Chi Era la Regina Victoria?

Ogni nazione cambia perennemente l’immagine che tiene dei suoi grandi personaggi. Per esempio, di Garibaldi ho letto libri che lo presentano in maniera classica come l’eroe dei due mondi e il grande partecipe all’unificazione dell’Italia. Altri libri, invece, lo trattano come uno che, conquistando il regno delle due Sicilie, ha aiutato a iniziare la fase del brigantaggio, il problema del mezzogiorno, e perfino la mafia.

Nel Regno Unito Garibaldi rimane sempre ben considerato. Di un incontro con lui, disse il poeta Tennyson, ‘possiede la divina stupidità di un eroe’ e, durante una mia recente visita a Greenwich, vidi una collezione di polene tra le quali questa:

DSCN2587.JPG

La regina Vittoria ha avuto, anch’essa, le sue fasi di glorificazione e di disprezzo. Fu la grande madre del buon impero britannico o fu, invece, un simbolo dell’oppressione del terzo mondo?

Al palazzo di Kensington, l’altro giorno, ho visitato due mostre sulla Vittoria curate da Deirdre Murphy, che tragicamente morì di cancro poco prima dell’inaugurazione.

Le due mostre rivelatrici, intitolate ‘Victoria: Woman and Crown (Donna e Corona)’ e Victoria, ‘A Royal Childhood, (un’infanzia regale) sono veramente belle, anche perché le stanze nelle quali crebbe la Victoria sono riportate allo stato originale. Celebrano il dugentesimo anniversario della nascita della regina (che fu il sovrano che regnò più a lungo – 63 anni e 216 giorni – affinché non fu sorpassata dalla regina Elizabeth II il 9 settembre 2015.

 

All’età di soli diciotto anni Vittoria, (il suo vero primo nome era Alexandrina), divenne regina e dovette affrontare un maschilismo dai suoi ministri che, con determinazione e con l’amore genuino cresciuto dopo lo sposalizio combinato col cugino Alberto di Saxe-Coburg, conquistò.

DSCN2288~2.JPG

Ecco il ritratto che fece dipingere dal favorito Winterhalter e che solo il consorte poteva vedere.

DSCN2222~2.JPG

I suoi figli fecero matrimoni con tutte le famiglie reali d’Europa.  Divenne imperatrice dell’India e il suo servo più amato era da quella nazione. Vide l’invenzione delle ferrovie, del telegrafo, dell’anestesia e molto altro che cambiò il suo secolo per sempre.

DSCN2224~2.JPG

(Albert, Prince Consort)

La morte dell’amato consorte nel 1861 la trovo’ ultra-desolata e, per il resto della sua vita, si vestì solo di nero.

DSCN2226~2.JPG

(La sconsolata ‘Vedova di Windsor’)

Nel ventesimo secolo Vittoria divenne un simbolo d’ipocrisia e usanze demodé ma è ora stata rivalutata in maniera più considerata. Nel suo diario, che tenne tutta la vita, si legge che era anti-razzista, desiderava l’amore dei sudditi, era parecchio emotiva, e anche spiritosa. Di un suo ministro Gladstone, per esempio, disse, ‘parla con me come se fossi un raduno pubblico.’ Ebbe sempre misteriose relazioni con il suo ‘gillie’ (servo scozzese) John Brown.

DSCN2230~2.JPG

(Con John Brown)

Era un’ottima artista di acquarelli. Alla fine, un poco come la regina Elisabetta prima, fu pressoché deificata dal suo popolo. Insomma, ridonò rispetto alla famiglia reale, il rispetto che era stato perso tramite gli eccessi lussuosi dei suoi predecessori, in particolare Giorgio IV.

DSCN2274~2.JPG

La dimora di Kensington Palace e i suoi giardini presentano l’aspetto di un caratteristico palazzo reale inglese. Senza l’estrema fastosità di Versailles o di Caserta, dimostra che anche un palazzo può essere una struttura adatta per una vita alquanto domestica che formale.

 

Mostra anche che esiste ancora un velo di melanconia su questo palazzo. Qui visse, sconsolato, il re Guglielmo dopo la morte della sua amata Mary, come descrivo in questa mia poesia (traduzione segue):

WILLIAM’ S CLOSET

Unsmiling, crusty, you hardly spoke

and when you did the accent was too thick;

unpopular saviour, the people loved

your Queen and when she died something did pass

for always in the palace gardens,

the swan-crowned river and the kingdom’s fields,

for you were always mentioned together

and how could only half a person reign?

