Intanto anche quella nuova e’ chiusa..).

Rimane, pero’, l’ambasciata Italiana ospitata in un bel edificio settecentesco, l’unico rimasto in piazza, ora sotto le fasce e in fase di restauro.

Mi ricordo che siamo stati invitati ad un ricevimento qui e rimasi stupefatto dalla magnifica collezione di quadri classici che serba l’ambasciata.

Caminando nei dintorni dell’edificio l’altro giorno, notai un bel alberino di mimosa donato da Ciampi, che stimo per la sua lotta come partigiano e per la sua dignita’ come presidente della repubblica.

 

Advertisements

Suona l’Orchestra Reale

Sophie, moglie del principe Edoardo, è patrona dell’orchestra d’archi di Sua Maestà, la Regina Elisabetta II.

Se uno ha l’onore di ricevere un titolo di merito dalla Regina, oppure essere invitato al Palazzo di Buckingham per un banchetto o un garden party nel grande giardino reale, è certo che questi momenti lusinghieri saranno accompagnati dell’orchestra della Contessa di Wessex, la Sophie.

dscn6987_1-856025180.jpg

L’orchestra fa parte dell’arma del reggimento reale e una particolarità è che i musicisti, oltre a suonare i consueti strumenti di un orchestra sinfonica, possono anche sapere suonare quelli di una banda militare. Così un musicista potrebbe suonare il violino un giorno ed il prossimo trovarsi in una parata militare con la tromba.

Non c’era bisogno per noi di essere stati invitati da Sua Maestà per ascoltare l’orchestra della contessa di Wessex. Siccome il suo luogo di pratica si trova presso le caserme di Woolwich, bellissime con un frontale neoclassico stile San Pietroburgo, l’orchestra esegue annualmente un concerto a Charlton House, che non dista molto.

rght-woolwich-walks-slide-16-1718656302.jpg

Il concerto era veramente squisito con brani da Albinoni alla ‘light music’ (musica leggera), della quale l’Inghilterra serba una grande tradizione, forse tra le più grandi, nel mondo.

Osservate l’eleganza dei uniformi militari, gli speroni, e il fatto che l’orchestra contiene uomini e donne.

 

Si dice che Sua Maestà non abbia grande gusto musicale. Mi ricordo che, quando una mia amica cantante ricevete un onorificenza dal Palazzo, ci disse che i musicisti erano veramente mediocri. Pare che la Contessa di Wessex abbia cambiato tutto questo poiché l’orchestra era veramente brava (anche se nello spazio disponibile solo metà delle sue forze potevano essere accolte).

Aggiungiamo che la prima orchestra inglese fu proprio quella del Re. Infatti, nel seicento, Carlo II prese spunto dai ‘violons du Roi’ della corte francese del Re Sole, Luigi XIV, per formare la sua orchestra che partecipava ai ‘masques’ teatrali glorificando il suo regno.

Il prossimo programma dell’orchestra sarà questo:

dscn6988_1-1718656302.jpg

Se non avete sentito la musica di Warlock non avete sentito uno dei più grandi compositori inglesi della prima metà del secolo scorso.

L’orchestra della Contessa si può anche ascoltare in questo video nel luogo dove ha eseguito il concerto che abbiamo sentito.

Il pastorale

sfonde con il regale:

suoni dorati.

 

 

 

 

Il Teashop nel Parco

”The cup that cheers”, ‘la tazza che rallegra’, si applica alla consueta tazza di tè che il tipico inglese trova sia la panacea a qualsiasi problema della vita.

Come in Italia si può bere un buon caffè così in Inghilterra si può gustare un tè fatto come si deve.

Una volta le foglie di tè, trasportate dalle colonie orientali dell’impero, erano una comodità veramente preziosa e furono conservate in barattoli preziosi chiamati ‘tea caddies’ con lucchetti per impedire i ladretti di famiglia.

I grandi velieri chiamati ‘clipper’ erano stati costruiti per essere i più veloci e per arrivare al mercato del tè per primo e così comandare i prezzi più favorevoli per le loro preziose merci. Ne rimane un clipper superstite, il ‘Cutty Sark’, a Greenwich: un tesoro di nave che conosco da piccolo.

Nel parco del vicino villaggio di Charlton a Londra (non è altra, Londra, che un agglomerazione di villaggi) esiste uno dei miei preferiti luoghi dove bere la tazza che rallegra. Si chiama ‘old cottage cafè’ e serve anche un buon caffè, tramezzini, il tipico English breakfast, e altri piatti.

Per me la cosa piu’ amabile è la sua eccentricità tipicamente inglese. L’interno è appeso con quadretti che variano dalla Leonardesca Ginevra de Benci ad una stampa della regina Vittoria. C’è, poi, una piccola biblioteca con i giornali del giorno; lo sottosfondo consiste di musica classica.

