Il Comune di Winston Churchill

Qualche settimana fa mi sono trovato in un comune di Londra, il quale rappresentante parlamentare una volta era Winston Churchill. Infatti, nel comune c’è questa statua che commemora il grande statista e storico che salvò il Regno Unito dal barbarismo nazista e che era fiducioso in una nuova Europa.

Chingford si trova nel nord di Londra vicino alla grande foresta di Epping, una volta una riserva di caccia ai cervi per i re e le regine. Infatti, qui si trova la cosiddetta ‘Queen Elizabeth’s Hunting Lodge’ che risale al 1543 e fu usata dai reali come tribuna per osservare la caccia.

Questo grazioso edificio a graticcio è ora adibito per i matrimoni e per le mostre.

La chiesa parrocchiale, in stile gotico, di Chingford si trova in mezzo a un ampio  ‘village common’  (campo del comune).

La chiesa fu cominciata nel 1844 dall’architetto Lewis Vulliamy (che scrisse un bel libro sul ponte di San Trinita, Firenze) ed è quella parte che si vede per primo quando si entra e che consiste di un’unica navata. La chiesa fu ampliata nel 1903 dal grande architetto, Sir Arthur Blomfield che diede all’aggiunta, la forma di tre navate.

A me è piaciuto molto il soffitto di questa chiesa che è dedicata a San Pietro e Paolo. Carine anche le vetrate illuminate.

Da visitare anche la chiesa di Tutti i Santi a Chingford Mount (conosciuta localmente come la vecchia chiesa) che risale al dodicesimo secolo.

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Mi sono avviato a Chingford principalmente per ascoltare un concerto sul magnifico organo.

Mi è sembrata , però, una parte di Londra abbastanza interessante e amena e certo ritornerò per passeggiare nella foresta di Epping. Quali parti di Londra, insomma, non hanno cose d’interesse a vedere ed esplorare?

Città villaggio:

una campagna urbana

si stende attorno.

 

 

 

 

La Casa di un Profugo a Londra

C’era un tempo, prima di questo dannato Brexit, quando il governo del Regno Unito era ben più accogliente ai suoi vicini sul continente d’Europa. Con l’arrivo del nazismo, la crescita dell’antisemitismo e l’annessione dell’Austria dalla Germania nel 1938, la vita di uno dei grandi nello scorso secolo, Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi, era in grave pericolo. Già nel 1933 i suoi libri furono pubblicamente bruciati e, negli anni seguenti, emigrò la maggior parte della comunità psicoanalista ebrea.

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Nel 1938, con l’aiuto di amici e il pagamento di una ‘tassa’ al terzo reich, Freud e la sua famiglia riuscirono a fuggire da una Vienna sempre più violenta a una Londra aperta al suo pensiero e le sue opere. Fino alla sua morte l’anno successivo, Freud visse in questa casa, costruita nel 1920 e vicina alla stazione underground di Finchley Road.

 

Gli ultimi giorni di Freud, sebbene avesse in forma avanzata il cancro al palato (era un grande fumatore di sigari), sono stati passati serenamente. Disse che la sua nuova dimora londinese era molto più confortevole dell’appartamento a Vienna. Scrisse il suo grande libro su Mosè e il monoteismo e fu visitato da molti amici e ammiratori, incluso Salvador Dali, che gli fece un ritratto.

In più, continuo’ la sua pratica con i pazienti.

La casa è rimasta tale quale era al tempo della morte e, nel 1982, la figlia Anna, anche lei psicoanalista, la aprì come museo.

Il ‘Sanctum Sanctorum’ nel pian terreno contiene il famoso sofà, dove i pazienti di Freud, in libera associazione d’idee e di pensieri, svuotarono la loro psiche all’orecchio dell’esperto dottore che rimase seduto, fuori della loro vista, sulla poltroncina verde a sinistra.

Qui si trova lo studio di Freud con la sua magnifica collezione di reperti archeologici provenienti dall’antica Grecia e Roma, l’India e (il suo preferito) l’Egitto dei faraoni.

Freud disse che la psicoanalisi era analoga al lavoro dell’archeologo: come l’archeologo ricostruisce la plausibile forma di un vaso dai cocci trovati, così lo psicoanalista ricostruisce l’origine della psicosi del paziente dai frammenti della memoria e dei sogni che scoperchia.

In più, disse Freud che il conscio si corrode mentre l’inconscio rimane. Le cose delle quali siamo meno consapevoli della nostra vita mentale sono proprio quelle che persisteranno e che la condizioneranno.

Freud era particolarmente ben letto e nella sua biblioteca si trovano titoli di filosofia, arte, medicina, storia e archeologia.

Il piano superiore contiene la camera della figlia Anna.

Inoltre c’è una stanza che, in quest’occasione, ospitava una mostra sull’antico Egitto e il suo significato per Freud.

In questo rispetto mi è piaciuto sentire il seguente aneddoto: una volta i gatti erano antipatici al dottore affinché entrasse un giorno, per l’aperta finestra, un gattino che si diresse verso la statuetta della dea Bastet davanti alla quale cominciò a fare le fuse. Da quel giorno Freud ordinò un piatto di latte per il gattino, che ritornò quotidianamente.