Yet in the midnight of your inner room

upon the heavenly ceiling there she lies:

a Venus to your Mars, disarms you quite

and with her lips and breasts, opens a smile

on the wall of your face while ducks and drakes

touch beaks upon the flowering pergola.

 

IL GUARDAROBA DI WILLIAM

Senza sorriso, irascibile, quasi mai parlavi

e quando lo facevi l’accento era troppo intenso;

salvatore impopolare, la gente amava

tua regina e quando morì qualcosa succedé

per sempre nei giardini del palazzo,

il fiume incoronato di cigni e i campi del regno,

poiché eri sempre menzionato assieme a lei

e come potrebbe regnare solo mezza persona?

Eppure nella mezzanotte della tua stanza intima

sul soffitto celeste lì giace:

una Venere al tuo Marte, ti disarma alquanto

e con le sue labbra e i suoi seni, apre un sorriso

sul muro del tuo viso mentre le anatre e i draghi

toccano i becchi sul pergolato fiorito.

DSCN2311.JPG

La Alexandrina Vittoria lasciò il palazzo e si trasferì a Buckingham Palace che d’allora in poi divenne la reggia principale metropolitana.

Qui  passo’ molti momenti infelici la principessa Diana.

DSCN2205~2.JPG

E qui mi parlò una guardia, con una certa emozione, della signora che aveva preparato tale bella mostra senza mai averla vista.

DSCN2302.JPG

Nella delizia

trova melanconia

sommo dominio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Cattedrale della Carrozza

Vi ricorderete forse di quell’adorabile film con Fred Astaire e Ginger Rogers, ‘Top Hat’. A un certo punto, mentre la Ginger, attraversa il ponte di Westminster in una carrozza Hansom, si apre una botola nel soffitto e si vede Fred, che la stava inseguendo, e che si è fatto il cocchiere della Hansom.

L’Hansom cab (abbreviazzione per ‘Cabriolet’ – carrozza leggera a due ruote) fu un tassi, tirato da cavallo e usato nell’ottocento e i primi novecento inglese, inventato da un certo Joseph Hansom che fu anche un sommo architetto.. Tra i suoi capolavori si trova la cattedrale di Arundel.

La posizione, la costruzione, il design e la dedizione della cattedrale devono molto al Duca di Norfolk, conte of Arundel, il primo tra i Lord inglesi e l’unico rimasto Cattolico dopo lo schisma di Re Enrico VIII.

Nel 1868 Henry Fitzalan-Howard, 15º duca di Norfolk, incaricò l’architetto Joseph Hansom di progettare un nuovo santuario cattolico come controparte del suo castello di Arundel. Lo stile architettonico della cattedrale è il gotico francese, uno stile che sarebbe stato di moda  tra il 1300 e il 1400, il periodo in cui Howard e i duchi di Norfolk salirono alla ribalta nazionale in Inghilterra. L’edificio è considerato uno dei migliori esempi di architettura neo-gotica in stile francese nel paese.

 

E’ un edificio veramente maestoso con degli elementi spettacolari come i contrafforti volanti, l’apside a forma di chevet semi-rotonda francese, una flèche alla Notre-Dame di Parigi, così gravemente incendiata di recente e che condivide lo stesso stile architettonico.

 

La chiesa era originariamente dedicata alla Madonna e San Filippo Neri, ma nel 1971, in seguito alla canonizzazione di Filippo Howard, 1º conte di Arundel e il trasporto delle sue reliquie nella cattedrale, la dedica fu cambiata alla Madonna e San Philip Howard.

Philip Howard, il ventesimo conte di Arundel, fu imprigionato a vita nella Torre di Londra, quasi decapitato e morì con solo il suo cane per tenerlo compagnia. Fu fatto Santo da Papa Paolo VI nel 1970 e divenne uno dei ‘quaranta martiri dell’Inghilterra e del Galles’.

DSCN2011~2.JPG

La statua di Saint Philip, col fedele compagno a quattro  zampe, si può vedere nel transetto della magnifica cattedrale in stile ‘flamboyante’ di Arundel.

Ogni anno per la festa del ‘Corpus Domini’ si prepara per la cattedrale uno spettacolare tappetto di fiori, proprio come si fa in molti luoghi d’Italia.

DSCN2020~2.JPG

Purtroppo, non ci furono fondi a sufficienza per costruire la guglia della cattedrale ed esiste solo un mozzo di torre. Chissà se un ricco orientale non doni dei soldi per il suo completamento?

Durante la nostra visita facevano le prove per la Messa in do maggiore di Beethoven (la prima delle sue due) e la Messa a quattro voci , detta di Gloria, di Giacomo Puccini.