Qui si possono fare amicizie, scambiare idee ed opinioni in questa deliziosa ‘tea house’ nel parco e la dimora che una volta apparteneva alla famiglia Maryon-Wilson.

Qui veniva il re Edoardo VII per incontrare la sua amante Alice Keppel, ora sepolta nel cimitero degli allori a Firenze.

Il tramonto da qui può essere veramente squisito!

Sanguina il sole

e l’usignolo canta

sopra la città.

 

London’s Mysterious Mithraic Temple

Today we have a guest blogger, Alexandra Cipriani Pettitt, who is well-known and highly regarded as a Trip Advisor reviewer. So far Alexandra has written sixty seven T. A. reviews which have earned her the awards of “Attraction Expert Level 14” and almost 7,000 points!

All Alexandra’s reviews are of particular interest, especially for visitors to London, and she writes with style and knowledge. This is her latest review on a particularly unusual London attraction which she visited in 2018.

Alexandra has given us plenty more information about Mithraism of which I was unaware when I wrote on the London Mithraic temple in my post addressed to an Italian audience at https://longoio3.wordpress.com/2017/12/23/il-dio-mitra-a-londra/

PS You may also know Alexandra as my wife!

Mithraic Mysteries was a religion on the god Mithras.

A rival of early Christianity Mithraism was subsequently suppressed and often Mithraic Temples are found below church crypts such as Santa Prisca Rome.

800px-santa_prisca_mithraeum201582016.jpg

It was mainly an orally transmitted cult although there are some written references to the practices in early literature. Worshippers of Mithras were mainly military, minor merchants, customs officials and bureaucratic officials; thus it was mainly a  male cult but some women, it seems, were involved with Mithraic groups.

One can admire a most endearing copy of the sculptural head of Mithras wearing a Phrygian hat.

cimrm815_raddato658953698

Mithras was born from a rock as a bas relief testifies from the Baths of Diocletian. So Mithras slaughters a sacred white bull and then shares a banquet with the god Sol (the sun). This, again, can be seen in cult icons which were portable and double sided reliefs with, on one side, the depiction of the Tauroctony (slaughter of the bull) and, on the reverse side, the banquet scene of Mithras and Sol feasting on the bull.

dscn6828_1585762431.jpg

The Mithraic Festival was held on 26th June the then Summer Solstice which coincided with the feasts of Roman clubs or collegia. Indeed, this cult held initiation ceremonies consisting of seven grades which were connected to the Planets and at each grade the initiates were placed under the protection of different planetary gods and called Syndexioi “those united by the handshake”. They prayed three times daily to the sun and Sunday was sacred.

As you enter the now ground floor you view a wall of Roman debris or artefacts found in the archaeological dig some everyday items of Londinium explanations are given throughout on an interactive mobile device as well as by guides.

You then go to a mezzanine level to discover Mithras and the Mithraic cult.

Finally you descend into the lower level of the site, seven metres below the modern pavement level.

At this point of the visit you can actually experience a revocation of the reconstructed Temple of Mithras a kind of son and lumière. As the lights dim special effects recreate the Roman Temple of Mithras – a most convincing experience. We might even have expected to see Ulpius Silvanus, the original founder, appear amongst the seven columns.

These Temples were, indeed, built underground. They were windowless and very distinctive and known as Mithraea or Mithraeum. Rome was the cult centre and the Mithraea were found in Roman Africa Roman Britain as well as Roman Syria.

The visit also includes the Bloomberg SPACE gallery as you enter. At present there is an extraordinary tromp d’oeil wallpaper exhibition inspired by Wren-aissance visions of London:

The whole Mithraean experience is situated in the European headquarters of Bloomberg close to Cannon Street Station.

Date of experience: October 2018

https://www.tripadvisor.co.uk/ShowUserReviews-g186338-d13139701-r644429627-London_Mithraeum-London_England.html#

The Secrets of Villa Ada

Every year a ‘luogo del cuore’ (place in one’s heart) campaign is launched  by FAI, the Italian conservation body, in which people vote for a building or place worthy of protection from the ravages of time.

A friend had recently been campaigning hard to save Bagni di Lucca’s magnificent Villa Ada in the old part of the town on the hill.

Originally a late Renaissance structure owned by the De Nobili Lucchese family, the Villa Ada was completely renovated in the nineteenth century, by Sir MacBean British consul at Livorno, when the two tall hexagonal towers were built giving the villa its present characteristic appearance. The building is surrounded by a large English-style park, enriched by artificial limestone caves, wrought iron railings in the shape of intertwined branches, and other elements of garden furniture typical of the period.

A path, starting from the terrace near the villa, leads to a pergola and continues towards an artificial cave.

 

The villa, purchased in 1975 by the Municipality of Bagni di Lucca, was used as a spa treatment establishment. Today, however, the villa is abandoned, with obvious structural problems due to poor maintenance.