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Freud era particolarmente innamorato del suo cane chow chow e del squisito giardino:

Ambedue Sigmund e Anna amavano questo pianerottolo pieno di luce. Mentre lui leggeva lei faceva maglieria e ricami. (La begonia è sempre quella pianta del 1938…)

Nella limonaia che apre sul giardino c’è un piccolo negozio dove si possono comprare libri su Freud e la psicoanalisi. Tra questi ho notato questo, scritto da un mio compagno di università che, purtroppo, anch’esso è morto di cancro, nel 2015.

Per me Freud ha un significato ugualmente importante come pensatore e come dottore; la sua casa mostra come una Londra, già con la tradizione di ospitare profughi rivoluzionari come Mazzini e Marx, abbia potuto trovare posto anche per Freud.

Speriamo proprio che questi valori di ospitalità e tolleranza, già mostrati in un paese minacciato dal nazi-fascismo teutonico, possano aiutare a superare la tragedia del brexit che sta ora travolgendo la nazione per più di tre anni.

Perchè del perchè?

Domande mai risposte:

la mente arcana.

 

 

 

 

 

Una Festa di Musica nella City

Con questa settimana il festival estivo di musica tenuta nella squisita chiesa di Saint Lawrence Jewry, centro religioso del municipio della City e situata presso il palazzo municipale, il ‘Guildhall’, finisce.

Ogni concerto che durava dalle tredici alle quattordici è stato gratuito (con offerta). Siamo riusciti a sentire nove dei dieci concerti – momenti di riflessione benvenuti durante le nostre varie commissioni nella città – e ogni concerto ci ha illustrato nuovi aspetti del mondo musicale.

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Ecco i programmi (che non erano sempre seguiti rigorosamente) dei vari concerti ai quali siamo riusciti ad assistere, seguito dalle fotografie dei partecipanti, la gran parte dei qua li erano giovani e tutti bravissimi.

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Come potrete capire il tema dei concerti era l’infame Brexit che ha lacerato questo paese, origine della madre dei parlamenti, socialmente ed economicamente. Nel campo artistico, nondimeno, l’intreccio tra il Regno Unito e il continente è sempre stato fondamentale. Mendelssohn, per esempio, fece dieci viaggi in Inghilterra, fu il maestro di musica della regina Vittoria e compose una ‘Scottish Symphony’. Liszt fu ospite della bisnonna della vicina di pianista Tessa Uys a Highgate. Mozart compose le sue prime due sinfonie a Pimlico, Londra. Il Nonno di Gerald Finzi era di famiglia ebrea italiana. Handel, che passò quasi l’intera vita creativa a Londra, era nato a Halle, Germania. Beethoven era un grande ammiratore dell’Inghilterra e compose delle variazioni sull’inno nazionale, ‘God Save the Queen’. Haydn scrisse dodici sinfonie, dette ‘London symphonies’, per i suoi due viaggi a Londra. Insomma, attraverso i secoli, la lista di contatti artistici-musicali tra il Regno Unito e il resto dell’Europa rimane inesauribile, per non parlare poi degli scambi di musicisti e compositori – da Geminiani, Lucchese, a Pappano, direttore dell’opera di Covent Garden.

E’ per questa ragione che l’ombra scura della Brexit è così travolgente, retrograda e anti-costruttiva. Rimango di stucco che, perfino in un comune, famosa da secoli per le sue acque e cure in tutta l’Europa, contenga residenti inglesi brexitiani e, addirittura, degli italiani che pensano che la brexit, finanziata da ricchissimi e corrotti politici che desiderano evitare le nuove leggi anti-trust dell’UE, sia una valida protesta contro l’unione europea!

Londra rimane sicuramente un luogo importantissimo per la musica. C’è così tanta varietà e non solo di musica classica occidentale ma, come consueto in una citta’ multiculturale, musiche da tutte le parti del mondo. Quest’aspetto vitale è stato dimostrato nei concerti delle due settimane prelibate che finiscono oggi con una bella esecuzione di un complesso di ottoni, seguito da un ben meritato ricevimento.

Grazie infinite al direttore della serie, Stuart Whatton B. Mus FRCO FRSA.

Musica, balsamo

per le nostre amarezze:

suono aureo.

 

I Giardini Pensili di Londra

Fu da amici che abbiamo scoperto l’esistenza di una pergola fantasiosa sulla collina che domina il parco di Golders Hill,  descritto nel mio post a https://longoio3.wordpress.com/2019/07/17/il-parco-oltre-la-brughiera/

In quell’occasione non avevamo il tempo per godere la pergola. Questa settimana decisi di visitarla verso la fine di una gita che mi portò alla cima di Parliament Hill Fields a sud di Hampstead Heath, l’immenso spazio verde del nord di Londra.

La vista della metropoli da Parliament Hill fields è vasta, anche se non così panoramica di quella di Primrose Hill poiché è un po’ oscurata dagli alberi.

Sono entrato nella grande foresta di Hampstead, dove ci si trovano laghetti dove si può praticare il ‘nuoto selvaggio’.

Guardando i nobili alberi pensavo al poeta Keats che  li descrive come quei senatori vestiti di verde di possenti boschi.

(‘Those green-robed senators of mighty woods’.)

Nella foresta si perde. Il verde mi avvolge. Dimentico di essere in una delle grandi città nel mondo affinché ritorni il suono del traffico. Attraverso la strada e ricomincia Hampstead Heath.

