Terry Walsh (1929 – 2019)

If I learnt any history at Dulwich College it was largely thanks to Terry Walsh who has recently died. (In the photo Mr Walsh is seen wearing his chain of office as president of the Old Alleynian Club).

I still remember how, in our lessons, Terrry gleefully pronounced the names of certain colonial figures: “Sir Bartle Frere, Sir Redvers Buller, such appropriate names for the persons they were…” Terry also noted how a certain boy at our school, by name N. Farage, ‘put on a provocative “facade” to wind-up teachers.’

Terry Walsh was also a major contributor to the definitive history of our school (which is four hundred years old this year. (See

https://books.google.it/books/about/Dulwich_College.html…)

Sadly, the likes of such magnanimous, convivial, fair and learned persons are ever more rarely met in these times.

R.I.P. dear Terry. (1929 -16 March 2019)

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Con I Cavalieri del Tempio

Il cerchio è la forma geometrica più perfetta. E’ il proprio principio e la propria fine – l’alfa e l’omega. Simboleggia l’eternità, il sole, l’aureola dei santi, e la prima chiesa mai costruita, quella del Santo Sepolcro a Gerusalemme, è su piano circolare. A questa chiesa vengono pellegrini da tutte le parti del mondo Cristiano e, per proteggerli nel loro viaggio pericoloso, fu istituito l’ordine dei Cavalieri Templari – Templari perché guardiani del sommo Tempio di Cristo – il luogo della Sua morte e della Sua resurrezione.

Ovunque stabilirono i loro centri, i Templari costruivano chiese in forma circolare. Con questa forma fu consacrata la chiesa dei Cavalieri a Londra il 10 febbraio 1185 dal patriarca Eraclio di Gerusalemme. Purtroppo, i Templari furono poi accusati di avere troppo potere e richezza – infatti, diventarono tra i primi banchieri dell’occidente – e furono dissolti dal re Edoardo II nel 1307.

I Templari furono seguiti dai Cavalieri Ospedalieri che diedero in affitto la Chiesa del Tempio di Londra – Temple Church – agli avvocati e dottori di legge; cosicché oggi la sua zona ospita due dei quattro ‘Inns of Court’, cioè collegi di legge di Londra: l ’inner temple’ e il ’middle temple’. (Gli altri due sono Lincoln’s Inn e Grays’ Inn, tutti e quattro nel medesimo fascio tra Westminster e la City, una vera cittadella legale vicina al tribunale principale di giustizia).

La parte rotonda della chiesa fu ampliata da un coro a tre navate e la chiesa dei Templari, ora dei Cavalieri Ospedalieri, è data in affitto perpetuo ai collegi legali del Temple che la usano per le cerimonie religiose e secolari.

(La colonna con due templari sullo stesso cavallo fu eretta nel 2000 e indica l’originale poverta’ dei cavalieri che non potevano comprarsi il proprio cavallo.)

Nella seconda guerra il Temple church fu gravemente danneggiato dalle bombe tedesche ma fu restaurata e ridedicata nel 1958.

E’ famosa per la sua musica. Fu qui che il primo grande successo del disco di musica classica è stato registrato nel 1927: l’inno ‘Hear my prayer’ di Mendelssohn, cantato dalla voce bianca di Ernest Lough e accompagnato sull’organo da Thalben-Ball. Questo disco ha venduto più di un milione di copie ed è ancora comprato oggi per la sua squisitezza quasi cent’anni dopo la sua registrazione! Ascoltate e godete il suo incanto:

Più recentemente fu eseguita la prima dell’immenso ‘Il Velo del Tempio’ del grande compositore John Tavener, un’opera che dura sette ore. Morto solo nel 2013 Tavener è anche famoso per la sua ‘Canzone per Atene’ (originariamente scritta per una giovane attrice Greca morta in un incidente stradale) che fu eseguita anche per il funerale della principessa Diana nel 1997.

28 di Gennaio di quest’anno abbiamo partecipato a un vespro commemorativo per John Tavener in questa stessa chiesa.

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Fu un’occasione assolutamente commovente che ha anche incluso la bellissima ‘canzone di Atene’. Potete ascoltarla qui:

La chiesa dei Templari è famosa per la sua acustica eccezionale e per il suo organo. Purtroppo, quello originale fu distrutto dalle bombe tedesche ma l’organo attuale, a quattro tastiere, di manifattura Harrison and Harrison, e originariamente nel castello scozzese di Glen Tanar, è tra i più magnifici strumenti di Londra, se non dell’Inghilterra. Queste sono le specifiche dello strumento:

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Oggi mercoledì all’ora di pranzo c’è un concerto d’organo in questa chiesa aperto a tutti, con offerta. E’ veramente un ‘highlight’ di una visita alla stupefacente città di Londra. Eravamo presenti quest’ultimo mercoledì e questo era il programma:

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L’organo sembrava perfettamente adatto per ogni brano eseguito, dal rinascimento inglese al romanticismo francese. Un pezzo che ho registrato in quest’occasione è la magnifica ciaccona di Buxtehude. Non sorprende che il ventenne Johann Sebastian Bach abbia camminato quattro cento kilometri da Arnstadt a Lübeck per sentire il grande maestro!

