John Wesley a Londra

John Wesley (1703-1791) è stato un chierico e teologo inglese che, assieme al fratello Charles e il compagno chierico George Whitefield, fondò il Metodismo.

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Se uno pensa ai santi detti ‘sociali’ di Torino, come Don Bosco e Cottolengo, e alle missioni dei passionisti in Italia si può avere una buona idea dell’impatto speciale sulla chiesa anglicana del settecento che ebbe il metodismo.

Dopo essersi laureato a Oxford Wesley fu ordinato prete anglicano. Formò un ‘club della santità’ il quale scopo era di studiare la Bibbia a fondo e di riscoprire le radici di una vita cristiana devota.

Si deve capire che la chiesa anglicana in quell’epoca non aveva grandi aspirazioni ad una vita di profonda ispirazione religiosa. Era, in fondo, niente altro che un riflesso della società inglese con il suo sistema di classi stratificati di nobili, mercanti e manovali.

Wesley cambiò tutta questa struttura ortodossa dettata dai politici in potere. Nel 1738 si sentì nel cuore uno ‘strano calore’ che gli segnò una seconda conversione ad un cristianesimo più vicino al popolo e più corrispondente alle esigenze sociali.

Per quasi tutto il resto della sua lunga vita John Wesley fece più di trecento mila (!) kilometri di viaggi a cavallo predicando all’aperto, in qualunque luogo si trovava, ad una folla senza distinzione di classe o di cultura o di colore, portando il messaggio che tutti potevano essere salvati se aprivano il cuore alla grazia di Dio.

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In questo senso Wesley abbracciava la dottrina Arminia di redenzione a dispetto del compagno Whitefield che rimaneva calvinista e credeva nella predestinazione.

Quando fu chiesto qual’era la sua parrocchia Wesley rispose ‘tutto il mondo è la mia parrocchia.’

La Chiesa anglicana diventò disturbata da questo predicatore, che molti pensavano fanatico, e lo proibì di predicare nelle sue chiese. Wesley, però, rimase sempre un prete anglicano e solo dopo la sua morte si fondò una congregazione separata, chiamata metodista, dopo la maniera meticolosa nella quale si studia le sacre scritture.

Questa congregazione ora conta più di ottanta milioni di devoti nel mondo.

Oltre a essere un grande predicatore Wesley fu anche un notevole benefattore dei poveri. Nelle sue missioni c’era sempre la mensa per gli affamati, la scuola per i bambini (molto prima che le scuole diventassero obbligatorie), e un centro sociale dove il popolo poteva riunirsi per discutere questioni religiose e laiche.

Le prime cappelle metodiste furono costruite su pianta ottagonale per avere un’acustica migliore per sentire le prediche e cantare gli inni. Il metodismo è famoso per la sua grande tradizione musicale. Il fratello di John, Charles, scrisse 6,500 inni tra i più belli mai composti e certi dei quali, in traduzione, hanno trovato posto anche nella Chiesa cattolica d’Italia.
Questa grande tradizione musicale fu continuata con i figli di Charles: Samuel, detto ‘il Mozart Inglese’ e Charles Junior, anch’esso compositore di bellissime sinfonie. Il figlio di Samuel, Samuel Sebastian Wesley (1810-76) fu un grande riformatore della musica liturgica anglicana.

Ora, però, le chiese metodiste sono generalmente costruite più a forma di grandi capanne.

Pochi passi a nord della City si trova la cappella madre del metodismo. Costruita nel 1778 da George Dance the younger è un sobrio e elegante edificio molto adatto alle prediche e con delle bellissime vetrate.

Al retro della Chiesa c’è un piccolo camposanto dov’è sepolto Wesley:

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Nella cripta c’è un interessantissimo museo che illustra la storia del metodismo.

Per me, però, la parte più suggestiva è l’attigua casa di Wesley che, tra altri cimeli, contiene un suo apparecchio che generava elettricità usato per trattare certi malanni. Il giardino cresce semplici che usava Wesley come descritti da lui in uno dei suoi tanti scritti sulla salute e il benessere.

L’energia inesauribile di Wesley poteva stancare molta gente, in particolare l’amico Doctor Johnson, menzionato in un mio recente post. Fino all’età di 87 anni, però, John Wesley fu sempre in forma, un fatto alquanto raro quando si parla del secolo diciottesimo!

Potrei definire Wesley un religioso pressoché socialista. Le sue preoccupazioni verso le ineguaglianze sociali dell’epoca furono fonte delle grandi opere che fece nell’aprire le mense, le scuole, gli ospedali e nel diffondere, non solo un più aperto approccio alla spiritualità, ma un rinnovato senso di responsabilità e di amore verso l’umanità.

Le sue ultime parole furono ‘la migliore cosa di tutto è che Dio è con noi’ .

Non è per caso che John Wesley sia stato elencato cinquantesimo fra i cento inglesi più amati ed importanti di tutti i tempi.

Cor riscaldato

nelle fiamme divine:

l’amor di Dio. 

 

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Villeggiatura a Londra

Ogni villaggio in Inghilterra dovrebbe avere almeno questi otto articoli per chiamarsi un villaggio:

1. Una chiesa con un monumento ai caduti.

 

2. Un pub

 

3. Un ristorante fish and chips.

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4. Un luogo dove si serve il the, un buon breakfast all’inglese e altre bontà.