Prendo un sentiero a sinistra. Apro un cancello e poco dopo mi trovo all’inizio di una pergola. Ma che pergola! Sembra continuare per sempre. Si svolta a sinistra, a destra. Continua con cupole di legno, tempietti, balaustre. Guardando giù dalle pareti ai prati mi pare di essere in una magica revocazione dei giardini pensili di Babilonia, come immaginati nelle illustrazioni che vidi nell’enciclopedia per bambini sulle sette meraviglie dell’antico mondo.

La pergola fu l’idea di un filantropico industrialista e produttore delle prime saponette confezionate di sapone, William Lever, Viscount Leverhulme, che costruì un villaggio ‘ideale’ per i suoi impiegati a Port Sunlight e che fu anche Massone e patrono delle arti. Insomma, un vero capitalista socialista …

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Era una sua stravaganza che ha anche un uso pratico come contrafforte della collina sulla quale sorge il palazzo che Lever costruì letteralmente sulle bolle di sapone ‘Lux’ e ‘Pears’.

Immaginate che belle serate di feste saranno state svolte qui con le lanterne sotto quest’immensa pergola. Oggi, certamente diventerà meta per fotografie degli sposi novelli.

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(John Singer Sargent)

E tutto questo è quasi andato perduto; la pergola fu abbandonata nel dopoguerra e solo negli ultimi anni è stata salvata dal degrado.

Adesso non può che rinascere sempre più bella. Attendo il tempo quando sarà fiorito il glicine. Sarà allora veramente un paradiso terrestre camminarci sotto con l’amata!

Sogni scomparsi

in bolle di sapone:

olezzo dolce.

 

 

Le Abbazie di Londra e i loro Scandali

Le comunità monastiche di Londra all’epoca medioevale superavano più di sessanta.

Oggi sono poche ma, certo, non fino al punto che il turista alla metropoli pensa che esista solo Westminster Abbey, la chiesa reale dove i sovrani d’Inghilterra sono incoronati.

Rimangono, invece, più di dieci testimonianze delle comunità monastiche nella regione di Londra. Queste si possono dividere nelle tre seguenti categorie:

  1. Abbazie che sono state trasformate in chiese parrocchiali.
  2. Abbazie che si trovano in stato di rovine.
  3. Abbazie che sono state ricostruite dopo la loro distruzione nel grande scisma del 1534.

Della prima categoria è molto bella Waltham Abbey, sepoltura del Re Aroldo, ora la chiesa parrocchiale di Waltham della quale potete leggere il mio post a https://longoio3.wordpress.com/2018/04/16/7705/

C’è anche la magnifica Saint Helens Bishopsgate, la chiesa di Shakespeare, che descrivo a https://longoio3.wordpress.com/2018/11/30/la-chiesa-di-shakespeare-a-londra/

La chiesa dei Templari è spettacolare. Il mio post su essa si trova a https://longoio3.wordpress.com/2019/03/03/con-i-cavalieri-del-tempio/

Saint Bartholomew rimane la chiesa più antica di Londra e fu fondata nell’era normanna.

Della terza categoria sono state ricostruite le abbazie di Ealing, Stratford e Woodford Green.

Abbiamo visitato Ealing Abbey la domenica scorsa. E’ una fondazione benedettina del 1897 ed è nota per la sua bellissima architettura neogotica di Frederick Arthur Walters (1849–1931), scozzese cattolico, la sua tradizione musicale con un magnifico organo e l’uso del canto gregoriano nelle liturgie e la sua scuola.

 

Purtroppo, abbiamo appreso che, nel marzo 2011, l’abate è stato accusato di abuso di minorienni nel periodo in cui era insegnante della scuola.  E’ fuggito e nel maggio 2016 è stato arrestato in Kosovo e ha dovuto affrontare l’estradizione nel Regno Unito dove, nel 2017, è stato condannato per reati sessuali e condannato a diciotto anni di reclusione. Ho saputo di questo fatto dopo la nostra visita e allora ho capito perché l’attuale abate mi domandò perché scattavo fotografie dell’abbazia. ‘Attenti a non scattare fotografie che includono bambini’. ‘Certo di no’, risposi, e offrì di farlo esaminare le fotografe sul mio apparecchio. Rispose ‘non sarà necessario. Ci credo che fotografi in buona fede.’

Delle abbazie della seconda categoria, cioè in rovine, un peccato di un’altro tipo diede origine all’abbazia di Lesnes in Abbey Wood, nel quartiere londinese di Bexley.

L’anno 1178 vide la fondazione dell’Abbazia di Santa Maria e di San Tommaso Martire a Lesnes da Richard de Luci, Capo Giustiziere d’Inghilterra. Fu costruita per penitenza per l’omicidio di Thomas Becket, nel quale fu coinvolto. Nel 1179, de Luci si dimise dal suo ufficio e si ritirò nell’abbazia, dove morì tre mesi dopo. Fu sepolto nella sala capitolare.

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(Assassinio di San Thomas Becket)

E’ interessante notare che la prima parte della Via Francigena passa da Londra a Canterbury dove i pellegrini si avviano alla tomba del san Thomas Becket, episodio che diede origine al meraviglioso volume di racconti di Chaucer e al film di Pasolini.