Mutabilità:

la brezza si travolge

nella tempesta.

Dalla Morte alla Nuova Vita

Dirimpetto la cappella e la casa di John Wesley, il fondatore del Metodismo (descritto nel mio post a https://longoio3.wordpress.com/2018/11/22/john-wesley-a-londra/), c’è forse uno dei campisanti più emozionanti di Londra. Si chiama Bunhill fields (derivante da ‘Bone’ – Ossa, ‘Hill’- collina). Il camposanto è stato particolarmente favoreggiato dai religiosi non-conformisti, cioè i protestanti non anglicani: i quaccheri e i battisti in particolare.  Ivi sono sepolti, tra altri, il sommo poeta William Blake (1757-1827).

Le sue poesie sulla pecorella e sul leone sono note alla maggior parte dei bambini inglesi. Per me, però, il poema sulla tragica condizione umana di così tanti nell’ottocento Londinese colpisce particolarmente, poiché in numerosi istanti poco sembra essere cambiato per il meglio da quell’epoca:

I wander thro’ each charter’d street,
Near where the charter’d Thames does flow,
And mark in every face I meet,
Marks of weakness, marks of woe.
 

In every cry of every Man,
In every Infant’s cry of fear,
In every voice: in every ban,
The mind-forg’d manacles I hear.

How the Chimney-sweeper’s cry
Every black’ning Church appalls,
And the hapless Soldier’s sigh
Runs in blood down Palace walls.

But most, thro’ midnight streets I hear
How the youthful Harlot’s curse
Blasts the new born Infant’s tear,
And blights with plagues the Marriage hearse.

Vago attraverso le strade monopolizzate,
Vicino a dove scorre il Tamigi monopolizzato,
E noto in ogni faccia che incontro
I segni della debolezza, i segni del dolore.  

In ogni pianto di ogni uomo,
In ogni pianto infantile di paura,
In ogni voce: in ogni divieto,
Sento le manette forgiate dalla mente. 

Come il pianto dello spazzacamino
Atterrito dalla Chiesa annerita,
E il sospiro del soldato sfortunato
Scorre in sangue lungo i muri del palazzo.

Ma, maggiormente, attraverso le vie di mezzanotte sento
Come la maledizione della giovane prostituta
Distrugge la lacrima dell’infante neonato,
E rovina con piaghe il carro funebre del matrimonio.

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L’autore di ‘Robinson Crusoè,

Daniel Defoe (1660-1731), è qui sepolto:

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E anche l’autore di quella bellissima allegoria sulla vita cristiana, ‘Pilgrim’s progress’, (Il pellegrinaggio del Cristiano)  John Bunyan (1628-88).

che contiene questo meraviglioso inno (mie trad):

Who would true valour see,
Let him come hither;
One here will constant be,
Come wind, come weather;
There’s no discouragement
Shall make him once relent
His first avowed intent
To be a pilgrim.

 

Whoso beset him round
With dismal stories
Do but themselves confound;
His strength the more is.
No lion can him fright,
He’ll with a giant fight,
He will have a right
To be a pilgrim.

 

Hobgoblin nor foul fiend
Can daunt his spirit,
He knows he at the end
Shall life inherit.
Then fancies fly away,
He’ll fear not what men say,
He’ll labour night and day
To be a pilgrim.

 

Chi vedrebbe il vero valore,

Lascialo venire qui;

Qui sarà costante,

Venga il vento, venga il tempo.

Non c’è scoraggiamento;

Che lo farà cedere una volta

Il suo primo dichiarato intento

Di essere un pellegrino

 

Chiunque lo abbia circondato

Con storie lugubri

Confondono solo loro stessi;

La sua forza è tanto di più.

Nessun leone può spaventarlo,

Lotterà con un gigante,

Avrà il diritto

Di essere un pellegrino

 

Né folletto, né demone fallo

Può scoraggiare il proprio spirito,

Conosce che alla fine

Erediterà la vita.

Poi le fantasie voleranno via,

Non avrà paura di quello che dicono gli uomini,

Lavorerà giorno e notte

Per essere un pellegrino

 

La mia visita fu una miracolosa fusione della morte con la nuova vita poiché i narcisi primaverili, come un mare, ondeggiavano tra le tombe.

Tra i narcisi

le pietre della morte

in vita nuova.

Due ‘spazii aperti’ a Londra

E’ stato calcolato che un terzo del territorio metropolitano di Londra e’ coperto da ‘spazi aperti’, cioe’ parchi, giardini e campi da gioco.

Ieri, in una giornata riempita di sole e 20 gradi ho visitato due di questi polmoni della citta’.