Regretfully the citizens of Bagni di Lucca, through lack of interest, couldn’t muster sufficient votes needed for a building to qualify for preservation and appropiate funding for its restoration.

Yesterday, on a beautifully serene winter afternoon such as we have been blessed for some days now at Bagni di Lucca, I decided with two friends to venture into urban exploration of the interior of the Villa Ada. (Clearly, we will not divulge how we entered as we do not wish to encourage further vandalism).

What we experienced was a scene of sad dilapidation, of melancholic abandonment, of rapid deterioration extending to the beginning of the collapse of part of the ceiling of the top floor.

Image00072

We also saw the site where at least two marvellous marble eighteenth century fireplaces had been ripped out and were now lost in a sordid international black market.

Before the theft of a fireplace in 2013:

Where the fireplace was, now:

Image00081

We were, however, relieved to note that the magnificently carved wooden balustrade of the grand staircase spanning three floors was still in relatively complete state, although several of its corner finials had either been removed or were partially complete.

 

We were also thankful that the opulent marble floors of many rooms were still intact and that the herring-bone terracotta floor of one grand salon was complete.

What struck me most in our exploration of the forlornly decrepit majesty of Villa Ada was its sheer size and the impressiveness of its state rooms despite the fact that there was little evidence of the decoration that once must have adorned its walls and nothing of the furnishings remained.

What stately occasions must have taken place in the Villa Ada’s belle-époque heyday! What elegance of powdered and perfumed ladies, trailing their chiffon and silk skirts down the monumental staircase. What waltzes, quadrilles and polkas danced to the mellifluous sounds of a salon orchestra? What grand banquets, what delicious spreads of canapés, what excellences of wines. What gossips and courtesies, what merriments, what intrigues, what secret flirtations, what words of love or censure, what plots hatched, what dreams realised and what hopes dashed in this havishamesque cobweb of an age  passed away into the sands of time?

 

Surely, surely there must come one fine day for a knight in shining armour  (or a Russian oligarch or Chinese Trillionaire) to awaken the sleeping beauty of  Villa Ada before it is finally enveloped in the mists of time, the strangling brambles of its garden and the evanescence of faithless memory…

Image00097

 

The World’s First Shopping Mall?

Shopping malls or, as they are known in Italy, ‘centri commerciali’ are often accused of closing down the individual shops which traditionally dominated our high streets. With their car-parks, protection from inclement weather, their one-stop shopping possibilities and their faciities such as bars, restaurants and movie theatres it is small wonder that the ‘centri commerciali’ have taken so much trade away from old-style street-lining shops. I’ve discussed the very serious problem that is afflicting Bagni di Lucca’s shop-keepers in my post at https://longoio3.wordpress.com/2018/10/04/whats-eating-bagni-di-lucca/ .

Let’s not blame America for the rapid proliferation of shopping centres in Europe and Italy. London’s Brent Cross, Westfield and Dartford’s Bluewater all have European origins. Bluewater’s architecture, in particular, I found stunning enough to merit a poem :

BLUEWATER

Blue water lap me under zodiac’s dome,

enring me within the sphere of my sign

encompass eyes below crests of whitest cliffs;

inside your silvered pavilions cover

my being with bright tellurian riches,

join me in dances on coralline floors,

interpret inscriptions on the vast frieze

raising hearts to thoughts greater than they know,

breathe the argentine trellis of roses,

run your fingers down deep eastern forests

while pacific pines shade estuary suns;

make me forget this is just another

bloody shopping mall, stuck in a quarry

and I cannot pay off my MasterCard…

(Bluewater Shopping Centre, Dartford Kent)

Before the modern malls there were the Victorian covered markets. No visit to London would be complete without a window-shopping stroll down Burlington arcade

NP284309_942long

or Leadenhall market, and there’s nothing to beat Milan’s extraordinary example of architectural eclecticism, its stunning Galleria Vittorio Emmanuele II, otherwise known as the ‘Salotto’, or salon, of Milanese society. Here is the galleria on my visit to it in 2009.

But let us go further back in time and enter a shopping mall that was built almost two thousand years ago and which still has its shops intact, though now no longer a functioning ‘Centro Commerciale’ but a magnificent example of Imperial Roman architecture at its most imposing.

Trajan’s semi-circular market is just part of the grandest of all the imperial fora. Funny things may have happened on the way to the old Roman forum but, with the passing away of republican Rome and the heralding of the age of the imperial city, the old forum became, frankly, too small.

(The original Roman Forum)

Successive emperors build new fora, not only to add to public meeting spaces but to mark their place in history, Of these the most distinctive are those of Caesar, Augustus, Nerva and, most superlative and extensive of all, Trajan’s Forum, designed by Apollodorus of Damascus around 100 A.D. and celebrating the emperor’s conquest of Dacia, modern day Romania,

In its glory days the forum looked something like this:

The complex comprised a public square, a basilica, a temple to the deified emperor, the famous column with spiralling reliefs of the conquest of the Dacians and the world’s first ‘Centro Commerciale’ or shopping mall.