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(Statua di Pellegrino scolpita da un tronco di albero a Lesnes Abbey)

L’abbazia non divenne mai una grande comunità e fu chiusa dal cardinale Wolsey nel 1525, con un permesso di sopprimere i monasteri di meno di sette detenuti. Fu uno dei primi monasteri ad essere soppressi dopo lo scioglimento dei monasteri nel 1534.

Conosco l’abbazia dal tempo del nostro matrimonio. Si trova sulla Green Chain Walk (il grande sentiero verde di Londra) ed è circondata da un parco e un giardino ornamentale, detto il vivaio dei monaci.

 

Sul lato nord dell’abbazia si trova un grande gelso (Morus nigra), uno dei primi importati in questo paese nel seicento.

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Anche se Lesnes Abbey è in uno stato di estrema rovina, si può facilmente distinguere i suoi vari reparti: la chiesa, il chiostro grande, la sala capitolare, il refettorio, il dormitorio

 

e la biblioteca nella quale si trovava il Missale di Lesnes, ora al Victoria & Albert Museum di Londra.

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Ho visitato Lesnes Abbey la settimana scorsa. La stagione più bella per visitare questa rovina dove, come descrive Shakespeare nel suo sonetto numero settantatré:

‘Bare ruin’d choirs where late the sweet birds sang’.

(spogli archi in rovina dove, ameni, cantarono gli uccelli)

è certamente la primavera quando i narcissi selvatici si propagano attorno le rovine e nei boschi attigui.

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Sempre salmodia

tra gli archi l’uccellino:

sboccia il narciso.

 

Il Veliero Più Veloce nel Mondo

Da una tenera età ho conosciuto la ‘Cutty Sark’ che si trova a Greenwich. Il nome della nave viene dal scozzese per ‘camicetta per donna’.

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Costruita sul fiume Clyde, Glasgow, nel 1869 per la Jock Willis Shipping Line, fu una delle ultime clipper (la parola ‘clipper’ significa sveltezza) per il trasporto del tè ed è una delle più veloci, arrivando alla fine di un lungo periodo di sviluppo del design, che s’interruppe quando le navi a vela furono sorpassate da quelle a vapore.

La velocità era importantissima perché le prime navi che sbarcavano nel porto di Londra dalla Cina comandavano i prezzi più alti nel mercato per il tè.

L’apertura del Canale di Suez nel 1869 indicava che le navi a vapore ora avevano una rotta molto più breve verso la Cina, quindi la Cutty Sark trascorse solo pochi anni nel commercio del tè prima di dedicarsi al trasporto di lana dall’Australia, dove detenne il record di velocità dei clipper della Gran Bretagna per dieci anni (73 giorni per salpare 19711 kilometri, equivalente a 270 kilometri al giorno, cioè quasi 12 kilometri all’ora.)

I miglioramenti nella tecnologia del vapore fecero sì che anche le navi a vapore gradualmente arrivassero a dominare la rotta di navigazione per l’Australia, e la nave fu venduta alla società portoghese Ferreira and Co. nel 1895 e ribattezzata ‘Ferreira’. Continuò come nave da carico fino a quando non fu acquistata nel 1922 dal capitano Wilfred Dowman, che la usò come nave da addestramento a Falmouth, in Cornovaglia. Dopo la sua morte, la Cutty Sark fu trasferita al Thames Nautical Training College, Greenhithe nel 1938, dove divenne una nave di addestramento per i cadetti come si usa ancora l’Amerigo Vespucci nella marina Italiana. (Vedere il mio post sull’Amerigo Vespucci a

https://longoio2.wordpress.com/2016/10/13/sea-fever/

E a:

https://longoio.wordpress.com/2014/03/23/a-top-secret-establishment/

Vedere anche i modellini di questi velieri in una mostra a Prato nel mio articolo a:

https://longoio.wordpress.com/2014/01/15/prato-tuscanys-manchester/

Nel 1954 la ‘Cutty Sark’ fu trasferita nel bacino di carenaggio permanente a Greenwich, Londra, per essere aperta al pubblico.

La Cutty Sark fa parte della flotta storica nazionale. È una dei soli tre rimanenti velieri del XIX secolo costruiti di legno su un telaio di ferro del XIX secolo.

 

 

Gli altri sono la ‘città di Adelaide’, arrivata a Port Adelaide, nel South Australia il 2014 per conservazione e lo scheletro spiaggiato del ’Ambassador’ del 1869 vicino a Punta Arenas, in Cile.

La nave è stata danneggiata da un incendio grave nel 2007 mentre era in fase di conservazione. Non l’ho più voluto vederla per tanto tempo dopo l’incendio, tale fu questo magnifico veliero vicino al cuore. Poi, quando la rividi, non mi piaceva per niente la sua nuova sistemazione con lo scafo mezzo affondato in una struttura che sciupava le elegantissime linee del clipper.

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Comunque, ho preso coraggio e l’altro giorno l’ho rivisitata. Certo, la nuova sistemazione consente di vedere l’esterno della nave molto meglio.

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La ‘Cutty Sark’ non è più navigabile, però, imprigionata tra il cemento. D’altra parte tali ‘clipper’ furono costruite per una vita di non più di una ventina di anni: è, così, un miracolo che questo magnifico esemplare ha sopravvissuto fino ai giorni d’oggi.

La vita dell’equipaggio di venti sei persone è molto ben presentata, persino al  tipo di cibo di cibo che mangiavano. (Per la più parte, carne secca, uova – tenevano le galline a bordo – fagioli e le lime contro lo scorbuto).