Il primo era Ealing Common, una volta proprieta’ della famiglia Rothchild.

Il secondo era il parco dedicato al Re Edoardo VII, figlio della Regina Vittoria a Wembley. Anche qui’ ci sono zone dedicate ai giochi dei bambini, campi da tennis e sentieri per l’agonismo.

Insomma, cosa vale una citta’ senza i suoi parchi?

(Ps nel secondo parco abbiamo portato la mamma di Sandra che tra qualche mese compiera’ 98 anni….).

Gli scoiattoli

corrono fra i rami:

è primavera?

La Galleria d’Arte della mia Scuola ed il suo Architetto

Dovrei ancora menzionare altri due musei, associati a personaggi famosi, che abbiamo visitato a Londra il mese scorso. La prima è la casa di Sir John Soane (o piuttosto le tre case che ha messo insieme in un unico grande studio a Lincoln’s Inn fields). Soane, (1753-1837), appartiene a quella classe di architetti che sposano lo stile neoclassico della fine del XVIII secolo con l’inizio della prima ondata del neo-gotico chiamata ‘gothick’ (e non il più tardi ‘gothic’). Tuttavia, Soane è molto più originale che qualsiasi forma di eclettismo e potrebbe essere paragonato favorevolmente con l’architetto francese Boullée e l’italiano dalle nostre parti intorno a Lucca, Lorenzo Nottolini.

Il più incantevole monumento del genio appassionatamente originale di Soane è la sua straordinaria casa di citta che racchiude gli ambienti più diversi, dalla sala da colazione a cupola, al magnifico sarcofago in alabastro del re Seti I, scoperto da Belzoni, (che riposa non solo in maestà ma in mistero poiché nessuno può ancora decifrare i suoi geroglifici con certezza), alla lugubre oscurità della ‘biblioteca del Monaco in stile gothick e gli specchi che ingannano con prospettive strane ed espandono lo spazio. Questa è sicuramente una delle case degli architetti più straordinari sul pianeta e comprende tutte quelle caratteristiche che Soane ha introdotto nei suoi edifici pubblici e nelle sue grandiose dimore.

A Londra è ancora possibile visitare la sua casa di campagna, Pittshanger, ora nel sobborgo di Ealing. Sfortunatamente, il più grande successo di Soane la banca d’Inghilterra, con le sue nobili sale interne piranesiane, fu completamente distrutto dalla ricostruzione di Baker nel XX secolo e solo l’esterno del pian terreno continuato senza finestre dà una piccola idea del suo aspetto originale.

Due principali caratteristiche di Soane, l’illuminazione dall’alto e il caratteristico arco segmentato poco profondo, sono diventati elementi importanti della migliore architettura moderna.

L’arco segmentato è, ovviamente, un’ispirazione del tetto dell’iconica cabina telefonica rossa di Londra, i pochi rimasti dei quali sono ora monumenti protetti dello stato grazie a un compagno di scuola, il critico e scrittore sull’architettura, Gavin Stamp, purtroppo decesso alla fine del 2017.

L’illuminazione dall’alto, che Soane ha apprezzato degli edifici più spettacolari di Roma (tra cui, naturalmente, il Pantheon, la sua struttura preferita di tutti i tempi, e anche alcune delle statue barocche scenografiche della città, come l’estasi di Santa Teresa di Bernini a Santa Maria della Vittoria) è diventato una caratteristica regolare delle gallerie d’arte dove lo spazio delle pareti è prezioso e l’illuminazione dall’alto è in grado di visualizzare i valori cromatici dei quadri nel modo più verace.

In effetti, il piccolo capolavoro di Soane, la Dulwich Gallery, costruita nel 1811-14 per contenere un lascito di dipinti donati alla mia vecchia scuola, è un perfetto compendio in miniatura della maggior parte dei motivi e delle idee di questo grande architetto. È anche la prima galleria d’arte appositamente costruita al mondo e costituisce la gemma più affascinante nella corona delle gallerie londinesi. L’edificio è d’ispirazione neo-classica con tocchi decorativi greci e proporzioni vitruviane. Le immagini sono illuminate dai lucernari, come l’attiguo mausoleo del benefattore Desenfans che donò i quadri alla mia scuola (in origine dovevano far parte della collezione del re di Polonia il cui paese venne purtroppo diviso in tre parti tra la Prussia, l’Austria-Ungheria e la Russia prima che potesse riceverli) contenente i caratteristici archi e la scarsa luce religiosa (in questo caso un bel giallo ambrato) che ha sempre avuto un forte effetto emotivo su di me.

La galleria è ricchissima di bellissime opere. In particolare sono da notare i pittori fiamminghi e olandesi, i Poussin, i tre Rembrandt e due piccoli Raffaelli.