 

Che meraviglia sentire le loro devote sonorità echeggiare nelle volte maestose della cattedrale: armonie tedesche e poi toscane rinate in un edificio gotico francese in una cittadina tipicamente inglese illuminata da un sole di calore d’estate mediterranea. Veramente un miscuglio di squisitezza!

 

Siamo europei:

musiche si baciano

nell’alto gotico.

 

 

 

 

Il Castello del Conte di Arundel

Uno dei più grandi paradossi della nazione paradossale del Regno Unito è che il cugino della regina, il Conte di Arundel, duca di Norfolk e primo Lord della Regina – che è capo della Chiesa protestante Anglicana – è cattolico e lo è sempre rimasto anche dopo il grande schisma del Re Enrico Ottavo che, con Lutero, divise L’Europa nei due campi opposti: protestanti e cattolici.

Questa situazione dei Cattolici inglesi, opposti alla fondazione della ‘Church of England’, creò gravi problemi, anche se si era un potente nobile. Infatti, Philip Howard, il ventesimo conte di Arundel, fu imprigionato a vita nella Torre di Londra, quasi decapitato e morì con solo il suo cane per tenerlo compagnia. Fu fatto Santo da Papa Paolo VI nel 1970 e divenne uno dei ‘quaranta martiri dell’Inghilterra e del Galles’.

Il santuario di Saint Philip, col suo fedele compagno a quattro  zampe, si può vedere nella magnifica cattedrale di stile ‘flamboyante’ di Arundel.

DSCN2011~2.JPG

Inoltre, il Conte di Arundel possiede anche il titolo di Duca di Norfolk, e, come ‘Earl Marshall’ si occupa di tutte le cerimonie imponenti del sovrano: dalla sua incoronazione, alla sua morte e dai matrimoni ai battesimi e l’inaugurazione del nuovo parlamento.

DSCN1915~2.JPG

(I figli del Duca in attesa di Sua Maestà all’inaugurazione del Parlamento)

La ridente cittadina di Arundel si trova presso le gentili pendici dei South Downs, che riflettano, con la loro geologia di gesso, le North Downs al sud di Londra. Arundel è piena di caratteristiche case antiche a graticcio, cioè con strutture fatte di travi di legno. La ‘High Street’ ha seducenti negozi, specialmente quelli di antichità e librerie. Fu al ‘House on the Hill’ in questa via che abitarono i novelli sposi Dino e Elia, genitori di mia moglie Alexandra.  Andavano a prendere il latte alla latteria del castello che possedeva a quel tempo una mandria di mucche.

 

E’ il castello, però, che domina Arundel, in una maniera spettacolare. La dimora del duca di Norfolk (del quale i Verdiani ricorderanno che Falstaff, ora vecchio e obeso, fu una volta paggio:

Quand’ero paggio
Del Duca di Norfolk ero sottile,
Ero un miraggio
Vago, leggero, gentile, gentile.
Quello era il tempo
Del mio verde Aprile,
Quello era il tempo
Del mio lieto Maggio,
Tant’ero smilzo, flessibile e snello
Che avrei guizzato attraverso un anello.
)

Assume il castello, con le sue massicce torri e gli imponenti muraglioni, possesso del paese in una maniera che ho visto raramente negli altri ‘città castello’ inglesi. (Forse Carnarvon e Conway nel Galles si avvicinano a questa imperiosità).

 

La nostra mattina fu passata nell’esplorazione del castello. Prima ci siamo avviati nella parte più antica, il mastio, che risale al secolo undicesimo. Infatti, il castello fu fondato il giorno di Natale del 1067 da Roger di Montgomery, il primo conte di Arundel.

Il mastio ha panorami mozzafiato su l’idillica campagna della contea di Sussex e sull’incantevole borgo di Arundel.

 

Nella 1643, durante la guerra civile inglese, il castello fu assediato per diciotto giorni e molto danneggiato. Fu l’unica volta che fu messo alla prova.

 

Cominciando dal secolo XVIII, i conti di Arundel iniziarono a restaurare la loro dimora prodigiosamente tale che quando la regina Vittoria fece visita nel 1846 scrisse nel suo diario che un castello cosi bello non l’aveva mai visto.

Il castello possiede la sua cappella.

DSCN1861~2.JPG

Una grande sala per ricevimenti:

 

Una squisita biblioteca:

 

Delle camere carine per gli ospiti:

 

Il gabinetto usato dalla regina Vittoria:

DSCN1942~2.JPG

Il salotto per i banchetti:

 

E molte altri vani prelibati:

 

Mi sento quasi un ‘castellano’ nel numero dei castelli che ho visitato. Questo di Arundel, rimane, uno dei più magnifici e monumentali nel Regno Unito che abbia mai visto ed è tenuto a perfezione poichè rimane sempre la casa principale del conte e della sua famiglia.