The market museum (opened in 2007 and beautifully set out) gives one of the best ideas of what everyday life in imperial Rome must have been like. Trajan’s mall would have made a welcome change from the narrow canyon-like streets that characterised most of ancient Rome and exist to this day:

The new market would also have provided easier access for the delivery of goods and foodstuffs.

There’s so much to take one’s breath away here: from marble floors, to amazing concrete and brick vaulting, the library and a balcony from which one can enjoy some of the best views of Rome. All I missed were the ancient Roman themselves and the multifarious smells of market goods. What a wonderful place to, at the very least, have held a Christmas market. After all, this beautiful shopping mall was built during the birth of a new religion, Christianity.

But let my photos show something of the atmosphere of this Roman ‘Brent-Cross’ shopping centre:

 

Who knows? On-line shopping could clearly make even the shopping mall a relic of the past, After all, why even bother to lift yourself from the comfort of your armchair when you can peruse all your big shops and compare prices at the drop of a digit.

Meanwhile……

 

Merry Christmas – Buon Natale!

Image00086

 

Terminal Infection for the Greatest City in the World

Exiting from Rome’s Stazione Termini – itself one of Rome’s iconic buildings and the mis-en-scene of Vittorio de Sica’s heartrending 1953 film ‘Stazione Termini’, AKA in a bad US cut version as ‘Indiscretions of an American wife’, starring Jennifer Jones and Montgomery Clift –

220px-Terminal_Station_poster

one enters the city’s largest square the Piazza dei Cinquecento (incidentally, named cinquecento, ‘500’, in memory of the Italian soldiers who died in the 1887 battle of Dogali against the Ethiopian empire. I would have preferred Piazza Termini or even Terme….imperialism is somewhat out of fashion now!)

(Battle of Dogali – Italy’s late bid for an Empire…)

The square has, beyond the seemingly interminable bus stands, the ruins of the greatest Roman baths of the city, Diocletian’s, which date back to 300 AD.

1174

(From Bannister Fletcher’s plan of the baths)

These baths, besides comprising the Michelangelo-designed Santa Maria degli Angeli, contain the main part of Rome’s (and perhaps the world’s) finest museum of classical antiquities.

The National Roman Museum was founded in 1889 with the intention of being one of the main “Centres of historical and artistic culture of re-united Italy”.

The museum has been reorganized into four separate divisions, each in a different location:

These are:

  • The National Museum of Rome in Diocletian’s baths (visited in 2011).
  • The Palazzo Altemps (which I visited in 2017)
  • The Palazzo Massimo (visited in 2011 and again this year)
  • The Crypta Balbi (not yet visited).

The palazzo Massimo is conveniently placed near the Stazione Termini and on the morning of my departure from Rome I was able to visit it in the company of my two friends, John and Carol.

The palazzo itself is a massive nineteenth-century neo-Renaissance style building with great views over the ‘cinquecento’ square,

 

 

It is most suitable for housing one of the most important ancient art collections in the world: sculptures, frescoes, mosaics, coins and goldsmiths’ works document the evolution of Roman artistic culture.

Here is the plan of the Museo di Palazzo Massimo:

 

 

 

We wisely started on the second floor where frescoes, stuccoes and mosaics document the decoration of prestigious Roman residences. Here I was particularly struck by the evocative frescoes of the pomegranate gardens of the Emperor Augustus’s wife, Livia Drusilla’s villa, here recomposed from its original location at Prima Porta, and the Farnesina villa.

 

 

Isn’t it easy for any ornithologist or botanist to recognize the life in these pictures, even after two thousand years? Spot the hoopoe (Upupa in Italian).

 

 

The mosaics and intarsia are equally astounding.

 

 

Suddenly I felt a déjà vue. Of course, I have been here before! It was in 2011, with my wife Sandra on a visit to meet school friends John Wagstaff and Martin Cardwell at Piazza dell’Esedra.. Such is the richness of the Imperial city however, that I saw these wonders with new eyes.

Image00171

(Me and old school-mates with consorts at fountain in piazza dell’Esedra, 2011)

The first floor is dedicated to the development of sculpture and portraiture. Here is the girl from Anzio and Roman copies of celebrated Greek statues: the discus thrower, the crouching Aphrodite:

DSC00559

Surely Bagni di Lucca’s own bather is inspired by her.

Ninfa_Termale_androne_Comune_di_Bagni_di_Lucca

(Statue in foyer of Bagni di Lucca’s town hall)

Then there’s the discus thrower, and the gender-bending sleeping hermaphrodite.