Sono anche inclusi i ritratti, dipinti da Gainsborough, della famiglia Linley. Il soggetto di uno di loro, Thomas Linley, il “Mozart inglese”, morto purtroppo a soli ventidue anni, annegato in un incidente in barca, ma non senza aver già composto alcuni capolavori, costituì la base del mio discorso all’università della Terza Eta’ a Bagni di Lucca nel 2015.

Questa mia poesia descrive certi di questi quadri.

 

INGRESSO OVEST: PARCO DI DULWICH

 

Tre cancelli di ferro concludono il giorno

e i prati sono lasciati soli

alle anatre del crepuscolo e agli uccelli di passaggio

ed ai pensieri che restano sconosciuti.

 

Fasce verdi baciano l’infiammata luce autunnale

e specchiano anni nudi

mentre segnali indicando il villaggio piangono

lacrime di fontana di nuova era glaciale.

 

Sulla pendice della montagna sacra

il Dio succhia sui suoi capezzoli;

Amaltea si desta, orgogliosamente cornuta,

mentre api ronzano in giro alle loro dolcezze.

 

Sul vespro del parco la casa rossa rivela

il suo salotto svuotato

con i suoni congelati di passati mezzo sentiti

e l’indebolita fioritura delle rose .

 

Nelle taverne dalla pareti brune

fumo di pipa d’argilla abbraccia i seni ansanti

mentre sanguigne ragazze di campagna dai fianchi larghi

prendono in considerazione richieste sornione.

 

La strada di sera si snoda per fronde selvatiche,

colonne declinanti e tombe di pietra

mentre drappeggi dispiegano le dita dei piedi

contro i profumi della notte.

 

E potrei salire come la luna crescente

su questa scena dipinta;

riflettere nei cristalli della mente

su ciò che non è mai stato?

 ***

Oltre al lascito la galleria accoglie mostre. Per esempio, c’è stata una bellissima su Escher che ho descritto a:

https://longoio2.wordpress.com/2015/12/20/extraordinary-escher/

Durante la nostra recente visita c’era una mostra sul spagnolo tenebrista secentesco Jusepe de Ribera che si stabilì in Italia. Intitolata ‘l’arte della violenza’, confronta i martirii più atroci, per esempio la scorificazione di San Bartolomeo, con le tipiche torture e pene giudiziarie del seicento come lo strappado, il rogo e la decapitazione.

Certo, Ribera è un grande maestro del chiaroscuro ma, in una maniera simile a quella sensazione descritta da Goethe nel suo ‘Viaggio in Italia’, penso che il virtuosismo del pittore potesse anche essere applicato a soggetti meno disgustosi. D’altra parte,. la violenza rimarrà, tristemente, sempre con noi cosiddetti umani – dal tempo più antico, ai martirii dei cristiani, alla guerra dei trent’anni, alla grande guerra, e, paurosamente sul pavimento davanti a casa nostra, se non in certi casi allucinanti, dentro la propria casa.

La casa di Sir John Soane, che l’architetto intendeva come museo aperto gratis al pubblico, è anche una galleria d’arte e contiene la sequenza di dipinti di Hogarth, “The Rake’s Progress” (‘Il progresso del libertino’). Ispirando l’opera di Stravinskij, i dipinti hanno ancora più rilevanza nell’era ultra-materialista di oggi, dove la futile ricerca di mammone conduce così spesso se non al manicomio (quelli rimasti a Londra ora trasformati in idonee residenze di lusso per questi inseguitori quando è stato considerato inadatto ospitare internati nelle grandi istituzioni), poi il suicidio o addirittura l’assassinio.

Tutto sommato, questo è sempre per me uno dei musei-casa più affascinanti che abbia mai visto.

Ecco un pensiero sulla casa di Sir John Soane contribuito da Alexandra Pettitt, mia moglie.

“Diversi anni fa vidi un film meraviglioso su Sir John Soane e sono rimasto semplicemente affascinato e non ci siamo mai voltati indietro poiché abbiamo fatto diverse visite a questa sua meravigliosa e avvincente proprietà, che è una vera gemma nel cuore di Londra per artisti, architetti, progettista, collezionisti e chiunque abbia il minimo interesse per le meravigliose collezioni d’arte.”

 

 

 

La Mia Scuola Inglese

Rivedere la propria scuola dopo più di cinquant’anni? Questo non è successo a me, che qualche visita l’avevo già fatta nel passato, ma a un mio compagno di classe, ora felicemente sposato alla sua bella moglie americana e con dimora nel Michigan.

La scuola nostra – che in Italia corrisponderebbe a un’amalgamazione della scuola media con il liceo – si chiama ‘Dulwich College’ e quest’anno compie quattro cento anni dalla sua fondazione da Edward Alleyn, attore e amico di Shakespeare.