 

5. Un ‘green’ o campo dove si possa fare una partita di cricket nell’estate, una partita di calcio oppure, semplicemente, una camminata.

 

6. Una village hall, cioè una sala parrocchiale.

 

7. Il palazzo di milord dell’antico feudo.

 

8. Più importante di tutti: un senso di comunità che permetta avvenimenti culturali e sociali di avere presenza e coltivare un senso di solidarietà.

 

Ora, con le mie foto illustrative, dove siamo nella verde e amena campagna inglese?

Affatto. Siamo, invece, a Londra. In preciso siamo a Charlton nella parte sud est della capitale. Come ho dichiarato in un post precedente, Londra non è altro che una catena di villaggi che si sono fusi per formare una delle più grandi e vivibili capitali del mondo.

Mi domando quanti villaggi della Controneria hanno queste qualità a sufficienza? Eppure troppi sono villaggi solo in nome….Senza questi profili pero’, in particolare, la solidarietà, ci sarà poca speranza per il futuro di Bagni di Lucca e i suoi villaggi.

Gli Organi di Londra

E’ difficile immaginare che nell’ottocento l’Inghilterra era considerata una terra senza musica da almeno un tedesco (Oscar Adolf Hermann). Anche il grande poeta Heine, ospite di Bagni di Lucca, considerava questa nazione mancante di alcun gusto musicale. Eppure l’ottocento ha iniziato un grande rinascimento della musica inglese. Sarete scusati se nomi come Parry, Stanford, Elgar, Vaughan Williams, Rubbra o Finzi non vi saranno noti ma ciascuno di questa selezione ha prodotto opere di altissimo livello mondiale. Basta pensare alle variazioni sinfoniche di Parry, la quinta sinfonia di Vaughan Williams oppure il concerto per clarinetto di Finzi (di origini italiane) per capire che, al contrario, l’Inghilterra è un paese colmo di grandi compositori.

L’anno scorso l’orchestra di Ealing, un sobborgo di Londra, nella chiesa di Santa Maria Nera di Lucca, ha eseguito con inebriante successo ‘Alassio – in the South’ di Sir Edward Elgar, un esaltante poema sinfonico che esprime l’amore per l’Italia, in una serie di concerti organizzati da Elio Antichi nella Chiesa di Santa Maria Nera di Lucca.
Che un sobrio inglese come Elgar, possa avere dimostrato così tanta passione e virtuosismo orchestrale ha veramente sorpreso la gran parte degli ascoltatori. (Leggere la mia recensione a ).
https://wordpress.com/post/longoio3.wordpress.com/674

Colombini, per fortuna di Lucca, ha introdotto ai suoi abitanti le insolite glorie di molta musica inglese nei concerti tenuti alla chiesa di Santa Maria dei Servi. Bravo!

Rivolgendosi agli strumenti musicali non c’è dubbio che Lucca abbia un primato per il maggior numero di organi storici quando contrastato con l’Inghilterra. La contro riforma ha distrutto gran parte degli organi in quel paese. In compenso, però, l’Inghilterra ha prodotto tra i migliori degli organi ottocenteschi e moderni del mondo e le sue ditte di organari sono giustamente famose.

Una delle delizie di Londra è di poter ascoltare (gratis, con offerta) questi grandiosi strumenti in concerti, principalmente all’ora di pranzo, nelle chiese della City e di Westminster.

Questa settimana, per esempio, ho assistito a tre di questi concerti.

1. Lunedì a Saint Michael Cornhill sullo storico organo Renatus Harris del 1684, ampliato nei secoli successivi e poi restaurato da Nicholsons nel 2010 – una serie di concerti iniziata nel 1913. L’organista era Jonathan Rennert che suonò pezzi di Moore, Stanley, Webber (figlio del più famoso Andrew), Frescobaldi, Bach (Dorian toccata e fuga), e Stainer.

 

2. Martedì a Saint George Hanover Square – la chiesa di Handel. L’organo di Richards, Fowkes and Company del 2012 (usando anche in parte le canne originali del 1700). L’organista suonò l’intera ‘Messe pour les Couvents’ di Francois Couperin – un’esecuzione veramente squisita!

 

3. Temple Church – la Chiesa dei Templari. Organo di Harrison e Harrison del 1923 – 2013. L’organista Polina Sosnina suonò brani di scuola romantica francese: Guilmant, Vierne e il primo corale di Franck. Dotassimo quest’organo per musica francese di epoca romantica (anche se l’Inghilterra possiede due magnifici Cavaille’-Coll, una alla cappella che contiene la tomba dell’imperatore Napoleone III).

 

Tale vasto repertorio sarebbe difficile a suonare sulla gran parte degli organi Lucchesi. Per sentirli nella loro ampiezza e sonorità ci vogliono proprio questi bellissimi organi inglesi e l’ acustica idonea di una chiesa Londinese.

Se sono gratuiti i grandi musei nazionali della capitale sono anche gratuiti un’altra gloria della capitale: i concerti d’organo all’ora di pranzo.