 

 

I was particularly taken by the bronze sculptures which are all that remain of Caligula’s ceremonial ships dredged from the lake of Nemi in 1930’s after centuries of futile effort in recovering them.

 

 

Sadly, the hulks were the victims of the last war. The description in the museum states they were destroyed by arson in 1944. My HM government pamphlet on destruction of monuments in Italy in WW2 issued in 1945 states that they were set alight in a revenge attack by retreating German troops. A more recent report describes the situation thus:

At that time, Allied forces were pursuing the retreating German army northward through the Alban Hills toward Rome. On May 28, a German artillery post was established within 400 feet (120 m) of the museum … An official report filed in Rome later that year described the tragedy as a wilful act on the part of the German soldiers. A German editorial blamed the destruction on American artillery fire. The true story of what happened that night will probably never be known

What will also never be known is what happened to ‘Project Diana’ of 2004 to rebuild these ships in their original size (sufficient drawings exist for this to be achievable – the Nemi museum now only houses copies built to one fifth the original size). Anyway, let us be grateful that at least these impressive bronze pieces have survived from what must have been hugely impressive galleys. But if only they’d waited to dredge them after that war!

Also to wonder at on this floor is the Portonaccio sarcophagus: a virtuoso piece of sculpture describing battles fought by one of Marcus Aurelius’ generals.

 

 

Isn’t the lighting in this museum superb!

The ground floor houses stunning original Greek sculpture found in Rome: the Boxer, the Hellenistic Prince and the Niobe from the Sallustian gardens, and culminating in the statue of the emperor Augustus, Pontiff Maximum.

 

 

Time was now no longer on my side and, besides, there is only so much one can take in, even if it is the finest Roman collection of Roman antiquities in the world.

A surprisingly good lunch was followed by a heart-felt goodbye to my dear friends

Image00117

and a hasty departure to catch my train to Pisa and thence to Bagni di Lucca, homeward bound to Longoio.

 

 

It was a journey of a little over six hours on the coast railway which always gives splendid views and is somewhat cheaper than going on the TAV to Florence (which actually doesn’t cut the journey time very much especially when one considers it takes longer to get from Bagni di Lucca to Florence than from Florence to Rome!)

Goodbye beautiful Eternal City. See you soon again!

 

PS As I approached Lucca I thought of the words of the magnificent ‘Inno a Roma’ composed by that city’s most famous son, Giacomo Puccini. Here it is conducted by my friend Andrea Colombini in Vienna’s Musikverein. (yes we were there!!!!!). See words below with my translation,

PPS Here are my return train tickets:

Image00003

In case you didn’t work it out, it cost me £22.59 to travel 237 miles without any rubbish pre-booking – just on the spot.  Check that out with a typical UK train fare….

 

 

Inno a Roma

Roma divina, a te sul Campidoglio
dove eterno verdeggia il sacro alloro,
a te, nostra fortezza e nostro orgoglio,
ascende il coro.

 Salve, Dea Roma! Ti sfavilla in fronte
il sol che nasce sulla nuova Storia.
Fulgida in arme, all’ultimo orizzonte,
sta la Vittoria.

 Sole che sorgi libero e giocondo,
sul Colle nostro i tuoi cavalli doma:
tu non vedrai nessuna cosa al mondo
maggior di Roma.

 Per tutto il cielo è un volo di bandiere
e la pace del mondo oggi è latina.
Il tricolore canta sul cantiere,
su l’officina.

 Madre di messi e di lanosi armenti;
d’opere schiette e di pensose scuole,
tornano alle tue case i reggimenti
e sorge il sole.

 Sole che sorgi libero e giocondo…

 

(My translation:

Hymn to Rome

Divine Rome, our choir’s voices soar towards you

on the Capitoline hill

where the sacred laurel is eternally green;

our choir rises to you, our fortress and our pride,

 

Hail, Goddess Rome! the sun, born in a new chapter of history,

shines before you.

Victory strides

resplendent in arms, upon the new horizon,

.

The sun, rising free and jubilantly,

tames the horses on our hill:

you will not see anything in the world

greater than Rome.

 

Throughout the sky flags are flying

and today the world’s peace is Latinate.

The tricolour flag sings on the construction site

and on the factory.

 

Mother of harvests and woolly flocks,

of honest work and diligent schools,

our regiments return to your homes

and the sun rises.

 

A sun that rises free and joyous …)

 

PS The basement of Palazzo Massimo displays a large numismatic collection and the sceptres of the Imperial Insignia, in addition to the jewels coming from sumptuous funerary furnishings such as that of the girl from Grottarossa. Another reason to return and see what jewels the girl was wearing when she died so young…

 

 

 

 

La Chiesa di Shakespeare a Londra

Sebbene il grande incendio di Londra del 1666 abbia distrutto la gran parte degli suoi edifici, ed in particolare, delle chiese medioevali della City, non è affatto vero che non esistano chiese di quell’epoca in questa parte di Londra. Questo è perché certe chiese furono costruite fuori dalla cinta muraria della città (‘without’ invece di ‘within’) e altre chiese sono state salvate dalle fiamme, demolendo a tempo gli edifici circostanti.