Nato nel 1566 e battezzato nella chiesa di Saint Botolph Bishopsgate, per la più parte della sua carriera fece l’attore. Interpretò i ruoli principali nelle tre opere maggiori di Christopher Marlowe: Faustus, Tamburlaine e Barabas nell’Ebreo di Malta’, ruoli scritti specialmente per lui. Edward Alleyn era noto per le sue dimensioni fisiche e la sua interpretazione nelle parti ‘di eroe. Altri ruoli includevano Orlando nell’Orlando Furioso di Robert Greene – adattato dall’Ariosto – un’apposita connessione fra Dulwich, Londra e Castelnuovo di Garfagnana.

Nel 1619, con i suoi guadagni dal teatro, Alleyn fondò, per opera di beneficienza, una scuola per dodici scolari poveri chiamata ‘college of God’s gift’ – ‘il collegio del dono di Dio’. Da quell’inizio modesto crebbe una delle più insigni ‘public schools’ dell’Inghilterra, una che ora conta più di mille e quattro cento allievi.

Ora dovete capire che ‘public school’ in inglese non significa ‘scuola pubblica aperta a tutti’. Il termine ‘scuola pubblica’ è emersa nel diciottesimo secolo, quando la reputazione di alcune scuole locali (le cosiddette ‘grammar schools’) si diffuse oltre i loro immediati dintorni. Hanno iniziato a frequentarle gli studenti i cui genitori potevano permettersi le spese di residenza e quindi sono diventati ‘pubbliche’, al contrario delle scuole ‘locali’.

Dopo l’ultima guerra nel clima idealistico del nuovo governo socialista (Labour government) sorse una rivoluzione nel campo dell’istruzione pubblica. Perché dovettero queste scuole pubbliche rimanere esclusive solo a quelli che potevano permettersi le spese? Il ‘Dulwich experiment’ sorse per dare agli allievi di famiglie più povere, tramite una borsa di studio guadagnata tramite un esame, l’opportunità di far parte di una ‘public school’. Così, io e il mio amico siamo riusciti, tramite l’esame, a entrare in una notevole scuola senza pagare un penny, nemmeno per i quaderni di studio.

In quella scuola in quell’epoca mitica c’erano tutti, dalle famiglie più ricche con belle ville a quelle più povere, residenti di appartamenti di case comunali. E noi ragazzi (perché era ed è tuttora una scuola per ragazzi) si stava d’accordo, senza ostentazione, attraverso tutte le permutazioni del sistema di classe che, purtroppo esiste ancora nel Regno Unito. Non solo: si stava d’accordo anche con i ragazzi che venivano dall’Africa, dall’America e dall’Asia senza conoscenza di quella parola ‘razzismo’; le amicizie a quei tempi non avevano distinzione di classe o di religione o di razza. Eravamo tutti ‘Dulwich boys’ e lo saremo sempre come le nuove generazioni: la scuola che si frequenta ci forma il futuro come nessun altra istituzione.

Io e il mio compagno di classe, che può ancora recitare a memoria tutti i nomi degli allievi della nostra classe, abbiamo fatto un appuntamento per la visita e siamo stati accolti con grande cordialità. Un ex-scolaro ci ha fatto guida e abbiamo visitato lo splendido edificio Vittoriano, edificato in stile Veneziano (e mi ricordo che mia moglie è metà veneta) da Charles Barry, figlio dell’architetto delle case del parlamento di Londra, e inaugurato nel 1870 dal principe e la principessa del Galles (il principe sarebbe poi diventato Sua Maestà il Re Edoardo VII)

Ecco lo stupendo complesso della nostra scuola visto al suo approccio. Se siete stati a Verona non vi ricorda il suo campanile della chiesa di San Zeno?

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E qui c’è la grande sala di riunione dove si riunisce per l’assemblea mattutina e si ascolta il Master (termine specialmente usato da Dulwich per riferire al preside).

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In questa sala si recita questa preghiera in onore del nostro fondatore, che ricorderò sempre:

We give thee humble and hearty thanks,
O most merciful Father,
For the memory in this place of Edward Alleyn,
Our founder and benefactor,
By whose benefit this whole college of God’s gift
Is brought up to godliness and good learning;
And we beseech thee to give us grace to use these thy blessings
To the glory of thy holy name,
That we may here fulfil the good intent of our founder,
And become faithful servants to thee, and to our country, and to our world,
And at last be made partakers
In thy heavenly promise of the life everlasting;
Through Jesus Christ our Lord
Amen

(Traduzione:

Ti rendiamo umili e cordiali ringraziamenti,

O Padre misericordioso,

Per la memoria in questo posto di Edward Alleyn,

Il nostro fondatore e benefattore,

A beneficio di chi tutto questo collegio del dono di Dio

È istruito alla pietà e al buon apprendimento;

E ti supplichiamo di darci la grazia di usare queste tue benedizioni

Alla gloria del tuo santo nome,

Che qui possiamo adempiere la buona intenzione del nostro fondatore,

E diventare fedeli servi di te, e per il nostro paese e per il nostro mondo,

E alla fine diventare partecipi

Nella tua promessa celeste della vita eterna;

Per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore

Amen

 

Sotto la grande sala c’è il ’Lower hall’, un’altra sala appesa con quadri di noti alunni del passato e con il baule del tesoro che conteneva i fondi del college. Notate le tre serrature. Ci volevano tre persone con tre chiavi diverse per aprirlo e cosi evitare un ladro furtivo – bella misura di sicurezza!