Ho solo fatto riferimento a qualche chiesa. Consultate il sito http://www.londonorgan.co.uk per saperne di più.

Londra potrà essere una città costosa ma le sue più belle attrazioni, i parchi, i musei nazionali e i suoi concerti all’ora di pranzo (ci sono altri, non solo quelli d’organo) non vi costeranno che un’offerta per godere della grande musica eseguita su strumenti eccelsi.

Il vento soffia;

le canne musicano

l’arcobaleno.

Le Dimore dei Grandi di Londra

Che i piu’ grandi musei nazionali di Londra siano gratuiti (tranne per le mostre speciali) è una gran bella cosa. Parecchie volte, tra un impegno e l’altro, sono entrato nel National Gallery per ammirare un quadro preferito per qualche momento, oppure per riflettere sui marmi del Partenone nel British Museum. Non sono per niente obbligato di stancarmi a vedere l’intero museo perché ho pagato per un biglietto!

Altri musei, però, sono a pagamento (se uno non e’socio). Tra i più interessanti di questi sono quelli dedicati a persone che vi abitarono e che in qualche caso sono ancora presenti.

Tra queste dimore ci sono: (aggiungo il link Web ufficiale seguito da un mio post sul luogo):
1) 2 Willow Road, casa progettata dall’architetto modernista Erno Goldfinger. https://www.nationaltrust.org.uk/2-willow-road

2) La casa di Benjamin Franklin, artefice della costituzione americana e inventore.
https://benjaminfranklinhouse.org/

3) La casa di Emery Walker, artista ‘arts and crafts’ e amico di William Morris.
http://www.emerywalker.org.uk/

4) Handel house, dove il sommo musicista compose, tra molto altro, il coro del ‘Halleluija’, accanto alla quale c’è la casa di un altro mito della musica, Jimi Hendrix.
https://handelhendrix.org/

Mio post: https://longoio2.wordpress.com/2015/06/13/from-handel-to-hendrix/

5) La casa del psicoanalista Sigmund Freud, profugo dal nazismo, col suo famoso divano per i pazienti.
https://www.freud.org.uk/

6) La casa del sommo poeta Keats, che con Shelley, ospite di Bagni di Lucca, rappresenta l’apice del primo romanticismo inglese.
https://www.cityoflondon.gov.uk/things-to-do/keats-house/Pages/default.aspx

Mio post: https://longoio2.wordpress.com/2015/06/16/writ-in-water/

7) Le due case dell’artista, autore e socialista, William Morris, una a Walthamstow.
http://www.wmgallery.org.uk/?utm_source=google-business&utm_medium=web&utm_campaign=google-busines-location-track

Mio post: https://longoio2.wordpress.com/2015/03/24/morris-here-there-and-everywhere/

L’altra a Red House.
https://www.nationaltrust.org.uk/red-house

8) La casa di John Wesley, il grande predicatore non-conformista.
https://www.wesleysheritage.org.uk/your-visit/john-wesleys-house/

9) Una delle case del secondo più grande scrittore inglese, Charles Dickens.
https://dickensmuseum.com/

Mio post: https://longoio2.wordpress.com/2015/02/25/what-the-dickens/

e anche a: https://longoio3.wordpress.com/2017/12/08/natale-dickensiano-a-londra/

10) Apsley House è dove abitava il Duca di Wellington che sconfisse Napoleone nella battaglia di Waterloo.
https://www.wellingtoncollection.co.uk/

Mio post: https://longoio2.wordpress.com/2014/06/24/places-of-memory/

11) Leighton House è la squisita casa di un grande pittore dell’era vittoriana.
https://www.rbkc.gov.uk/subsites/museums/leightonhousemuseum1.aspx

Mio post: https://longoio.wordpress.com/2013/09/17/pearl-of-the-east/

12) Down house fu la dimora del grande naturalista Charles Darwin.
https://www.english-heritage.org.uk/visit/places/home-of-charles-darwin-down-house/?utm_source=Google Business&utm_campaign=Local Listings&utm_medium=Google Business Profiles&utm_content=down house&utm_source=Google Business&utm_campaign=Local Listings&utm_medium=Google Business Profiles&utm_content=down house

13) Kenwood house apparteneva a Edward Guinness, famoso per la sua birra che si trova perfino a Bagni di Lucca.
https://www.english-heritage.org.uk/visit/places/kenwood/?utm_source=Google Business&utm_campaign=Local Listings&utm_medium=Google Business Profiles&utm_content=kenwood house

14) Sutton house era la dimora di Sir Ralph Sadleir, della Corte di re Enrico ottavo.
https://www.nationaltrust.org.uk/sutton-house-and-breakers-yard

15) La casa di Linley Sambourne, illustratore della rivista Punch, purtroppo scomparsa.
https://www.rbkc.gov.uk/subsites/museums/18staffordterrace1.aspx

16) Buckingham Palace. Palazzo della Regina Elisabetta II. (Purtroppo rimane sempre troppo impegnata per farvi da guida nella sua dimora).
https://www.rct.uk/visit/the-state-rooms-buckingham-palace

17) Carlyle’s House, che apparteneva al grande storico del ottocento.
https://www.nationaltrust.org.uk/carlyles-house