C’è anche un divertente gioco, dove si può navigare un veliero dalle Indie fino a Londra senza affondarla (c’è lo fatta io in ottanta sette giorni). Tutto è spiegato molto bene.

Interessante è la collezione di polene da altre navi: tra di loro sono Florence Nightingale e Garibaldi.

Intanto, qui ci sono degli scorci della ‘Cutty Sark’, con le cabine per l’equipaggio e il suo capitano. Notate la polena della ‘Cutty Sark’ con la sua camicetta.

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Veliero, mai più volerai

per i mari del mondo:

sempre svelato.

 

Chi Era la Regina Victoria?

Ogni nazione cambia perennemente l’immagine che tiene dei suoi grandi personaggi. Per esempio, di Garibaldi ho letto libri che lo presentano in maniera classica come l’eroe dei due mondi e il grande partecipe all’unificazione dell’Italia. Altri libri, invece, lo trattano come uno che, conquistando il regno delle due Sicilie, ha aiutato a iniziare la fase del brigantaggio, il problema del mezzogiorno, e perfino la mafia.

Nel Regno Unito Garibaldi rimane sempre ben considerato. Di un incontro con lui, disse il poeta Tennyson, ‘possiede la divina stupidità di un eroe’ e, durante una mia recente visita a Greenwich, vidi una collezione di polene tra le quali questa:

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La regina Vittoria ha avuto, anch’essa, le sue fasi di glorificazione e di disprezzo. Fu la grande madre del buon impero britannico o fu, invece, un simbolo dell’oppressione del terzo mondo?

Al palazzo di Kensington, l’altro giorno, ho visitato due mostre sulla Vittoria curate da Deirdre Murphy, che tragicamente morì di cancro poco prima dell’inaugurazione.

Le due mostre rivelatrici, intitolate ‘Victoria: Woman and Crown (Donna e Corona)’ e Victoria, ‘A Royal Childhood, (un’infanzia regale) sono veramente belle, anche perché le stanze nelle quali crebbe la Victoria sono riportate allo stato originale. Celebrano il dugentesimo anniversario della nascita della regina (che fu il sovrano che regnò più a lungo – 63 anni e 216 giorni – affinché non fu sorpassata dalla regina Elizabeth II il 9 settembre 2015.

 

All’età di soli diciotto anni Vittoria, (il suo vero primo nome era Alexandrina), divenne regina e dovette affrontare un maschilismo dai suoi ministri che, con determinazione e con l’amore genuino cresciuto dopo lo sposalizio combinato col cugino Alberto di Saxe-Coburg, conquistò.

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Ecco il ritratto che fece dipingere dal favorito Winterhalter e che solo il consorte poteva vedere.

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I suoi figli fecero matrimoni con tutte le famiglie reali d’Europa.  Divenne imperatrice dell’India e il suo servo più amato era da quella nazione. Vide l’invenzione delle ferrovie, del telegrafo, dell’anestesia e molto altro che cambiò il suo secolo per sempre.

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(Albert, Prince Consort)

La morte dell’amato consorte nel 1861 la trovo’ ultra-desolata e, per il resto della sua vita, si vestì solo di nero.

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(La sconsolata ‘Vedova di Windsor’)

Nel ventesimo secolo Vittoria divenne un simbolo d’ipocrisia e usanze demodé ma è ora stata rivalutata in maniera più considerata. Nel suo diario, che tenne tutta la vita, si legge che era anti-razzista, desiderava l’amore dei sudditi, era parecchio emotiva, e anche spiritosa. Di un suo ministro Gladstone, per esempio, disse, ‘parla con me come se fossi un raduno pubblico.’ Ebbe sempre misteriose relazioni con il suo ‘gillie’ (servo scozzese) John Brown.

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(Con John Brown)

Era un’ottima artista di acquarelli. Alla fine, un poco come la regina Elisabetta prima, fu pressoché deificata dal suo popolo. Insomma, ridonò rispetto alla famiglia reale, il rispetto che era stato perso tramite gli eccessi lussuosi dei suoi predecessori, in particolare Giorgio IV.

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La dimora di Kensington Palace e i suoi giardini presentano l’aspetto di un caratteristico palazzo reale inglese. Senza l’estrema fastosità di Versailles o di Caserta, dimostra che anche un palazzo può essere una struttura adatta per una vita alquanto domestica che formale.

 

Mostra anche che esiste ancora un velo di melanconia su questo palazzo. Qui visse, sconsolato, il re Guglielmo dopo la morte della sua amata Mary, come descrivo in questa mia poesia (traduzione segue):

WILLIAM’ S CLOSET

Unsmiling, crusty, you hardly spoke

and when you did the accent was too thick;

unpopular saviour, the people loved

your Queen and when she died something did pass

for always in the palace gardens,

the swan-crowned river and the kingdom’s fields,

for you were always mentioned together

and how could only half a person reign?

Yet in the midnight of your inner room

upon the heavenly ceiling there she lies:

a Venus to your Mars, disarms you quite

and with her lips and breasts, opens a smile

on the wall of your face while ducks and drakes

touch beaks upon the flowering pergola.