Le seguenti chiese, ancora esistenti, risalgono all’era gotico-medioevale, e ognuna di loro è piena di interesse, rappresentando un’oasi di pace in una città dove ci sembra essere poco tempo per riflettere sui valori più profondi della vita:

  • Saint Bartholomew the Great
  • Saint Giles, without Cripplegate
  • St Helen’s, Bishopsgate
  • St Ethelburga’s
  • St Olave’s
  • St Peter ad Vincula in the Tower of London
  • St Andrew Undershaft.
  • St Etheldreda’s
  • Temple church
  • Southwark Cathedral
  • St John’s (solo la cripta)
  • All Hallows Barking by the Tower
  • All Hallows Staining (Solo il campanile).
  • St Alphage, London Wall.

Di queste chiese, originariamente Cattoliche, solo Saint Etheldreda’s conserva la fede originale. Tutte le altre, però, offrono un cordiale benvenuto allo spirito più aperto del ecumenismo.

Ci sono cento quattordici chiese elencate storicamente dentro le antiche mura della City di Londra – più di quelle di Lucca, ed in uno spazio più ristretto!

Attenti però. Circa metà di queste chiese non esistono più, poiché certe non furono ricostruite dopo il ‘great fire’, altre furono demolite nei secoli susseguenti e certe non furono riedificate dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

La storia non finisce qui tristemente, poiché, nel 1992 e 1993, le più massicce bombe mai prodotte dal I. R. A. – i terroristi dell’Irlanda del Nord che combattevano per una Irlanda unita – causarano danni ingenti, non solo alle case ed agli uffici della City, ma anche a due delle sue più belle chiese medioevali che erano fuggite dall’incendio del seicento e dalle bombe tedesche del novecento.

10_big618197544.jpg

(La catastrofe del 1992)

Ho già descritto una di queste chiese, Saint Ethelburga’s, nel mio post a https://longoio3.wordpress.com/2018/04/06/7490/

Vale la pena leggere quel post per capire come può sempre vincere la pace sopra l’odio. Chissà come questo casino del Brexit sarà accolto dagli ex-terroristi? Ci sarà mai una riconciliazione?

La seconda chiesa, Saint Helen’s Bishopsgate, non l’avevo mai visitata e nemmeno vista in tutti gli anni che ho vissuto nella mia città natalizia di Londra.

dscn5292_1751213677.jpg

Era, così, un momento emozionante quando sono entrato per la prima volta, il lunedì scorso, nella chiesa detta ‘l’abbazia di Westminster della City’, per la sua magnificenza ed il grande numero di insigni monumenti che contiene.

Saint Helen’s è la più grande chiesa parrocchiale della City e fu  la chiesa dove pregò William Shakespeare.

Inoltre, un grande italiano, Alberico Gentili, nato a Macerata nel 1552, fondatore dello studio della legge internazionale, il primo a dividere il diritto laico da quello cattolico, professore a Oxford e tutore della principessa, poi regina, Elisabetta I, è qui sepolto.

Fondata nel secolo dodicesimo come convento benedettino, Saint Helen’s fu anche chiesa parrocchiale. Questo si spiega nelle sue due navate, originariamente divise da una muraglia ma, dopo la dissoluzione dei monasteri, unite in un unico interno.

 

Gli incidenti terroristici del 92-3 distrussero il soffitto, molti monumenti e una delle vetrate medioevali più belle della City.

Mi ricordo bene di quel giorno terribile nel quale le vittime furono 94. Da quel giorno un ‘anello d’acciaio’ è stato strinto attorno la City.

Saint Helen’s fu restaurata dal architetto Quinlan Terry, non senza polemiche, siccome, tra altre cose, cambiò  l’orientamento dell’altare dal fondo di una navata ad un suo lato.

Non avendo visitato la Chiesa prima dell’attacco terroristico, non posso commentare sul restauro. Posso solo dire che la chiesa mi ha lasciato stupefatto e emozionato per la sua bellezza nobile ed ampia.

Mi domandavo come potevo aver aspettato così tanti anni a visitare la Chiesa di Santa Elena di Porta del Vescovo?

Lo spazio puro dell’edificio mi avvolse; i monumenti erano squisiti e certi mi facevano venire in mente la famosa Ilaria della cattedrale di Lucca col suo cagnolino fedele.

 

L’organo del 1744, restaurato da George Pike England nel 1810 e ultimamente da Martin Goetze e Dominic Gwynne nel 1996 è molto bello.