 

Ai nostri tempi si doveva sempre portare un cappello detto ‘school cap’ che era messa al retro della testa.

 

In estate il ‘cap’ era scambiato con un boater, cioè una paglietta.

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La nostra divisa includeva le camicie con colletto separato inamidato e una giacca che doveva essere sempre bottonata e che non si poteva togliere, anche nei giorni più caldi senza il permesso del prof.

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Mi ricordo che se, anche fuori scuola, la divisa non era messa come si doveva, cioè, per esempio, senza cappello, si riceveva una punizione che andava da ‘early report’, cioè di arrivare a scuola mezz’ora prima fino, per i casi severi, alla bacchetta! Certi diranno un ambiente veramente Dickensiano! Ma che bravi furono certi nostri professori, veri ispiratori…

La biblioteca della scuola è sicuramente ben messa con (non ancora nei nostri tempi d’alunni) la digitalizzazione a modo. Un angolo è dedicato a un allievo che fu redattore della rivista della scuola chiamata ‘The Alleynian’ e che poi divenne uno dei più noti scrittori inglese. Non si parla nient’altro che di P. G. Wodehouse, creatore dell’immortale Jeeves. Qui si trova la sua collezione di libri, la sua scrivania e la sua inseparabile macchina da scrivere. L’insieme fu trasportato dall’appartamento in America, dove visse Wodehouse.

 

 

 

 

 

A parentesi, parlando solo di scrittori qui c’è una piccola lista di ex-alunni di Dulwich College che sono diventati famosi nel mondo delle lettere:

Di particolare interesse è la scialuppa di salvataggio donata dall’esploratore Ernest Shackleton, un altro alunno del Collegio. Questa scialuppa fece un viaggio di più di mille kilometri attraverso i mari burrascosi attorno al Polo Sud per salvare nel 1916 con successo il suo equipaggio dall’Antartide dopo che la loro nave era rimasta bloccata e poi schiacciata a distruzione nel ghiaccio. La scialuppa si trova ora in posto d’onore in una sala nel laboratorio delle scienze. La storia del viaggio rimane per noi inglesi e alunni di Dulwich un esempio di coraggio e, soprattutto di comando responsabile e geniale dalla parte di Shackleton, in un’epoca, dove non c’erano carte geografiche adeguate, GPS, radio o qualsiasi altra tecnica moderna.

 

La nostra visita a Dulwich College fu veramente squisita e anche un po’ nostalgica. Quanti ricordi (di ogni varietà si deve dire…) sono collegati a questa scuola che ora compie quattro cento anni. La gioventù passa ma le memorie rimarranno sempre fresche.

Ecco la nostra School Song, inno di  scuola composta dal Master Welldon nel 1885. Prima c’è il manoscritto:

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Poi ecco la musica:

E le parole:

Pueri Alleynienses, quotquot annos quotquot menses 
Fertur principum memoria, 
Vivit Fundatoris nomen, unicae virtutis omen 
Detur soli Deo Gloria.

***

La nostra giornata a Dulwich non era ancora completata perché dovete sapere che il nostro Collegio ha una delle più meravigliose collezioni d’arte del mondo……alla prossima, allora, per saperne di più!

 

 

 

Gainsborough: Il Pittore di sua Famiglia

Tra le mostre di pittura più intime a Londra c’è una, alla National Portrait Gallery, che si concentra sui ritratti di famiglia del sommo pittore settecentesco, Thomas Gainsborough.

(Autoritratto del pittore da giovane)

Pochi artisti hanno dipinto così tanti soggetti tratti dal proprio circolo familiare (mi viene in mente solo Rubens e Rembrandt), e la bellezza di questa mostra, che termina il 3 febbraio, è di poter vedere il padre pittore, la moglie, le figlie Margaret e Mary, il fratello John, la sorella Sarah e il suo marito Philip, i cugini e i nipoti, e perfino il loro cane, non solo in un istante nella loro vita, ma anche nel processo di crescita e d’invecchiamento.

 

(La moglie e il fratello)

Questo si osserva particolarmente nelle due figlie sopravvissute, una delle quali, Mary, contro la volontà di suo padre, fece, nel 1780, un matrimonio disastroso, che durò solo sei mesi, con il noto oboista e compositore Johann Christian Fischer.

 

Mary ritornò al nido famigliare e, dopo la morte dei genitori, fu curata dalla sorella zitella Margaret poiché cominciò a soffrire da delusioni. Tristemente, Mary morì sola in una casa di cura nel 1826.