 

IL GUARDAROBA DI WILLIAM

Senza sorriso, irascibile, quasi mai parlavi

e quando lo facevi l’accento era troppo intenso;

salvatore impopolare, la gente amava

tua regina e quando morì qualcosa succedé

per sempre nei giardini del palazzo,

il fiume incoronato di cigni e i campi del regno,

poiché eri sempre menzionato assieme a lei

e come potrebbe regnare solo mezza persona?

Eppure nella mezzanotte della tua stanza intima

sul soffitto celeste lì giace:

una Venere al tuo Marte, ti disarma alquanto

e con le sue labbra e i suoi seni, apre un sorriso

sul muro del tuo viso mentre le anatre e i draghi

toccano i becchi sul pergolato fiorito.

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La Alexandrina Vittoria lasciò il palazzo e si trasferì a Buckingham Palace che d’allora in poi divenne la reggia principale metropolitana.

Qui  passo’ molti momenti infelici la principessa Diana.

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E qui mi parlò una guardia, con una certa emozione, della signora che aveva preparato tale bella mostra senza mai averla vista.

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Nella delizia

trova melanconia

sommo dominio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Lidi di Londra

L’età d’oro del lido (che, in inglese, significa una piscina all’aperto) nel Regno Unito fu negli anni trenta, quando il nuoto all’aperto divenne di moda. Quasi duecento ‘lidos’ furono costruiti in tutto il paese dai comuni come strutture ricreative.

Ebbe anche, nel 1927, gran successo una commedia musical,  ‘Lido Lady’, di Rodgers and Hart basata sulla moda di andare al Lido. Ecco una sua registrazione (tra i miei dischi):

Molti lidi chiusero o furono abbandonati quando le vacanze all’estero, specialmente al mediterraneo, diventarono meno costose nei anni ‘60. Nell’ultimo decennio, però, nuovi investimenti e la rinnovata enfasi sulla salute e l’agonismo hanno riaperto molti di questi luoghi che, in parecchi casi, sono ubicati in piacentissimi parchi e costruiti in elegante stile ‘art déco’. Un pensiero speciale è dovuto ai devoti del ‘lido’ che hanno lottato tanto per fargli riaprire.

Come scolaro, amavo andare al lido di Peckham Rye situato nell’omonimo parco. Purtroppo, fu abbandonato degli anni ’80 e pressoché demolito. La piscina, pero’, rimane sempre lì sebbene sia coperta di terra. Anche qui i devoti del Lido di Peckham Rye stanno combattendo per ripristinarla com’era una volta.

In queste ultime settimane Londra sta godendo/patendo una ‘heat wave’ (ondata di caldo) eccezionale e gli abitanti della metropoli stanno assalendo i ‘Lidos’ Infatti, il giovedì scorso, al Lido di Brockwell hanno dovuto chiamare la polizia perché certe persone hanno perso la calma dopo aver aspettato in coda per più di tre ore in temperature che toccavano i quaranta gradi.

Certo, col riscaldamento globale, ci sarà un lato positivo per incoraggiare i ‘Lidos’ defunti a ripristinarsi. Poi, dopo la Brexit (se accadrà mai), quale inglese potrà permettersi una vacanza, se non a Margate or Bognor Regis invece di Viareggio o Rimini?

Un ammonimento per certi non abituati a nuotare nelle acque del fiume di Bagni di Lucca, il Lima: le acque dei ‘lidos’ non sono delle più tiepide. In certi casi di rispristino però, l’acqua è gentilmente riscaldata e raramente scende sotto i venti gradi.

Prima un po’ di storia: il ‘Lido’ (pronunciato ‘Làido’) inglese è nato in un’epoca dove l’aria fresca e l’acqua pulita furono considerate le migliori cure contro la tisi (tubercolosi polmonare cronica cavitaria), fino al punto che furono istituite ‘open air schools’, cioè scuole all’aperto. (Che fortuna per certi alunni, quando cominciava a piovere…). La prima di queste scuole fu inaugurata a Londra a Bostall woods, Plumstead nel 1907.

 

 

La prima piscina all’aperto che fu ufficialmente chiamata ‘lido’ fu a Edmonton Lido nel 1935. Il ‘Tottenham Lido’ fu aperto nel 1937, come il ‘West Ham’ Municipal Lido. Purtroppo nessuna di queste ha sopravvissuto quella moda degli inglesi di andare a nuotare sulle spiagge del mediterraneo.

Dovrei distinguere tra ‘lidos’ costruiti appositamente come piscine all’aperto e ‘lidos’ che sono veramente ‘al naturale’ essendo veri e proprio laghetti circondati da boschi e prati (ma sempre con un bagnino, e le attrezzature per cambiarsi, farsi la doccia ecc.)

Quest’anno a Londra e i suoi pressi si possono trovare i seguenti lidos in pieno uso.

  1. Beckenham Place Park Swimming Lake.

Questa è stata recentemente inaugurata, riscavando il bacino del laghetto della nobile villa situata in questo enorme e bellissimo parco di Londra sud.

  1. London Fields Lido

Più centrale e, così, abbastanza affollato, è molto carino.

  1. Serpentine Lido

Il laghetto del Serpentine attraversa Hyde park e Kensington gardens. Non è per i freddolosi e per quelli che hanno paura di essere beccati dai cigni che nuotano nello stesso spazio. Nuotare qui, dove si annego la prima moglie di Percy Bysshe Shelley, è un’esperienza favolosa. Ammetto, però che non ho mai nuotato qui nell’inverno quando una piccola banda di devoti rompe il ghiaccio per godersi la nuotata di capodanno.