 

Per me, pero’, il fatto che venne qui William Shakespeare a pregare, è quello che mi ha più toccato in questa squisita chiesa.

dscn5347_1-1829971818.jpg

 

L’antico amore

unito nella pietra

col cagnolino.

 

Evensong: il Canto della Sera

Evensong è l’equivalente della Chiesa Anglicana dei vespri della Chiesa Cattolica. E’ una liturgia dove si recitano le preghiere della sera in forma cantata, ‘Evensong’ essendo un’abbreviazione di ‘Evening Song’.

Evensong è forse la più alta gloria della liturgia anglicana: la combinazione di musica corale, i salmi, gli inni e l’organo si uniscono per formare un rito dove la devozione a Dio e la creazione del uomo si fondono in un bellissimo atto di adorazione.

Eppure per un pelo non si sarebbe avuto tale esperienza religiosa. La riforma del re Enrico ottavo con la dissoluzione dei monasteri e la liberazione dal potere papale fece esplodere una grande varietà di opinioni di che cosa fare in posto delle vecchia liturgia. Sorse una situazione un po’ simile al brexit di oggi con, da una parte, i ‘duri’ che urgevano l’intera distruzione dei vecchi testi assieme alle musiche e gli organi, e i ‘soffici’ dell’altra che vedevano nella musica un sommo atto di devozione alla divinità.

Fu, infine, dopo anni di conflitti culturali e teologici, la figlia del re Enrico, Elisabetta I, a salvare la situazione.

Quello che importava era che le parole sacre non dovevano essere più in latino ma in inglese e che, quando cantate, dovevano essere ben capite invece di essere soffocate nella polifonia melismatica della scuola romana. In più, ci doveva essere molta più partecipazione dei parrocchiani nel canto e questo, naturalmente, necessitava la composizione, come fecero i luterani, di inni di congregazione.

Paradossalmente, furono i grandi compositori dell’era pre-riformatrice, in particolare Thomas Tallis, chiamato il padre della musica ecclesiastica inglese, a riscrivere la musica religiosa per il rito anglicano.

Un altro fatto strano è che compositori grandi, come William Byrd, rimasero cattolici quando gli fu chiesto di comporre musica per la nuova Chiesa anglicana e, infatti, scriveva Messe per i ‘recusant’, cioè le famiglie che segretamente continuavano a celebrare il rito Cattolico.

Quando mi trovo a Londra mi piace partecipare a Evensong, particolarmente in quel capolavoro di Wren, la cattedrale di Saint Paul’s.

 

Dall’entrata del coro al suono finale dell’organo, è un’esperienza che rimane splendida e unicamente inglese.

 

La forma di Evensong comprende un introduzione di confessione, due letture dalla Bibbia tratte dall’antico e nuovo testamento, i salmi, two ‘canticles’: il Magnificat ed il Nunc Dimittis, il Credo, il Kyrie, il Padre Nostro, concludendo poi con un inno chiamato ‘Anthem’. Ieri sera questo era composto per la festa di Cristo Re da James MacMillan, un grande compositore scozzese allevato nella fede Cattolica, (ha composto parecchie Messe e lui e sua moglie sono Domenicani laici. Infatti, Macmillan assomiglia un po’ a Byrd nella sua eterogeneità religiosa).

Come sempre, l’eccelso livello dei cori inglesi si è manifestato nel Evensong di Saint Paul’s con le voci bianche dei ragazzini raggiungendo note stratosferiche e con una velatura di suoni assolutamente paradisiaci.

 

 

 

Dovrei aggiungere, con rispetto, che anche il coro della cappella Sistina ha molto da imparare dalla perfezione del canto inglese poiché, come disse Sant’Agostino, pregare cantando bene vale quanto come pregare bene tre volte.

Che ci protegga

il canto della sera

dall’oscurità…

Ottagonalita’ a Londra

Le chiese più antiche furono edificate con pianta ottagonale. Basta pensare a San Vitale a Ravenna

che fu l’ispirazione per Carlomagno per la sua cappella reale di Aquisgrana.

german_heritage-2014-2429_new1686095482.jpg

In Toscana esiste un magnifico esempio: la Chiesa del Santo Sepolcro a Pisa dell’architetto Diotisalvi che risale al dodicesimo secolo.


Il concetto di una pianta ottagonale fu particolarmente applicato ai grandi battisteri italiani. Il primo in questa forma fu il battistero degli Ariani a Ravenna che abbiamo visitato nel 2017.

I più famosi Battisteri in questa forma sono certamente quello di Parma


e quello di Firenze (dove fu battezzato il babbo di mia moglie).

battistero_firenze-1400033996.jpg
La forma ottagonale per le chiese fu largamente abbandonata in favore di quella rettangolare, con abside curva, nell’era romanica, e quella cruciforma nell’epoca medioevale. Chiaramente, per il simbolismo cristiano e per l’uso liturgico, la forma a Croce era diventata più adatta.

