I Fiumi e i Canali di Londra

Se uno pensa a Londra e il suo fiume, il nome ‘Tamigi’ entra subito in mente. Quello che non è immediatamente evidente è che Londra è una città di molti affluenti del Tamigi e, cioè, di molti fiumi.

 

(Gli affluenti più importanti del Tamigi)

Da piccolo mi ricordo che la mia ambizione era di arrivare con la mia bicicletta dalla zona di Londra del Sud dove abitavo (Forest Hill) e toccare le sponde del grande fiume. L’ho toccato, finalmente a Deptford seguendo il Ravensbourne, uno dei più lunghi degli affluenti del Tamigi.

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(Il fiume Ravensbourne a Beckenham)

Purtroppo, nel centro di Londra parecchi affluenti sono stati canalizzati o addirittura convertiti in fogne (nel medioevo servivano già come cloache aperte, e la puzza degli scarti di macellai, di pelle, di ossa, di cani deceduti, e perfino delle teste decapitate dei criminali, doveva essere veramente insopportabile.)

Tra i fiumi scomparsi sotto terra nelle tubature, è il Fleet (che corre sotto Fleet Street), il Walbrook, principale affluente della Londra Romana, il Silk, il Moselle, il Tyburn, il Serpentine, l’Effra, il Westbourne, il Peck (da dove si deriva il nome della zona di Peckham), il Wandle (di Wandsworth) e il Quaggy, parte del quale si può vedere a Catford, il quale nome è tradotto come ‘guado di gatto. ‘)

(Scultura rapresentante il fiume Walbrook, ora intubato sotto Londra)

Derivo tuttora grande piacere a seguire gli affluenti del Tamigi. Non tutti sapranno che il bel lago del Serpentine che attraversa Kensington Gardens e Hyde Park, (e dove si tolse la vita Harriet, la prima moglie del poeta Shelley, nel 1816 all’età di ventun anni) non è altro che il fiume Serpentine arginato da una diga per poi scomparire sotto terra nei tubi.

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Certamente il più grande e bello degli affluenti del ‘Father Thames’ è il fiume Lea che sorge nella campagna idillica delle colline Chiltern a nord della capitale per poi sboccare in mezzo della zona industriale del Docklands. Il Lea è famoso per la sua associazione col grande scrittore del seicento, Izaak Walton, che scrisse ‘The Compleat Angler’ nel 1653, il classico testo sulla pesca.

Nel diciannovesimo secolo c’è stata una grande bonifica dopo il ‘great stink’ – la ‘grande puzza’ – che, nel 1858, fermò persino il lavoro del parlamento britannico. Grazie all’ingegner Bazalgette due enormi fogne furono costruite, il ‘Northern e il Southern outfall sewers’. Le stazioni di pompaggio ad Abbey Mills e Crossness sono capolavori d’ingegneria e arte vittoriana e sono monumenti protetti. Di recente, volontari si sono messi a rimettere a posto le pompe originali d’epoca e di ridipingere le elaborate costruzioni ferree nei loro colori originali.

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La bonifica di Bazalgette fermò anche le epidemie del ‘Re Colera’, l’ultima della quale ebbe luogo nel 1866, uccidendo decine di migliaia di abitanti.

Chiamerei il sistema di fogne di Crossness e Abbey Mills le cattedrali Londinesi dedicate alla salute corporea come Westminster e Saint Paul’s sono le cattedrali che curano la salute spirituale della città.

Ho già scritto del vasto kilometraggio di canali Londinesi che, prima dell’invenzione delle ferrovie, erano il mezzo di trasporto più importante dell’Inghilterra (esistono ancora più di 3,500 kilometri di canali in Gran Bretagna oggi) ma che ora servano più per svago e turismo. (Non lasciate Londra prima di fare un bel giretto sul Regent’s canal in una tipica long boat!)