  1. Hampstead Heath Swimming Ponds

Classico luogo con laghetti, incluso uno dove le donne possono nuotare ‘au naturel’ (proibito questo agli uomini ma non ai LGBT).

  1. Oasis Sports Centre

Bella piscina in centro di Londra.

oasis

  1. Tooting Bec Lido.

Il più grande dei lidi piscine di Londra. Favoloso per chi vuol fare delle maratone di nuoto.

Tooting bec

  1. Finchley Lido Leisure Centre.

Buona piscina, riscaldata e con ristori ben attrezzati. Ha anche una piscina coperta.

finchley

  1. Brockwell Lido.

Il più magnifico esemplare di Lido ‘art déco’ di Londra, ubicato ai bordi del incantevole parco di Brockwell. Può essere molto affollato quando fa caldo.

  1. Hillingdon Outdoor Pool

Molto ben attrezzato. Un po’ fuori dal centro.

  1. Parliament Hill Lido.

Situazione spettacolare con viste su tutta Londra.

  1. Hampton Pool

Vicino al Palazzo di Hampton Court. Buona attrezzatura.

  1. Park Road Leisure Centre.

Buone facilità.

  1. Pools on the Park Richmond.

Favoloso. Da combinare con una passeggiata attraverso il parco più grande di Londra. (Attenti ai cervi).

  1. Charlton Lido.

Il mio preferito. Una volta trasandato e poi chiuso. Furono spesi due milioni di sterline per rimetterlo a sesto per riaprirlo nel 2013. L’acqua non è mai sotto i venti gradi di temperatura. Mai troppo affollato. Accanto c’è una palestra. Bel bar con terrazza al sole. Circondato da giardini infiorati caratteristici.

 

 

 

Di questo Lido scrissi la seguente poesia che si riferisce agli anni trenta quando erano appena apparse le nubi scure della Seconda Guerra. La gente allora non poteva ancora crederci e pensavano di godersi di una qualità di vita sempre migliore con una tecnologia che includeva il primo servizio televisivo al mondo, quella della BBC, che cominciò a trasmettere da Alexandra Palace nel 1936. Fu un periodo dove molti potevano finalmente comprarsi una tipica casa ‘semi-detached’ con bagno interno e perfino un garage per la macchina, ormai non più ristretta ai super-ricchi ma alla portata di sempre più persone. Era un’epoca piena di speranze, piena d’illusioni di un tenore di vita sempre più elevato, di apparenza di pace dopo il carnefice del 1914-18.

Che inganno! Che peccato assoluto! Che crimine contro l’umanità perpetuato da politici senza scrupoli e certamente non per il benessere degli abitanti della loro nazione.

E adesso in Inghilterra …. Ma non cominciamo a parlare di quella persona con il tetto di paglia sulla testa.

Ritornando alla poesia: prima viene il testo originale inglese. Poi segue una mia traduzione letterale.

 

THE LIDO

 

 

In summer’s light the lido elongates

fresh turquoise-dappled water to high sun.

Liquidity of wavelets captivates

and melts a splash of swimmers into one.

 

Ideals of expired years, young nature’s skin

unsheathed, pretended a new age of health

while war-clouds hung and hid mad fiend within

and river maidens lost their golden wealth.

 

Lank flowered dresses are undraped and breasts

and seaside conversations dream away

for secret gardens, lonely sands and quests

in search of that which stays pale flesh’s decay.

 

Entowelled by suburban rose-flanked wall

star-glinted water clasps me in its thrall.

 

 

 

 

 

IL LIDO

 

Nella luce dell’estate il lido allunga

una fresca acqua di color turchese all’alto sole.

La liquidità delle ondine affascina

e fonde una spruzzata di nuotatori in un’unità.

 

Gli ideali degli anni scaduti, la pelle della giovane natura,

sguainati, fingevano una nuova era di salute

mentre le nuvole di guerra dondolavano e nascondevano dentro un diavolo pazzo

e le fanciulle fluviali persero la loro ricchezza d’oro.

 

Gli abiti a fiori lisci sono svelati e i seni

e le conversazioni al mare sognano

di giardini segreti, delle sabbie solitarie e degli studi

sulla ricerca di ciò che fissa il decadere della corpo pallido.

 

Asciugamanato dalla parete suburbana fiancheggiata dalle rose

L’acqua, luccicante di stelle, mi stringe nel suo flusso.

 

 

 

La Collina dell’Unico Albero

Camminando sul sentiero chiamato il ‘green chain walk’ (camminata della catena verde’) che attraversa i parchi e i boschi più caratteristici della Londra del sud-est si arriva a One Tree Hill, cioè ‘la collina dell’unico albero’.

Infatti, ci sono tanti alberi, e questo parco è più esattamente denominato una zona naturale protetta.

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Scendendo dalla stazione di Honor Oak (notare l’ortografia  ‘Honor’ all’americana, invece del britannico ‘honour’) ci si avvia per una collina entrando in un bosco (che una volta faceva parte di una grande foresta chiamata il ‘Great North Wood’) nel mezzo del quale si trova la chiesa di Saint Augustine degli anni 1870.