La sua tragica fine non si osserva in questo ritratto delle sorelle. Se guardate bene vedrete anche un gatto sul grembo di Margaret.

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Le sorelle furono istruite nella pittura dal babbo, che sperava diventassero artiste, un desiderio che non fu mai, purtroppo, realizzato.

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I ritratti di famiglia avevano anche un’altro scopo: quello di attrarre le classi superiori inglesi. Infatti, Gainsborough fece il trasloco a Schomberg House nella via elegante di Pall Mall, Londra. In questo quadro si incontrano le figlie vestite nell’ultima moda:

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Certo, i quadri dell’alta borghesia e la nobiltà inglese dipinti da Gainsborough arrivarono ad una qualità eccelsa mai superata da alcun altro pittore settecentesco. Qui si riunisce la formalità e la freschezza, la naturalezza e la maestosità, la bellezza delle donne e la loro paradisiaca femminilità, tutto dipinto in uno stile quasi impressionista e in una maniera che si rivolge verso l’inizio del romanticismo.

 

Usando pennelli con un manico molto lungo, una tecnica veloce, quasi da schizzo ma ben studiata (Gainsborough faceva parte del Royal Society tra i quali fondatori fu un antenato di mia moglie, Giovanni Battista Cipriani), uno miscuglio della persona con il paesaggio che lo circonda, Thomas Gainsborough, assieme a Richard Wilson, si può dire abbia formato la base della prima grande scuola paesaggistica inglese che poi, nel prossimo secolo, includerà Turner e Constable.

Infatti, Gainsborough si lamentava che dipingeva ritratti solo per lavoro e che preferiva volgersi verso il paesaggio per il suo vero amore.

 

(Qualche paesaggio del Suffolk di Gainsborough)

Se desiderate scoprire l’essenza de ‘l’inglesita’ dell’arte inglese non potete far meglio che essere introdotti ai quadri seducenti di Thomas Gainsborough…

 

Evanescenza:

mi seduce il fruscio

di foglie e seta

Sempre con la cicca fra le dita…

George Orwell, autore della ‘fattoria degli animali’ e di ‘1984’, è un nome che evince uno dei più grandi giornalisti e scrittori politici di tutti i tempi: un vero socialista democratico. È una delle poche voci autentiche dei tempi moderni, come quella di Indro Montanelli, la quale statua vidi nei giardini pubblici di Milano qualche anno fa.

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Orwell lavorò nella BBC durante l’ultima guerra, qual volta anche malvolentieri, (l’infame stanza 101 non era altro che una parodia del suo studio di trasmissione, senza finestre, senz’aria).

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La statua di George Orwell, che lo trova porgendo domande scomode, vestito negli consueti abiti rugosi e sempre con la solita cicca tra le dita, è stata inaugurata nel 2017 presso la BBC.

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Scritto accanto c’è una sua battuta che dice ‘se la libertà significa qualcosa significa il diritto di dire alla gente ciò che non vogliono sentire.’

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Chissà cosa ne avrebbe pensato il George, che aveva persino proibito alcuna biografia della sua vita, della statua….. o del brexit, ora, per fortuna, in bilico?

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(Vista della chiesa di All Souls e della BBC dal mio bar preferito di Londra).

Vita vissuta

con amor per il giusto

in guerra e in pace.

Il Bunker della Battaglia Del Regno Unito

E’ qui che Churchill disse “mai nel campo degli conflitti umani così tanti dovettero così tanto a così pochi”.

Visitai ieri, sotto un  nevischio, il bunker segreto a Uxbridge, centro di comando, sotto il Maresciallo Dowding, dell’undicesimo gruppo della RAF che, con i suoi mitici caccia Spitfire e Hurricane, nell’estate del 1940 causarono la prima sconfitta del regime nazista nella ‘Battle of Britain’ – la battaglia d’Inghilterra – così, assistendo gli alleati nel 1944, dai porti inglesi, di sbarcare in Normandia e porre fine alla Seconda Guerra Mondiale.

Questo bunker è un luogo veramente valoroso nella storia dell’Europa democratica e anche importante per le donne, che qui assunsero nel loro lavoro un importanza strategica di primo grado.

Il locale è stato rimesso com’era il 15 settembre del 1940, il giorno definitivo che fermò l’invasione di Hitler,  un giorno commemorato tuttora come ‘Battle of Britain day’.

Per ulteriori informazioni vedere

http://battleofbritainbunker.co.uk/

(PS. Il Regno Unito aiutò a salvare l’Europa dagli anni oscuri – che non entri se stesso in nuovi anni oscuri con questo famigerato brexit … questa è la mia grande speranza…)

Sembrano croupiers:

 vita d’una nazione

è qui giocata.