I canali avevano bisogno di fiumi e laghi per riempirli. Quest’acqua viene tuttora dai fiumi. Nella zona di Wembley, per esempio, scorre il Grand Union Canal che congiunge Londra a Birmingham e che è riempito in parte dal fiume Brent che dona il nome all’attiguo comune.

A pochi passi dall’autostrada M4, che scorre all’aeroporto di Heathrow per arrivare a Bristol e il Galles, si può entrare in una zona di pace e tranquillità che circonda l’antico maniero di Boston manor. E’ qui che si possono intravedere due corsi d’acqua, il fiume Brent che dona le sue acque al Grand Union canal.

Il generoso fiume Brent contribuisce al Grand Union canal anche vicino a Horsenden Hill nello stesso comune. Qui, a pochi passi dalle zone industriali, si entra in un’oasi silvestra di pace, dove esiste ancora una fattoria, un antico bosco collinoso anticamente abitato dai Celti: un rifugio, dove si può facilmente dimenticare che siamo in una megalopoli mondiale con una popolazione di più di dieci milioni di abitanti.

Come scrisse Joseph Conrad del Tamigi in quel romanzo ‘Cuore di Tenebra’ , che, per me,  è l’unico libro che porterei sulla mia  isola deserta: ‘stavo pensando a quei tempi lontani quando i Romani vennero qui per la prima volta millenovecento anni fa.’

Tale è la straordinaria varietà di ambienti che ci presenta Londra!

Parole d’acqua:

limpide memorie

di una città.

 

 

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‘I poveri infatti li avete sempre con voi’ (San Matteo)

Non vorrei certo dipingere sempre un attraente ritratto di Londra. Come nel tempo di Dickens esiste incessantemente molta povertà – infatti – più povertà che mai e la disuguaglianza tra i ricchi e i poveri diventa sempre più vasta. Adesso, per esempio, più di diecimila persone, dette ‘rough sleepers’, dormono sui marciapiedi di Londra, il triplo di tre anni fa!

(Mie foto)

Allo stesso tempo aumentano sempre le proprietà vuote a Londra. Circa 20,000 appartamenti e case non sono occupati perché l’affitto, o il prezzo d’acquisto, è troppo alto e anche perché, in Inghilterra si compra una casa principalmente per investimento. In Italia, invece, i prezzi delle case sono diminuiti di almeno il 10%. Guarda Bagni di Lucca, dove scappano via gli inglesi vendendo le loro case a prezzi 30% di meno di quelli dell’acquisto!

Che fare? L’indifferenza è certo l’atteggiamento più vergognoso. Se vedo una persona col solito affisso ‘I’m hungry’ (‘ho fame’) non do mai soldi (che poi forse potrebbero essere usati nell’acquisto di droghe o alcool) ma un panino o una bottiglia di acqua.

Il fatto è che quando ero piccolo non si vedeva cosi palesemente questa immensa disuguaglianza di redditi. Dopo una guerra nella quale l’Inghilterra e le sue città furono sottoposte al bombardamento nazista più lungo, continuo e assiduo di qualsiasi altro paese, è sorto uno stato sociale col National Health service (servizio nazionale di sanità), con case popolari costruite per affitti ragionevoli a tutti, con un sistema di trasporto dove, anche senza macchina, si poteva viaggiare facilmente in tutte le parti più distanti del Regno Unito e, dove il livello d’istruzione era fondato sul merito dell’allievo e non sulla ricchezza della sua famiglia.

A quei tempi si credeva proprio in una società dove nessuno mancava di cure mediche, di un tetto sopra il capo, di un’istruzione di qualità, di lavoro per tutti…

Ora, con questo famigerato brexit, il Regno Unito rischia di vendersi  sempre di più al lurido mondo di lucro: più lavoratori si troveranno con contratti a zero ore e, sicuramente, i senza-tetto, che trovano qualche spazio accanto ad un portone di un grande magazzino o un sottopassaggio pedonale, aumenteranno esponenzialmente.