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Saint Augustine qui non è il santo famoso per le sue ‘Confessioni’ ma quello mandato da Papa Gregorio I per convertire gli anglo-sassoni e il loro re, Ethelbert Bretwalda, al cristianesimo. Il santo sbarcò in Inghilterra nell’anno 597, e fondò la cattedrale di Canterbury sulla stessa via Francigena che conduce i pellegrini per Lucca, attraverso il ponte della Maddalena, fino a Roma.

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La chiesa, nella sua posizione campestre, è molto usata per i matrimoni. Uno degli organisti è stato un nostro amico, Gilbert Rowland, noto per la sua registrazione (tra molte altre) integra delle sonate di Soler sul clavicembalo (vedere il mio post a https://longoio3.wordpress.com/2018/06/28/heavenly-harpsichord-ripples/). Infatti, fu Gilbert a suonare le tre uniche sonate di Domenico Scarlatti scritte per organo in occasione del battesimo del mio primo nipote.

Saint Augustine’s ha un dolce interno con delle belle vetrate colorate.

Salendo sulla collina si arriva al ‘One Tree’, albero sotto il quale la tradizione vuole che la prima Regina Elisabetta si riposasse e mangiasse un picnic durante il suo ‘a-maying’, (cioè il suo ‘maggio’, ovvero partecipe dei divertimenti di maggio) del 1602. Questo ‘a-maying’, cioè abbandonarsi alla gioia del ‘merry month of May’, potrebbe essere interpretato in vari modi. Certo, la ‘regina vergine’ non mancava di molti amanti nobili e devoti a farla la corte.

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L’albero che si vede, una nobile quercia, che dona il nome di ‘Honor Oak’ al parco e l’attorno distretto, è il terzo piantato sul luogo dove si riposò la regina.

Salendo più si arriva a un’impostazione per cannoni antiaerei. La cosa particolare è che questa costruzione si riferisce ai bombardamenti dall’impero tedesco con i suoi dirigibili zeppelin durante la prima guerra mondiale. Già negli anni 1914-8 Londra fu soggetta a bombardamenti che poi furono ferocemente più devastanti nella seconda guerra.

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In cima della collina che, a oltre cento metri è, per Londra, alta si gode una veduta di Londra che molti dicono sia ancora più bella di quella di Primrose Hill (vedere la mia posta  a https://longoio3.wordpress.com/2019/07/09/il-prato-fiorito-di-londra/ ).

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In più, guardando a sud, si può vedere quella linea di colline di gesso chiamata i North Downs.

Così, da una parte la citta e dall’altra la campagna! One Tree Hill rimane per me sempre un posto vicino al cuore poiché a una distanza di due kilometri c’è la casa dove passai i primi diciannove anni della mia vita.

Tu, grande quercia,

hai sentito i sospiri

della regina.

La Prima Chiesa Neo-Gotica di Londra

Molte chiese di Londra risalgono all’epoca dei Vittoriani e sono costruite in stile neo-gotico. Esiste, però, una chiesa che preannuncia questo stile architettonico da quasi duecento anni.

La chiesa di Saint St Mary Aldermary (il nome significa ‘la più antica delle chiese dedicate a Maria Vergine’) è una chiesa anglicana situata in Watling Street all’incrocio con Bow Lane, nella City di Londra.

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Di origine medievale, fu gravemente danneggiata nel Grande Incendio di Londra nel 1666. Fu nuovamente ricostruita, questa volta dal grande architetto di Saint Paul’s, Sir Christopher Wren, e, a differenza della maggioranza delle sue chiese, fu costruita in stile tardo-gotico (detto ‘perpendicolare’) poiché fu stabilito, dal donatore principale per la sua ricostruzione, che la nuova chiesa doveva essere un’esatta imitazione di quella in gran parte distrutta.

La chiesa ha tre navate e sei arcate.

La torre è all’angolo sud-ovest dell’edificio con, ai suoi angoli, torrette ottagonali.

 

I soffitti sono decorati con raffinate volte a ventaglio, un disegno che si vede nella sua massima gloria nella cappella di King’s College a Cambridge. Le volte sono certamente i dettagli che colpiscono di più quando si entra nell’interno di questa squisita chiesa.

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St Mary Aldermary è il primo importante monumento della rinascita neo-gotica inglese del XVII e preannuncia la  villa ‘gothick’ di Horace Walpole di più di cinquant’anni. (Vedere il mio post su questa villa a https://longoio3.wordpress.com/2018/07/06/il-castello-londinese-di-fragole-e-panna-montata/ )

Nel 1781 fu collocato un nuovo organo, della ditta George England e Hugh Russell. Notare le canne multicolorate, una caratteristica di molti organi inglesi.

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La chiesa conduce una vita di comunità che estende oltre il suo ruolo strettamente religioso. Ospita regolarmente mostre d’arte. È sede di un ristoro che vende caffè e prodotti del commercio equo, e nei giorni feriali ospita un piccolo mercato di bancarelle fuori dalla chiesa.

All’ora di pranzo la chiesa di Saint Mary Aldermary è piena d’impiegati nella City che vengono qua a chiacchierare, contemplare o semplicemente bere una buona tazza di caffè. E’ veramente una chiesa sociale.  Ci vorrebbero più chiese che mostrino queste iniziative.

 

Soffia il ventaglio

dolce respiro di Dio:

aria dai cieli.