18) Casa di Khadambi Asalache (1935-2006) poeta, e romanziere del Kenya.
https://www.nationaltrust.org.uk/575-wandsworth-road

19) Hogarth’s house – la casa del grande pittore settecentesco. https://williamhogarthtrust.org.uk/?page_id=705

Mio post a: https://longoio2.wordpress.com/2016/10/22/hogarthian-idyll/

20) Sir John Soane’s  museum. La casa straordinaria del sommo architetto neoclassico inglese. https://www.soane.org/?gclid=EAIaIQobChMIiO6w2K7Z3gIVjpPtCh0yXAiREAAYASAAEgIrVfD_BwE

21) Doctor Johnson’s House. La dimora del grande letterario del settecento.
http://www.drjohnsonshouse.org/

E’ quest’ultima che visitai l’altro giorno.
Nascosta tra un labirinto di cortili e vicoli dietro Fleet Street si trova in una piazzetta con la statuina del gatto di nome Hodge, favorito dello scrittore.

Samuel Johnson, lo scrittore, critico e poeta, visse e lavorò qui a metà del XVIII secolo, compilando il suo grande dizionario della lingua inglese, il primo vero dizionario della sua nazione.

 

 

La casa è piena dei suoi cimeli ed è divisa in quattro piani. E’ proprio all’ultimo, il solaio, che compilo’ il dizionario dopo almeno otto anni di lavoro con i suoi amanuensi.

 

 

Anche se non conoscete le opere degli abitanti di queste dimore rimangono sempre di grandissimo interesse per la loro architettura, i loro interni e l’illuminazione che possono dare sui diversi modi di vita casalinga dei Londinesi dal 16esimo fino al 20esimo secolo.

Da non perdere una selezione di questi luoghi della memoria in qualsiasi visita alla vibrante metropoli.

Ah, mi dimenticavo, si può visitare la casa della famiglia della lamentata principessa Diana, Spencer House. Vedere
http://www.spencerhouse.co.uk/

(Ps. La nostra dimora per il momento non è ancora aperta al pubblico perché dobbiamo ancora fissare il prezzo d’ingresso…)

Sento dei passi:

questa casa nasconde

libri mai scritti.

I Liberi Pensatori di Londra

Parecchie piazze a Londra hanno al loro centro un giardino privato aperto solo alle case che lo circondano. Belgrave square è una di queste piazze. Altre piazze hanno il loro giardino ora aperto al pubblico. Red Lion Square nel distretto di Holborn è una di queste.
Fu pianificata da Nicholas Barbon, un speculatore e economista, nel 1684 e presto divenne un luogo di moda.

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Nell’era vittoriana subì una decadenza che durò fino al ventesimo secolo. Fu qui nel ‘wages ispectorate’ che ebbi uno dei miei primi impieghi a Londra. Il reparto stabilì le minime paghe accettabili per quei lavori che non erano rappresentati dai sindacati; per esempio, i parrucchieri, i camerieri e le sarte. Se uno credeva di essere sottopagato ci poteva telefonare e si mandava un ispettore per verificare e rivedere lo stipendio.

Ora non esiste più questo utile reparto. Ci sarebbe invece una minima paga stabilita dal governo per tutti (che in troppi casi viene poco rispettata) e i sindacati hanno perso molto della forza che avevano anche trent’anni fa.

Infatti, il mercato del lavoro sta diventando sempre più ‘selvaggio’ che mai e le disparità tra i ricchi e i poveri si sono allargati in maniera allarmante negli ultimi anni.

Mi ricordo di Red Lion Square nei suoi anni di degrado quando era alloggio per i senza tetto e gli alcolici e drogati.

In una recente visita ho incontrato, invece, una piazzetta messa per bene con un cafè bar e panchine dove gli impiegati attorno possono passare la loro ora di pranzo e le mamme portare i loro bambini.

 

Anche se, purtroppo, poche delle case originali sono ancora in piedi e se, perfino, il mio ufficio è stato rimpiazzato, Red Lion Square (chiamata dopo un vecchio pub del ‘Leone rosso’) serba delle memorie importanti per tutti quelli che credono nella libertà di pensiero e combattono le tendenze neo-fasciste che, purtroppo, rimangono sempre nella nostra era.

Per esempio, in mezzo al giardino c’è la statua di Fenner Brockway (1888-1988), grande pacifista, capo del partito laburista indipendente, vegetariano, giornalista, militante per l’indipendenza dell’India, capo della lega contro l’imperialismo, contro il traffico delle armi, scrittore di romanzi utopici, amico di George Orwell e partigiano con lui nella guerra civile spagnola, anti-razzista, anti armi nucleari, presidente per la pace in Vietnam, riformatore del sistema d’incarcerazione e membro della società umanista ed etica di South Place, che ha la sede nella Conway Hall sulla medesima piazza.

A pensare che avere delle idee come Brockway, già ancora poco facile oggi, doveva essere una sfida molto più difficile nella prima metà del secolo scorso. Infatti, Brockway fu imprigionato e tenuto in isolamento per la sua opposizione alla Grande Guerra.