Durante il rinascimento ritornò il concetto di una chiesa centralizzata, rotonda ma non ottagonale. Di queste chiese ce ne sono tante in Italia; per esempio, in Toscana, l’elegante Sangallese Santa Maria delle Carceri a Prato.

prato,_santa_maria_delle_carce1686095482..jpeg

e, a Roma, lo squisito tempietto del Bramante a San Pietro in Montorio.

01_base289438511.jpg

Raramente risorse la forma ottagonale. A Firenze mi viene in mente solo la Chiesa dei Sette Santi Fondatori, in stile neo-gotico, costruita nel 1910 dall’architetto Luigi Caldini.


La sfida tra la Croce occidentale e la Croce greca, tra pianta rettangolare e pianta quadrata fu particolarmente dibattuta nelle grandi cattedrali di Roma (San Pietro) e Londra (San Paolo). Ambedue gli architetti, Michelangelo e Wren, desideravano chiese centralizzate a forma greca, perché considerate più perfette e vicine allo spirito di quel tempio supremo, il Pantheon, ma i loro piani dovettero essere modificati per quella cruciforme, principalmente per le esigenze liturgiche.

0260169da6fee1afd6fee82309381f-1601959804.jpg

(Pianta originale di Saint Paul’s Cathedral, London)

Almeno, però, nel caso di San Pietro l’altare principale si trova sotto la cupola, mentre a Saint Paul l’altare è situato nell’abside, riflettendo la vecchia cattedrale gotica.

Ritornando alla primitiva forma ottagonale e centralizzata, in Inghilterra esistono quattro chiese circolari che risalgono al medioevo e che sono certamente ispirate alla Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Queste chiese sono:

1. Holy Sepulchre, Cambridge. Una chiesa ben nota da me dato che passai i miei tempi universitari in quella città.

2. St. John the Baptist, Essex.

3. Holy Sepulchre, Northampton.

4. Temple church, London. Stupenda anche per i suoi concerti d’organo.

 

(Vedere anche il mio post a:

https://longoio3.wordpress.com/2018/03/06/londons-templar-knights/)

Di chiese di forma ottagonale inglesi ci sono poche. Come descritto nella mia posta sul metodismo, il fondatore, John Wesley, preferiva quest’approccio e ne esiste un bel esempio originale a Arbroath nella Scozia.


A Londra c’è un bellissimo esempio nella Chiesa di Saint Dunstan in the West che si trova nel Fleet Street.

Di origine medioevale la Chiesa fu ricostruita nel 1830 da John Shaw quando fu allargata Fleet Street. Shaw utilizzò il piano ottagonale per usufruire maggiormente lo spazio limitato concesso a lui per la ricostruzione.

La Chiesa di Saint Dunstan serba un’insigne storia. William Tyndale, il primo traduttore della Bibbia in inglese e messo al rogo nel 1536, fu qui predicatore come anche John Donne, il grande poeta metafisico diventato poi decano di Saint Paul’s.

dscn5223_11028958144.jpg

Il soffitto di Saint Dunstan è particolarmente stellare…

dscn5218_11686095482.jpg
Il campanile rievoca la forma ottagonale

who-are-we1686095482.jpg

e l’orologio, con i mitici giganti Gog e Magog che battono i campanelli delle ore con i loro randelli, è menzionato da parecchi scrittori inglesi incluso Dickens (David Copperfield), Goldsmith, Trollope e Cowper.

Saint Dunstan è anche un grande esempio di ecumenismo siccome è una delle chiese inglesi che condividono il loro edificio con la chiesa ortodossa romena. Infatti, c’è un bellissimo iconostasi che occupa uno dei otto lati.

st_dunstan_in_the_west,_fleet_-1077354958..jpeg
Infine, vorrei riflettere un poco sul simbolismo mistico del numero otto. Basta pensare al segno dell’eternità: un numero otto messo sul suo lato. Infatti l’otto significa la resurrezione e la rigenerazione, venendo subito dopo il sette che significa la fine di un evento – pensa alle sette ultime parole di Cristo sul crocifisso.

Ora, poi, entriamo il mese prossimo nell’ottavo di Natale – il periodo liturgico fra il 25 dicembre e il 1 gennaio.

Se poi ci si avvia in una cultura molto diversa, quella cinese, l’otto assume un’importanza suprema. I monaci buddisti portano al collo 108 perline, e vivere al numero 88 di casa significa la possibilità di suprema felicità….ma ora sara meglio che termini questo mio post qui….solo per dire che, per me, la più favolosa manifestazione dell’ottagonalita’ è la lanterna centrale della cattedrale di Ely nel Fenland dell’Inghilterra, a me la più cara di tutte le chiese del mondo…

561px-ely_cathedral_octagon_la1686095482.jpg

Otto angeli:

apre l’apocalisse,

rinascimento.