E’ ovvio, con la sempre più spaventosa differenza tra i ricchi e i poveri, che ci saranno sempre più allarmanti abissi tra le schierate politiche non soltanto in Gran Bretagna, non soltanto in Europa ma in tutto il mondo.

Chi ci salverà, mi domando? Non certo i marziani… o no?

 

Vite perdute?

Le masse ammucchiate

su marciapiedi.

 

Il Piu’ Amato Quadro Per Gli Inglesi

Questo è il quadro votato l’assoluto preferito degli inglesi in un recente voto.

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Dipinto dal grande Joseph Turner, rappresenta la nave da guerra ‘Fighting Temeraire’ (la ‘combattente audace’), che fu presente alla battaglia di Trafalgar con Nelson nel 1805, portata alla sua rottamazione a Rotherhithe, sul Tamigi di Londra, nel 1838.

La bellezza spettrale e magnifica del grande veliero contrasta col brutto rimorchiatore nero a vapore che la trascina in un trascendente tramonto di sole piangente.

Il quadro per me è un requiem per un mondo scomparso e sono sicuro che per l’artista, che non volle mai essere separato dal suo ‘Temeraire’, sia stato un segno della propria mortalità.

Morì dieci anni dopo, e il quadro che vidi alla National Gallery ieri, rimane inciso nella memoria e nei suoi strabilianti colori mi ha commosso come poche altre opere d’arte possano fare.

Turner era molto sensibile alle nuove tecnologie che ha portato la rivoluzione industriale che ebbe nascita proprio nella sua patria. Un altro quadro che si può ammirare al National Gallery descrive questo cambiamento economico-sociale a perfezione.

S’intitola ‘rain, steam and speed’ (pioggia, vapore e velocità) e risale al 1844. Il dipinto descrive una locomotiva del Great Western Railway, costruita dal sommo  ingegnere, Isambard Kingdom Brunel, mentre attraversa il Tamigi sul ponte di Maidenhead.

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Vicino alle rotaie in fondo a destra corre una lepre. Simboleggia la velocità oppure è il segno di un animale terrorizzato da un fenomeno che cambierà per sempre il bilancio delicato tra l’uomo e la natura?

In ogni caso, rimane questo un quadro ipnotizzante, con le sue pennellare, alquanto delicate e potenti, segnalando lo spartiacque tra due civiltà, tra due mondi, il secondo del quale stiamo ancora sempre di più soffrendo le conseguenze negative sul nostro amato pianeta blu.

Chissà se questo delicato bilancio si potrà ancora restaurare? Chissà cosa avrebbe detto (o, meglio, dipinto) Turner.

 

(Mie foto)

Acque di fiamma:

le lacrime del sole

spezzano cuori

 

Uno Spettacolare Modernismo Ecclesiastico a Londra

L’architettura del modernismo nel Regno Unito non ha mai avuto quel impatto che ha suscitato nell’Europa continentale. L’adozione delle idee rivoluzionarie del movimento Bauhaus tedesco e gli edifici del razionalismo italiano di Terragni e Pollini non trovano equivalenti facilmente riconoscibili qui.
Solo l’arrivo di profughi dopo il 1933, come Berthold Lubetkin, ha dato nuovo impeto ad uno stile liberato dall’influenza del movimento ‘arts and crafts’ che favoriva elementi più tradizionali e associati con l’artigianato rurale.

Infatti, una grande parte delle vie di Londra costruite negli anni trenta consistono di case di stile neo-tudor con facciate ‘half-timbered’ o ‘metà di legno’.

 

 

 

 

 

 

Immagina allora la mia sorpresa quando, l’altro giorno, camminando per una via di tipiche case bi-familiari e mezze armate, trovai davanti a me una chiesa con un’architettura di una bellezza modernista-razionale eccelsa.