Un altro grande, commemorato nella piazza del Leone Rosso, è il filosofo (fondatore della filosofia analitica), storico, premio Nobel per la letteratura, attivista politico e matematico, Bertrand Russell (1872-1970), amico di Lord Brockway e con idee molto simili per le quali, anche lui, fu imprigionato. Disse anche, notoriamente, ‘non morirei mai per quello che credo perché forse potrei essere sbagliato.’

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Russell fu anche grande ammiratore del poeta che ha vissuto a Bagni di Lucca, Percy Bysshe Shelley, il quale sapeva a memoria. Incontrò perfino Lenin (che lo deluse).

Due altri grandi associati con questa piazza, trascurata da troppi turisti, sono il poeta e artista di origine Italiana, Dante Gabriel Rossetti e William Morris che fondò la sua ditta di ‘arts and crafts’ in questa casa.

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Più recentemente, fu in questa piazza che, nel 1974,  morì un giovane studente, Kevin Gately, alle mani delle forze dell’ordine durante una protesta contro il National Front, un partito di estrema destra.

A questo punto chiederete che cos’è il South Place (Conway Hall) Ethical Society. E’ la più antica società di liberi pensatori nel mondo, (penso anche a quella di Montefegatesi), fondata nel 1888 da William Johnson Fox che cominciò come predicatore religioso e finì come umanista.

L’oggetto della società è quella di sviluppare lo studio, la ricerca e l’istruzione nei concetti etici ed umanisti.

L’edificio art deco contiene la biblioteca etica più grande del mondo.

 

Ha una bella sala col motto ‘sia vero a te stesso’.

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In questa sala, di ottime acustiche, ogni domenica c’è una serie di concerti di musica da camera che risale al 1887.

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Insomma, Red Lion Square, cosi’ poco distinta in aspetto, contiene molte importanti memorie, non solo personali, ma anche di persone e di idee che hanno tanto lottato per farne del nostro pianeta un mondo migliore.

Chissà se mai lo diventerà?

Charlot a Londra

Quando il grande Charlot (o, come gli inglesi lo riconoscono, ‘Charlie Chaplin’), ritornò a visitare i suoi luoghi natali a Walworth nella Londra del sud, vicino alla zona chiamata ‘Elephant and Castle’, non volle visitare un certo edificio. Era l’ospizio di mendicità, il ‘Lambeth Workhouse’, un posto temuto per le sue degradanti umiliazioni e dove la famiglia di Charlot fu intrattenuta per ben due volte prima che il bambino avesse nove anni di vita.
Il padre alcolico era quasi sempre assente da casa e, quando Charlot compì quattordici anni, la sua mamma fu ammessa nel manicomio di Cane Hill, (un luogo conosciuto da noi quando si visitava forse l’allievo più educato della nostra classe di scuola media, e dove morì a causa di una medicina datagli in errore.)

Intanto, il padre di Charlot morì di cirrosi del fegato poco dopo l’entrata della mamma in manicomio.

 

 

Tali furono le memorie traumatiche per il sommo artista di questo luogo triste.

Entrando nel mondo del teatro di varietà Charlot divenne membro della compagnia di Fred Karno, assieme a Stan Laurel (che poi si mise assieme con Oliver Hardy come ‘Stanlio e Olio’.)

La compagnia andò a far un tour in America e, già nel 1918, Chaplin era diventato il più famoso attore, direttore e regista comico del mondo.

Ora l’ospizio infame ospita il museo del cinema, fondato da due appassionati, Ronald Grant e Martin Humphries, nel 1986.

La collezione si concentra sul fenomeno sociale del cinema. Mi ricordo le lunghe file per vedere l’ultimo film, le collezioni di cartoline di famosi attori, i sedili ‘a due’ nell’ultima fila per i fidanzatini, le mascherine in elegante divisa che mostravano i nostri posti con le lampadine tascabili color rosso, i portaceneri con lo smog delle cigarette che imbruniva le mura della sala, i venditori di gelati e bibite con il vassoio appeso sul loro collo, il concessionario in splendido uniforme, e il club per ragazzi del cinema con spettacoli il sabato mattina (la scuola in Inghilterra è solo dal lunedì al venerdì).

 

 

Più di tutto mi ricordo del passato splendore dei cinema. Costruiti in festoso stile art deco mostravano un altro mondo fantasioso, pieno di bellezze soltanto sognate. Purtroppo così tanti cinema sono stati demoliti. Però ne esistono a Londra certi capolavori come questo di Tooting.

 

 

In Italia, a Firenze, l’Odeon vicino al Palazzo Strozzi dona una bellissima idea del cinema di una volta.

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Tutto questo magico mondo di ‘cinema paradiso’ scomparve rapidamente con l’entrata del televisore nelle case degli inglesi. Nel mio caso, il babbo si è abbassato ad accettare una televisione (a noleggio) nel nostro salotto ma, allarmato dalla nostra fissazione sul piccolo schermo, dopo qualche settimana la restitui’ alla ditta di noleggio (Radio Rentals). Rispondendo, però, ai nostri piagnucoli, disse, ‘per ricompensa vi porterò al cinema ogni settimana’.