DSCN1913~2.JPG

(Il Conte di Arundel in visita a San Giovanni Paolo II)

Per parlare, in seguito, dei castelli francesi, quelli tedeschi, quelli giapponesi e, specialmente, quelli italiani – ognuno ha le sue caratteristiche, i suoi tesori, i suoi angoli emozionanti. Forse il più bel castello che si possa visitare è quello che si costruisce nell’immaginazione, che è fatto di pane pepato, che trattiene una bella damigella con i capelli lunghissimi in una torretta e che vola sulle nubi.

 

Nei nostri sogni

castelli della mente

aprono soglie.

 

 

Il Duca Più Ricco d’Inghilterra

Era considerato l’uomo più ricco d’Inghilterra. Nato nel 1673, la sua ricchezza l’ha ricevuta dal Re, dagli appuntamenti reali e politici e dai suoi investimenti astuti. Costruì un vasto palazzo nel distretto di Canon nella campagna a nord di Londra. Impiegò i più grandi architetti inglesi per costruirlo, James e Gibbs tra molti.

 

 

Durante la costruzione, aspettando la completazione della propria cappella nel palazzo, demolì la vicina chiesa parrocchiale e la riedificò in stile barocco (con l’eccezione della torre medioevale che rimane tuttora). Abbellì la nuova chiesa con gli affreschi di Laguerre (discepolo di Lebrun, pittore del Re Sole francese) e Bellucci (Bellunese e amico di Tiepolo).

 

 

Si sposo’ tre volte: Mary Lake, Cassandra Willoughby (sua cugina di primo grado) e Lydia Catherine Van Hatten. Furono matrimoni pieni di amore e i decessi delle consorti lo lasciò inconsolato.  Ebbe due figli solo dalla prima moglie.

Fu descritto dalla sua epoca come l’Apollo delle arti per il suo mecenatismo nel collezionare i più celebri pittori, tra i quali Caravaggio e la scuola veneta. Amante appassionato di musica, costituì la propria orchestrina con i suoi cantanti; il compositore in residenza non fu altro che il ‘divino sassone’ Handel ,che scrisse per lui gli undici celebri ‘Chandos Anthems’, oltre all’oratorio ‘Esther’ e l’opera ‘Acis e Galatea’.

 

 

Ecco i primi tre dei divini Chandos Anthems che porto sempre sul mio telefonino perchè mi danno un sollievo supremo quando li ascolto con le sue musiche sublime e le parole tratte dai salmi.

Eppure, quando morì’ nel 1744, i debiti del duca furono grandi quanto i suoi progetti. L’anno dopo il palazzo fu demolito e suoi arredamenti, perfino le scalinate monumentali, assieme alla magnifica collezione di quadri, furono venduti all’asta. Per esempio, le colonne del porticato ora fanno parte della Galleria Nazionale di Londra, dove si trova  quel ragazzo morso da una lucertola di Caravaggio che il duca aveva comprato.

‘Sic transit gloria mundi’. Qua e la però, esistono dei cimeli della gloria di quest’uomo straordinario, James Brydges, il primo duca di Chandos.

Ieri siamo andati alla ricerca di questi cimeli.

Prima abbiamo visitato la chiesa, da lui ricostruita, di Saint Lawrence Whitchurch. Ho già scritto di questa chiesa e la sua connessione con Handel assieme a delle fotografie che risalgono fino al 1985, l’anno della nostra prima visita, nei miei post a

https://longoio2.wordpress.com/2015/06/03/how-to-see-god/

e anche a

https://longoio3.wordpress.com/2019/06/17/una-miriade-di-adorazioni/

Ecco qualche nostra più’ recente collezione di foto di quest’unica chiesa a Londra costruita in monumentale alto stile barocco Europeo.

 

 

Il mausoleo del duca di Chandos con le mogli che lamentano la sua morte:

LondonLittleStanmoreStLawrencedetail1

La giornata era bella e cosi siamo entrati a fare una passeggiata nel grande parco accanto alla chiesa in mezzo del quale il duca aveva costruito il suo eccelso palazzo.

Il grande viale che conduce alla dimora del duca si vede ancora.

20190714_172640-1664x1248~4

La vista aerea del viale e ‘ questa:

PhotoPictureResizer_190715_060812459-401x618

 c’è una passeggiata bellissima attraverso il ‘spinney’, o boschetto.