Alla casa del Duca di Orleans

A Londra ci sono due Tamigi. Prima, c’è il Tamigi del porto che, ormai, si è spostato più a est, verso l’estuario. Secondo, c’è il Tamigi del divertimento che si trova in luoghi come Richmond, Kew e Twickenham. Qui, i Lord inglesi, seguendo l’usanza della nobiltà veneta sul fiume Brenta, si sono costruite le loro ville palladiane nel settecento durante il periodo detto augustiano. Ho già scritto a proposito di queste ville in altri miei post; per esempio, Chiswick House, Strawberry Hill House e Osterley Park. Queste ville ora sono per la maggior parte sotto la cura di enti come la National Trust, l’equivalente della FAI, e poche rimangono proprietà dei Lord di altri tempi. Purtroppo altre sono andate perse, demolite oppure ridotte in rovine.

Tra queste era la villa costruita dal segretario di stato per la Scozia, James Johnson, nel 1710. Johnson era anche un giardiniere appassionato e la sua villa era circondata da vigneti che, con il clima moderato dal vicino fiume, a questo punto rimasto ancora interessato dalle maree, producevano un ottimo vino.

Più tardi la villa fu dimora di Louis Philippe, Duca di Orleans, che diventò re della Francia nel 1830. Purtroppo nel 1926 l’intero podere fu acquistato da uno scavatore di ghiaia e la villa e i suoi giardini furono distrutti. Solo il gioiello della villa, la stanza ottagonale da banchetto fu salvata dalle ruspe grazie all’intervento di una certa signora Dionides  che, alla sua morte nel 1962, la diede in regalo al comune che nel 1972 la inaugurò come galleria d’arte.

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Ci siamo incontrati con amici che furono compagni di scuola l’altro giorno proprio in questa magnifica sala detta in inglese ‘octagon room’. Un altro bellissimo incontro: ritrovarci dopo anni in questa magnifica struttura progettata dall’architetto James Gibbs (la chiesa di Saint Martins, Trafalgar Square e l’edificio dei professori nel mio collegio universitario, King’s, Cambridge, sono tra i suoi altri capolavori).

Gibbs studiò lo stile barocco e palladiane a Roma e Vicenza, e l’interno della sala è decorata dai stuccatori Giuseppe Artari e Giovanni Bagutti. Sopra le porte ci sono i ritratti del Re Giorgio II e sua moglie la Regina Carolina. Sovrastante il camino si trova un ‘capriccio’ di rovine classiche di Giovanni Paolo Panini.

Insomma, come scrisse nel suo classico testo, ‘Life in Georgian England’, del mio vecchio professore di storia Ernie Williams, nessuna dimora aristocratica inglese del settecento era completa senza l’intervento degli artisti italiani.

Potete immaginare l’eleganza delle serate di balli e banchetti in questa sala che la tradizione vuole sia stata edificata specialmente in onore della visita della Regina Carlotta nel 1729.

Sebbene sia un vero dispiacere che la villa sia stata demolita negli anni quando l’aristocrazia inglese cominciava a soffrire economicamente nell’ inizio del tramonto dell’impero britannico è bello che esista almeno una sua parte, quella più fastosa.

La sala ottagonale viene usata tuttora per ricevimenti e matrimoni.

Vicino, le vecchie stalle sono state convertite in a una galleria d’arte moderna. Durante la nostra visita la mostra era d’arte fatta con la tessitura; (mi ricordo che anche a Bagni di Lucca, nella settimana dedicata alla donna, ci fu un’analoga mostra).

In più, le scuole sono incoraggiate nelle loro visite. Anche qui, durante la nostra visita entrò una comitiva di scolarini tutti in vari costumi alla ricerca dei tesori nascosti in varie parti del’edificio (finti si capisce!)

Non posso non menzionare la fortuita collezione di cimeli del grande esploratore Richard Burton, soggetto di una conferenza data alla biblioteca di Bagni di Lucca pochi anni fa’. Burton, infatti collega questo luogo con la città termale poiché fece la sua casa in ambedue i luoghi (oltre a farsi casa come console a Trieste e esploratore nei paesi arabi.)

Quello che mi ha più sorpreso, però, è stata la differenza tra questa nostra visita a Orleans House Gallery e quella precedente parecchi anni fa’. Allora la galleria era in stato di apparente decadenza ma oggi i resti della magnifica dimora hanno assunto nuova vita grazie a due anni di restauro costato quasi due milioni di sterline (dati dagli incassi della lotteria nazionale inglese) e solo completato l’anno scorso.

Mi domando se anche Bagni di Lucca possa iniziare tali restauri sulle sue grandi ville Ada e Fiori. Prima di tutto, però, bisogna svegliarsi dal letargo di troppi anni e trovare un principe blu che bacia le due belle addormentate.

Intanto vi mostro le graziose case che costeggiano il lungo-fiume in queste parti. Un ammonimento però: date le maree ci potrebbero essere delle alluvioni anche due volte al giorno…

Balli riflessi

in specchi secolari

dell’ottagono.