Più tardi ritornò l’infame televisore a casa, ma mi ricorderò sempre di quell’epoca d’oro di famiglia quando si usciva tutti insieme a vedere film come ‘The Sundowners’, ‘Cry for Happy’ e ‘The Greengage Summer’.

La collezione del museo è vasta e si può solo vedere una parte alla volta. Un portiere in splendida livrea ci ha accolto con una divertente introduzione e poi abbiamo visitato il museo.

Nella vecchia cappella del ‘workhouse’ abbiamo goduto un thè e biscotti.

 

 

La visita è finita quasi cinque ore dopo con un bel montage di film vecchi.

Insomma, per quelle ore eravamo incantati dalla magia del cinema come non ci è successo da molto tempo.

Sono sempre più dell’opinione che, vedendo il mondo com’è, la televisione danneggia la salute. Frequentero’ il cinema di più col suo grande inimitabile schermo e ritornerò a diventare bambino di nuovo!

 

 

I Giardini Lungo il Tamigi

I giardini del lungofiume, che si trovano sulla sponda nord del Tamigi nel centro di Londra, offrono un oasi di pace per gli impiegati che lavorano attorno.

Ci sono attività e concerti durante l’estate.

dscn1421_1-190291637.jpgIl ‘Thames embankment gardens’ furono aperti nel 1870 nello spazio creato dalla costruzione di un muro che non solo poteva proteggere la città dalle inondazioni ma poteva dare spazio ad una nuova fogna e sconfiggere le epidemie di colera che si manifestavano nella città. L’architetto e l’ingegnere di quest’opera fu Joseph Bazalgette.
Si può vedere dove era la sponda originale del fiume in questo portone, detto il York Water Gate, che dava sbocco per l’atterraggio delle chiatte al Palazzo del Duca di Buckingham, George Villiers.

 

I giardini sono molto ben curati con una bella varietà di fiori e piante.

 

Sono anche un veritabile salotto per i grandi ed i buoni.

Ecco la statua al grande poeta scozzese Bobbie Burns.

 

Qui si trova il monumento dedicato a quelli che hanno combattuto nel medio Oriente durante la prima guerra. Pensai subito a Lawrence of Arabia.

 

Tra le statue c’è una, dello scultore gallese Sir William Goscombe (1903), che ricorda il grande compositore Sir Arthur Sullivan, famoso per le sue operette, tra le quali il ‘Mikado’, che dette ispirazione a Giacomo Puccini per la sua ‘Madama Butterfly’.

Lo sguardo di Sullivan si dirige verso il Savoy Theatre dove ebbe i suoi grandi successi.

Quale uomo non serba segretamente nel cuore il desiderio di essere compianto da una muse così bella?

 

Per me questa donna rimane tra le più attraenti e sensuali di tutte – eccetto, si capisce, mia moglie!

 

Lo sguardo retto,

mentre ai suoi piedi

piange una dea.

La Storia di un’Aristocratica Italiana a Londra

Sono stata battezzata col nome Virginia, ma mi chiamano ‘Ginnie’, e sono nata di padre italiano e madre ungherese.

Frequentai una scuola di convento nella parte Rumena dell’impero Austro-Ungarico.

Mi descrivevano come una ragazza ribelle e poco ‘comme il faut’, come dicono i francesi. Per esempio, mi sono fatta fare un tatuaggio di un grande serpente sul davanti della mia gamba destra. Oggi, forse, non si batte un occhio ma a quei tempi era considerato scandaloso per una ragazza ‘per bene’ farsi tatuare.

La mia famiglia non era troppo benestante e così sono andata alla ricerca di un marito ricco. Ho scelto il conte Spinoza, un po’ anziano ma con le tasche piene! Mi regalo’ perfino una Lancia e imparai a guidarla in un epoca dove anche andare in bicicletta era considerato ‘outre’ per le donne.

Anche se potevo avere tutto quello che desideravo il matrimonio fallì. Imparai che ci vuole anche l’amore, oltre ai soldi, in un unione e il conte non mi poteva affatto soddisfare. Ho dovuto ricorrere alla Sacra Rota e il matrimonio fu annullato.
Sola, senza figli, ma con un ampio mantenimento dal vecchio, sono ritornata ad essere la signora Peirano.

Poi, durante una vacanza nelle Alpi francesi, ho incontrato l’amore della mia vita. Nato nel 1883, e più giovane di me di circa dieci anni, era il figlio minore di Sydney Courtauld, discendente di profughi protestanti francesi ugonotti, e fratello del fondatore del Courtauld institute di Londra.

La famiglia di Stephen fece la sua fortuna nell’industria dei tessili, inventando il primo tessile artificiale, il rayon, che è così simile alla lussuosa seta. Con questo brevetto è diventata la famiglia tra le più ricche del Regno Unito.

Stephen non fu soltanto ricco. Era un bel uomo e appena mi vide all’apres ski gli venne una cotta per me che non l’ha mai lasciato, anche se ammetto che sono una persona un pochino fuori dalla solita figura di aristocratica inglese con un temperamento abbastanza focoso.