 

 

All’uscita abbiamo trovato un giardino, in memoria del Re Giorgio Quinto, piantato sullo spazio una volta occupato dal grandioso edificio del duca.

 

 

Rimane un tempietto.

 

 

Di recente il duca è stato rivalutato per il grande uomo di cultura che era in realtà. Il suo palazzo, con le sue collezioni, era aperto a tutti gli amatori di arte ed era lui a introdurre l’architettura palladiana in Inghilterra. Purtroppo, l’invidia costruì attorno al duca falsità e gelosia. Come mi sarebbe piaciuto fosse ancora in esistenza il palazzo del duca di Chandos per poterlo visitare.

141300_004

I nostri sogni

vivono nella musica

di voci eccelse.

 

 

A Zephyr Breathes in a New World

La scomparsa del Maestro Franco Zeffirelli toccherà il cuore di ogni italiano e ogni amante delle cose di maggior pregio in questo mondo alquanto bello e alquanto povero, come quel pianeta visto attraverso gli occhi del suo film del ‘poverello’, come quel amore straziante sentito nel suo ‘Romeo e Giulietta’,

Romeo-Juliet-about-to-kiss-on-Balcony-1968-romeo-and-juliet-by-franco-zeffirelli-32614018-640-480

come la voce della divina Callas nel suo mitico allestimento della ‘Tosca’, rappresentata al Covent Garden di Londra nel 1964.

7325-DEFAULT-l

Per noi, che abbiamo conosciuto questo eccelso discendente di Leonardo da Vinci, la quale morte cinque cento anni fa si commemora quest’anno, la notizia sentita appena pochi minuti fa sulla radio inglese ci ha particolarmente toccato il cuore.

Franco Zeffirelli durante le prove in palcoscenico
Franco Zeffirelli durante le prove

Mi ricordo, in particolare, nel nostro primo anno di matrimonio quando Franco stava eseguendo, all’istituto di cultura a Londra dove l’amico, anch’esso Fiorentino DOC e babbo di mia moglie, era il segretario generale, le prove per ‘Filumena Marturano’, con la moglie di Lawrence Olivier, Joan Plowright. Mi ricordo Franco subì un scioc quando, durante quelle prove, ricevette la notizia della morte della sua divina Maria Callas.

Filumena_Flyer_Baltimore

L’anno dopo, per assoluto caso, durante il viaggio della nostra luna di miele ci siamo trovati proprio nei luoghi in Tunisia dove Franco girò il suo capolavoro, ‘Gesù di Nazareth’. Siamo entrati nel palazzo dove il Redentore fu incoronato con le spine; abbiamo camminato le vie di una Betlemme, ora andata via col vento, come tanti altri scenari cinematografici.

Eccone qualche nostra foto dell’epoca.

 

Ma tu, caro Franco, non andrai mai via col vento. Sarai sempre nei nostri cuori come le memorie della nostra gioventù, come gli amori divini e terrestri che hai rappresentato nelle tue opere cinematografiche e teatrali. E guarderai la su, sul monte che ospita gli altri grandi della tua città natia, verso il sublime panorama di Firenze, e donerai il tuo sguardo d’ oltre tomba a tutti quelli che adorano le cose belle e liete, e ci avvolgerai per sempre in un dolce zeffiro.

L’ultimo capolavoro del maestro si trova lì a Firenze, proprio in piazza San Firenze dove ha creato la fondazione Zeffirelli dedicata non solo alle sue opere creative ma anche alle nuove generazioni di artisti che saranno incoraggiati da borse di studio e, principalmente dal suo esempio che potranno studiare negli archivi ivi contenuti.

IMG_20190818_0043.jpg

Per saperne di più, leggere i miei post a

https://longoio3.wordpress.com/2018/05/06/an-invitation-from-franco-zeffirelli/

https://longoio3.wordpress.com/2018/12/17/zeffirellis-inferno-re-created-in-florence/

 

La Chiesa degli Sposi

La Chiesa di Saint Bride’s è tra le più belle chiese parrocchiali della City of London. La sua gloria è la guglia, la più alta (69 metri) delle chiese della City e l’ispirazione per molte torte fatte per celebrare il matrimonio!

 

Infatti, fu il panettiere Thomas Richardson nel 1703 che, innamorandosi della figlia del suo datore di lavoro, volle mostrare il suo affetto per lei elaborando la prima confezione in questo stile, ormai de rigeur per le nozze inglesi.

Come in molti altri casi, Saint Bride’s (il nome deriva dalla Santa irlandese Bridget – Brigitta o Brigida in italiano – un nome che significa anche ‘sposa’ in inglese: bride è la sposa, bridegroom è lo sposo) non è la prima Chiesa costruita su questo sito. Infatti, è la settima!