Amavo però il carattere colto, timido, calmo, cauto e generoso di Stephen.
E anche coraggioso! Fu il primo a scalare, come montanaro esperto, la cosiddetta ‘faccia innominata’ del Monte Bianco quando ci siamo incontrati per la prima volta nel 1923. Per poi non parlare del suo coraggio nella grande guerra dove, a Gallipoli, nella brigata degli ‘artist’s rifles’, (composta da pittori, scrittori, artisti), gli fu conferito la medaglia all’ordine militare. (La vita media di un soldato al fronte durante quell’epoca terribile era di sole sei settimane…..).

Ci siamo sposati nel 1923 a Saint George’s Hanover Square. Stephen non entrò negli affari della sua ditta ma si dedicò invece alle opere di beneficenza e di cultura. Fece una magnifica collezione di quadri di pittori moderni e antichi; fu parte dell’amministrazione di Covent Garden e della grande Cinecittà di Ealing (era amico di Korda, marito della stupenda Merle Oberon, la Cathy nel film ‘Cime Tempestuose’ con Sir Lawrence Olivier).

La realizzazione più grande di mio marito, anzi, più correttamente, direi di noi due, fu l’acquisto per novanta nove anni del contratto di locazione dell’antico Palazzo Reale di Eltham nel 1933. Si cercava un posto vicino al centro di Londra ma quieto e campestre e l’abbiamo trovato in un fienile cadente che, una volta, faceva parte di un maestoso palazzo del re Edoardo II. Iniziato nel 1305, qui nacque il re Enrico ottavo che nel palazzo ricevette Thomas More e Erasmo!
La grande sala è la terza più grande in Inghilterra con un soffitto ligneo detto ‘a raggio di martello.’ Bastava a me vederlo per la prima volta per dire a Stephen ‘facciamo di questa desolazione la nostra casa.’

 

 

In tre anni i nostri architetti John Seeley e Paul Edward Paget trasformarono le rovine del palazzo in una dimora che, allo stesso tempo fu criticata come ‘la più bella dimora in stile ‘art deco’ delle nostre isole’ e come ‘una fabbrica di tabacchi situata nel posto sbagliato’!

Ma a noi non c’importava quello che dicevano gli altri. Quando li invitavamo alle nostre feste, quando vedevano le nostre attrezzature più moderne: la centralina telefonica, l’impianto di riscaldamento sotto-pavimento (anche per la grande sala medioevale), le camere per gli ospiti con armadi a muro, sistema radiofonico, sale da bagno en suite, il cinema….insomma, tutte le nuove tecnologie dell’epoca e tutte inserite in un palazzo con intarsi, mosaici, finestre illuminate, bas-relief…i nostri ospiti rimanevano a bocca aperta!

 

 

Il marchese Pietro Malacrida ci ha aiutato molto nel design del nostro paradiso della Londra sud-est. Erano sue le idee per le luci nascoste, i tappeti, i mobili, le porte decorate con le nostre creature preferite…

Parlando di animali non mi scorderò mai del mio amato lemure Mah-Jongg, soprannominato ‘Jonghi’. Fu comprato a Harrods nel 1923 e visse con noi quindici anni (poteva avere vissuto più a lungo – certi lemuri giungono fino a trent’anni). Veniva con noi sui nostri viaggi e aveva la sua stanza, riscaldata si capisce, con una scala di bambù dalla quale poteva scendere e gironzolare dove voleva in casa.

 

Guai a chi prendeva eccezione al nostro amatissimo Jonghi. Veniva morso! Era un ottimo giudice di carattere. Purtroppo sbaglio’ una volta. Stephen aveva sponsorizzato una spedizione aerea attraverso le zone polari nel 1930. Jonghi morse la mano del radio tecnico Percy Lemon che prese un infezione che ritardo’ la spedizione per tre mesi.
In mancanza di figli Jonghi era il nostro grande amore.

 

Non si deve però dimenticare il nostro bel alano.

Ritornando al nostro palazzo ricordiamo l’amico svedese, Rolf Engstromer, che progettò la stupenda sala d’ entrata con i suoi suggestivi intarsi evocando le città dell’Europa nordica e quella mediterranea.
L’intero complesso è circondato da un fossato attraversato dal più antico ponte di tutta Londra. Come giardiniera entusiasta mi son data a creare un giardino dopo l’altro. Mi sono particolarmente affezionata a creare quello delle rose.

 

Purtroppo tutte le cose più belle durano poche. È scoppiata la seconda guerra, mio marito fu chiamato a servizio di protezione civile e nel 1940 una bomba incendiaria del nemico colpi’ il tetto della grande sala mettendo una parte alle fiamme.

Non ce la facevo più. Ero già diventata vecchia. Non si poteva rimanere a Londra così. Nel 1944 abbiamo lasciato l’amato Eltham Palace e donato gli anni rimasti del nostro contratto di locazione all’esercito britannico che, fino al 1992, ha usato l’edificio come scuola per ufficiali militari.

Abbiamo passato i nostri ultimi anni nel paese che ora si chiama Zimbabwe e costruito un altro bel posto a Penhalonga.

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Anche lì Stephen dette molto alla comunità con fondi per nuove scuole, una galleria nazionale, un teatro e una sala di concerti.

Anch’io contribuì, migliorando la vita delle donne di Zimbabwe.