Scendendo nel sottosuolo si incontrano i ruderi delle precedenti chiese anglo-sassone e normanne. Si trova perfino un pavimento d’epoca romana!

DSCN0375~2.JPG
Parte della Chiesa gotica è stata conservata in una squisita cappella. Esiste anche un museo con una collezione di ruderi antichi.

Ritornando nella Chiesa attuale si entra in un capolavoro seicentesco del grande architetto della cattedrale di Saint Pauls, Sir Christopher Wren, che diede a Saint Bride’s nuova forma rinascimentale dopo che il grande incendio di Londra del 1666 la distrusse.

Devastata dall’ira nazista, Saint Bride’s fu ricostruita con gusto e ora presenta un armonioso interno.
Qui sono sepolti il grande compositore madrigalista Thomas Weelkes, l’autore di ‘Clarissa’ Samuel Richardson e il poeta cavaliere Richard Lovelace.

Ricordiamo che Saint Bride’s, che si trova a pochi passi da Fleet Street, famosa per i suoi titoli di quotidiani, e’ la chiesa patrona dei giornalisti, tanti dei quali sono diventati eroi in faccia a tutte le ‘fake news’ e le minaccie che li circondano.

Questa incantevole Chiesa è circondata da antiche viuzze di un Londra d’altri tempi. È proprio un oasi di pace nascosta nel mezzo della vita febbrile della grande metropoli.

Pietre candide

puntano a nuvole:

baci novelli.

 

Gli Uccelli d’Europa

L’Italia è sempre vicina a Londra. Ci sono pochi degli autobus rossi a due piani dove non si sente almeno una voce Italiana. I ristoranti Italiani di Londra sono leggendari. C’è un intera zona tradizionalmente Italiana attorno l’omonima chiesa di Clerkenwell.

Se il tempo illude con la consueta pioggia si può sempre trovare rifugio nella National Gallery che non è solo colma di quadri di scuola italiana ma proprio di quelli più belli. Per esempio, il Tobia col angelo, esposto alla mostra del Verocchio nel palazzo Strozzi di Firenze, proviene dalla National. (Per poi non parlare dei suoi Leonardo!)
Certo, si potrebbe dire che l’Italia abbia venduto il suo patrimonio per un piatto di lenticchie negli anni passati. Però, almeno ha fatto conoscere la sua immensa creatività nel mondo.
Certi quadri dall’Italia sono stati divisi tra varie gallerie d’arte. La battaglia di San Romano di Paolo Uccello, che descrive lo scontro tra le forze fiorentine e senesi avvenuto nel 1432, è dipinto in tre pannelli che si trovano negli Uffizi, nel Louvre e nel National Gallery.
Questi sono, nella National, Niccolò Mauruzi da Tolentino:

San_Romano_Battle_(Paolo_Uccello,_London)_01
Negli Uffizi, Mauruzi da Tolentino sconfigge Bernardino della Ciarda:

399px-La_batalla_de_San_Romano,_por_Paolo_Uccello

Nel Louvre, la carica di Michelotto da Cotignola:

Paolo_Uccello_016
Paolo Uccello è famoso per il suo uso della perspettiva. In più, la battaglia viene rappresentata come quasi un torneo festoso invece di un bagno nel sangue.

Qualche anno fa mia moglie trovo’ un kit di modelismo in cartone, dei due cavalieri principali nella battaglia. Mi sono divertito l’altro giorno a montare questo kit, che non era del tutto facile. Comunque, c’è lo fatta e ecco qui un’altra versione della battaglia di San Romano.

20190605_084133~4

Giostra eterna,

cavalli bianchi e neri:

forza yin e yan.

 

Madness comes to Lucca

Robin was an exemplary pupil in my secondary school. Never late for any lesson, always with his homework completed and never in any way disruptive in the class he was the very model of a good student. We, others, were the somewhat wild lot and our form teacher, in desperation, would point Robin out to us as the way we should aspire to behave and learn at school.

Many years later, when many of us managed to obtain a university education, start a career and get married, I visited Robin in Cane Hill mental asylum. Two years later he was dead because of some incorrect medication given to him. The mental asylum has since been sold off by the National Health Service and, as in the case with so many other similar institutions, is now converted into luxury flats.

What does this prove? Perhaps that madness is an expression of repression which seeks out alternative views of the world where life has never found a secure safety valve. Anyway, for too many to call someone ‘mad’ is an easy opt-out clause to use if that person cannot be fathomed.

Vittorio Sgarbi, the eminent Italian art critic, historian, cultural commentator and one-time mayor of the Sicilian town of Salemi, has been described as mad by several of his critics because of his frequent public outbursts but, at least, Vittorio uses these tantrums as a release from the often impossible situations he find himself entrapped in.

All forms of madness are similarly attempts to escape from impossible situations when the door seems shut. Ironically, however, the door is, indeed, shut – in many cases for life – despite liberalization though the Basaglia law passed in 1978 when Italy became the only country (so far) to abolish psychiatric hospitals. (Does it show with regard to some of the people one meets in the street here?).

Vittorio Sgarbi is a prodigious curator of highly idiosyncratic exhibitions. We remember his selection of paintings displayed at Milan’s international exhibition of 2015 and described in my post at

https://longoio2.wordpress.com/2015/09/11/sgarbi-con-garbo-at-expo-2015/

There was an equally memorable show when we visited Trieste a couple of years ago.

As cultural commentator, Sgarbi has some pretty weird ideas too, as described in my post at:

https://longoio3.wordpress.com/2017/08/22/great-job-opportunities-in-italy/

With special mention of Lucca’s former lunatic asylum at Maggiano, which we visited (as tourists, I hasten to add) and described in my post at:

https://longoio2.wordpress.com/2015/01/23/luccas-very-own-snakepit/

Sgarbi’s disturbing exhibition entitled ‘Il Museo della Follia’ (Museum of folly) at Lucca’s ‘cavallerizza’ (stables), on until this August, is well worth taking in – if you can take such things, that is.

I recently visited the ‘Museo’; I don’t wish to introduce too many spoilers here; I’ll just say what for me the highlights were:

Francis Bacon’s self-portraits:

Antonio Ligabue’s post-naive paintings:

Sketches of patients in the former Maggiano mental ‘structure’:

This evocative painting of women at Florence’s own psychiatric institution at San Salvi:

Image00027

The pleading letters of inmates assuring the authorities that they are now sane and can be released:

The extraordinary explosively-lit, ‘grill’, wallpapered with almost nose-less photographs of inmates:

Stereoscopic glimpses into the former electro-therapy quarter of Maggiano hospital:

And plenty more to drive one somewhat crazy (if one isn’t already).

What is significant in all this is that the definition of whether someone is mad or not still has little consensus in medical science. Tobino’s 1953 book on the inmates he supervised as head psychiatrist at Maggiano mental hospital is entitled ‘the free women of Maggiano’. However, these wretched females, entrapped in an ex-convent on the Luccan hills and with separate male and female quarters, could hardly be described as ever truly having been free today.

Indeed, currently we are as far from true freedom of expression as ever before. As William Blake put it in his poem on London: ‘in every cry of every Man, in every Infant’s cry of fear, in every voice: in every ban, the mind-forg’d manacles I hear.’ In each generation new definitions of freedom are formulated, often so far from that natural freedom which is the rightful inheritance of every human on this planet. The concept of freedom is, indeed, defined by the ideology of those who control us. They can tell us whether we are ‘free’ or not: indeed, whether we are ‘mad’ or not.

In this respect, Sgarbi’s exhibition arouses many disturbing thoughts and connections in the minds of all who dare to visit it. If you are in Lucca you should drop in to view it before you drop out…

 

 

 

Where Leonardo Da Vinci was Born

For Italy, and for much of the world, this is Leonardo da Vinci’s year – the five hundredth anniversary of the death, as treasured guest of King Francis I at the castle of Amboise, of perhaps the greatest polymath genius the world has known.

Leonardo_self

We had already visited an exhibition on Leonardo’s first teacher, Verrocchio, at Florence’s Strozzi palace, described at https://longoio3.wordpress.com/2019/05/14/leonardo-da-vincis-first-teacher/ and were keen to revisit his birthplace among the lovely hills of Monte Albano.

Image00024

Vinci is easily reached from either Florence or Lucca and makes a truly pleasant break on one’s journey between the two cities. The old town is built around the eleventh century castle of the Guidi Counts which contains an excellent collection of models based on the master’s drawings and shows the multiplicity of his interests whether they be directed towards communications (canals, bridges, helicopters and other flying machines) defence (machine guns, tanks, or mechanics (pulleys, gears.)

 

Of items actually by Leonardo’s hand we came across this beautiful sketch.

landscape-drawing-for-santa-maria-della-neve

It’s the earliest known drawing by him, dated August 5, 1473 and is on loan from Florence’s Uffizi Gallery. It shows the valley of the Arno and Montelupo Castle so well-known to the artist as the scene of his childhood walks and explorations. It also happens to be the first purely landscape drawing of any western artist.