La nostra casa in Africa ora è diventata un albergo di lusso. Ci siamo poi spostati sull’isola di Jersey. Stephen morì nel 1967 e io incontrai il Redentore nel 1972.

Abbiamo avuto una vita felice e fortunata. La nostra ricchezza l’abbiamo usata a migliorare le sorti di quelli meno propizi di noi. Siamo stati patroni degli artisti e……..siamo riusciti a salvare un palazzo reale per la nazione. Godetevelo!

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(Io, Jonghi e Stephen)

La Chiesina Modello per ‘Via col Vento’

La chiamo la chiesa del ‘Via col Vento’ e l’ho già descritta nella seconda parte del mio post a
https://longoio3.wordpress.com/2018/04/22/7850/

Non potrei superare quella mia descrizione di una chiesina che ha servito come modello per la caratteristica chiesa rurale degli Stati Uniti.

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Mi mancava, però, di sentirne l’organo, costruito da William Drake di Buckfastleigh, Devon, nel 1991 e utilizzando la cassa storica fatta da Abraham Jordan nel 1732.

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La chiesina, chiamata Grosvenor Chapel, fa parte della parrocchia di Saint George Hanover Square (la parrocchia di Haendel), ed è famosa per l’alta qualità della sua musica; ogni martedì, all’ora di pranzo, si tengono concerti l’organo. Esistono già due CD del coro della cappella.

L’organista il martedì 14 agosto era Alex Flood della cattedrale di Saint Albans.

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Questo era il suo programma:

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L’organo è idoneo per questo tipo di musica, avendo le seguenti caratteristiche:

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La ciaccona di Buxtehude, genitore artistico di Bach, è ben nota. Meno nota è la storia di Davide e Golia di Kuhnau raccontata con musica molto descrittiva. Di Strodgers si conosce pressoché niente ma la sua fantasia era molto ben elaborata

Per me la trascrizione per organo, di Flood, della suprema ciaccona che termina la partita in re minore per violino solo di Bach era il clou del concerto.

La trascrizione, fedele allo spirito dell’originale, senza retorica romantica, ha concluso un ora di pranzo con supremo gusto e ci ha nutriti col pane spirituale che la buona musica ci può sempre donare.

Nella gran città:

chiesina campagnola,

odor di prati.

 

 

 

Piazzolla a Piccadilly

Non tutte le chiese del grande architetto rinascimentale, Sir Christopher Wren, si trovano nella City. Nel West End, a pochi passi dalla statua di Eros a Piccadilly Circus, la chiesa di Saint James, costruita nel 1685 di mattoni rossi, con rifiniture in pietra di portland stone, si presenta elegante e spaziosa.

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Nel suo sagrato, ci sono i mercatini: il lunedì e martedì, di cibo, il mercoledì e il sabato, di artigianato. Siamo venuti il lunedì scorso e c’era da scegliere da mangiare indiano fino a quello dell’Argentina.

 

L’interno della chiesa ha una splendida volta a botte, un organo risalente al 1686 di Renatus Harris, in restauro, con splendida cassa di Grinling Gibbons, e le consuete gallerie per i parrocchiani.

 

Di notevole valore artistico sono due opere del grande scultore ligneo, Grinling Gibbons: il dorsale dell’altare eseguito in legno di tiglio:

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e la fonte battesimale, questa volta scolpita in marmo.

 

St James (Giacomo) ha una vivace vita liturgica e culturale. E’ famosa per i suoi concerti e ci siamo venuti per sentirne uno.

Doveva essere una violinista a suonare Bach ma invece ci ha fatto alquanto piacere sentire una giovane pianista argentina, Julieta Iglesias, presentare un ‘omaggio a Piazzolla’.

Questo era il programma:

 

Non avevo mai sentito Piazzolla senza l’intervento del bandoneon. Ascoltarlo suonato sul solo pianoforte era dunque un’esperienza nuova e mi è veramente piaciuta, e emozionato, tanto.

 

L’esecuzione fluida e molto naturale di Julieta era squisita. Il suo sangue, metà argentino e metà italiano, si sentiva nel linguaggio idiomatico attraverso il quale trasmetteva il sempre presente sotto-battito del tango, qual volta lirico, qualvolta impetuoso nelle opere di Piazzolla:

Intanto il profumo di bistecca all’argentina dal mercatino entrava nella navata non solo aumentando l’atmosfera Piazzolliana ma anche la nostra fame!

Mi faceva anche ricordare quella giornata indimenticabile del 2013 quando fu celebrata alla fortezza di Mont’Alfonso, vicino a Castelnuovo di Garfagnana, la riscoperta della discendenza del grande compositore dai nonni abitanti di Massa di Sassorosso.

Il brano intitolato ‘Adios Nonino’ ebbe, così, una risonanza speciale.

Bravissima la Julieta che incoraggia anche la presente generazione di compositori argentini, in particolare Mauro de Maria.

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Ascoltate le registrazioni della Iglesias su Youtube per capirne di più.

Potrete anche consultare i miei post su Piazzolla e la sua celebrazione nella Garfagnana che troverete a:

https://longoio.wordpress.com/2013/08/12/dont-cry-for-me-sassorosso/

Terre lontane:

mestizia d’un tango,

tocco di labbra.