During these walks Leonardo collected a profusion of items from flowers, leaves, fossils, oddly-shaped pieces of wood and animals. One case presents items Leonardo had picked up and which he drew.

Image00042

The castle’s courtyard has a garden in which a wood sculpture by Mario Ceroli of Leonardo’s celebrated take on Vitruvian man is displayed.

 

Incidentally, there is another sculpture of Leonardo’s Vitruvian man displayed in London’s Belgrave Square near the Italian Institute of Culture where my wife’s father was Secretary-General.

And here is Leonardo’s original drawing:

the-vitruvian-man

Our museum ticket included admission to the farm-house where Leonardo, an illegitimate child, was brought up by his wet-nurse. It’s a short distance uphill from the town. Here we met the man himself in holographic form reminiscing, at the end of his life at Amboise, on his life and thoughts. Leonardo’s last words were about how much he missed his native hills and his beloved Florence which he would never see again.

 

For it was in Vinci that Leonardo was baptised at the font of Santa Croce parish church.

 

Also comprised in our ticket was an exhibition in a nearby aristocratic villa on Leonardo’s paintings. Although no actual pictures from the artist’s hand were on show the reproductions, particularly of his masterpiece of the Last Supper, painted for Milan’s convent of Santa Maria delle Grazie, were very well done.

 

It was truly lovely to be once more enfolded by the beautiful landscape of the Monte Albano hills which were dramatically enhanced by the magnificent clouds these days of tormented meteorological conditions have given us.

 

 

 

Florence’s Monumental Fountains Reinstated

In 1865 Florence was appointed the capital of the newly unified Italy and it remained so until the capture of Rome in 1871. It was also acknowledged, however, that Florence, though once a great renaissance city, was now considered to be a city unfit as the capital of the new state.

Throughout the second half of the nineteenth century, in a process called by some ‘risanamento’ (restoring to health) and by others, more honestly ‘sventramento’ (disembowelment), large parts of Florence were moulded to satisfy the aspirations of the nouvelle bourgeoisie for a more fitting capital city. The ancient heart, the Jewish ghetto, and the walls north of the Arno were demolished. Indeed, so widespread was the destruction of ancient landmarks that the English ex-pat community of the time complained bitterly to the authorities about the loss of so many of the city’s ancient quarters and managed to halt the annihilation.

Nothing comparable to this urban wrecking occurred until, in 1944, the Nazis blew up the mediaeval areas to the north and south of the Ponte Vecchio in the mistaken belief that it was better to have them blown up and prevent the bridge’s use, blocked by the rubble, than the bridge itself. If only! A bridge can be rebuilt, as were the instances of the historic bridges of Bassano Del Grappa and Pavia, but whole quarters vanish for ever.

The grandiose nineteenth century urbanisation of the city of the lily did, however, produce one positive result: that of planning the sylvan avenues leading up to Florence’s classic view at the Piazzale Michelangelo.

Laid out in gentle gradients so that horse-drawn carriages could easily climb up the city’s southern hills, the ‘viali’ have, at one point, the Piazza Giuseppe Poggi, a series of ramps which once held elaborately cascading waterfalls.

Sadly, for over a century these waterfalls were dry. However, in a spurt of worthy restoration, which included placing the various reservoirs back into operation, the re-planting of the footpath borders and the renovation of the massive buttresses, the whole complex, the brainchild of Poggi, principal designer of the ‘new Florence’, has its waterfalls gushing anew.

Piazza Giuseppe Poggi is located between the Lungarno Benvenuto Cellini, the Lungarno Serristori and Via San Niccolò. Until 1911 it was called ‘piazza delle mulina’, which means ‘water-mills square’.

Here once were mills operated by a canal fed by the river: the canal began near the San Niccolò weir, flowed along the Lungarno Serristori and re-entered the Arno near the Ponte alle Grazie.

The square is dedicated to Giuseppe Poggi, the architect of Piazzale Michelangelo and the Florentine avenues of Circonvallazione, who here designed one of his most daring creations, with the series of neo-mannerist style ramps leading up to the Piazzale’s viewpoint.

We were lucky last week-end to be in Piazzale Poggi when Florence’s mayor turned on the taps. It was slightly ironic that everyone actually wished there was less water on that day as it had been raining since the morning and the planned celebrations, which included a concert and children’s activities, had to be postponed. However, we did manage to enjoy this wonderful reinstatement of one of Florence’s most spectacular features.

Let our photos of the occasion tell the tale. (Note the ancient San Niccolò gate in the middle of the square).