 

 

St Mary’s, West Twyford, mi faceva subito venire in mente l’architettura del Bauhaus ed, in particolare, di un’altra chiesa modernista di Londra, St Saviour’s di Eltham. Infatti, l’architetto fu lo stesso.

Nugent Francis Cachemaille-Day fu forse l’artefice delle chiese più rivoluzionarie del ventesimo secolo inglese. Nato nel 1896 e morto nel 1976, fu influenzato dalle innovative tendenze continentali e costruì edifici religiosi che riflettano le nuove pratiche liturgiche anglicane.

Liberò l’architettura dalle tendenze eclettiche e dalla pesante influenza del neo-gotico, reinterpretandole in nuove forme quasi danzanti e con un senso di spazio emancipato veramente sensazionale.

La Chiesa di Saint Mary colpisce con le sue masse cubiste, le sue vetrate tessellate di forma unica, le sue pronunciate linee orizzontali.

 

L’originalissimo campanile, con la statua della Madonna e l’enfasi verticale della vetrata, mi ha lasciato stupefatto.

 

Mi sono trovato ad altre sorprese quando sono entrato nell’interno. Quello che vedevo dall’esterno non era altro che un grande salone costruito nel 1958. (Sembrava più degli anni trenta). In più, fu trasandato in epoca più recente e solo restaurato nel 2010. Ora è usato come sala parrocchiale. Che bella sala!

 

Più sorprese seguirono. La grande sala dava sbocco ad un’antica chiesa del quattrocento con soffitto a travi a vista e una bella finestra bracciante.

 

Mi faceva un poco venire in mente il santuario della Madonna del Carmine (la Madonnina) a Capannori dove una grande chiesa moderna venne aggiunta ad una molto più piccola e vetusta.

Forse mi domandarete ‘ma com’è questa altra chiesa di Cachemaille-Day?’
Secondo me la Chiesa di Eltham è il più bello edificio religioso del ventesimo secolo a Londra. Costruito in quel anno infame del 1933, sorge ancora oggi come un segno di fede e di speranza in mezzo ad una zona di case modeste popolari.

Che impatto doveva avere questa chiesa quando fu aperta per la prima volta! Le vetrate ed le statue sono tra le più belle ed originali del modernismo inglese.

Queste fotografie le ho scattate nel lontano 2001 con la mia prima macchina fotografica digitale. La risoluzione non era tanto buona allora…

 

Perché non fate una visita a una Londra alternativa per gustare la sua architettura modernista. Non sarete disillusi!

Domesticità:

colori della speranza

toccano i prati.

 

 

Il Castello Londinese di Fragole e Panna Montata

Nel 1739 un milord ventiduenne, figlio del primo dei primi ministri del parlamento inglese, Robert Walpole, iniziò, assieme ad un suo amico di università (era stato studente al mio collegio di King’s Cambridge), Thomas Gray (famoso poi per quella magnifica ‘Elegia scritta in un cimitero campestre’), il consueto ‘grand tour’ delle bellezze dell’Italia.

Si sono bisticciati, però, ritornando a Firenze poiché il giovane Horace Walpole amava divertirsi e il Gray, invece, preferiva studiare le antichità del bel paese.

Infatti, all’entrata in patria Horace non cominciò a progettare la solita villa palladiana all’inglese ma, invece, comprò un’umile casetta rustica ai bordi del Tamigi a Twickenham e la fece ricostruire, non nel severo stile classico detto ‘Augustiano’, ma, invece, in una forma del tutto novella: una specie di rococò gotico.

 

Horace, infatti, fu il precursore del caratteristico stile neo-gotico dell’età vittoriana. In più, scrisse il primo romanzo ‘gotico’, ‘il Castello di Otranto’ nel 1764: un genere che ebbe culmine nel ‘Frankenstein’ di Mary Shelley, scritto più di cinquant’anni dopo.

Il parallelismo tra l’architettura di Strawberry Hill House (‘casa della collina di fragole’) e il romanzo gotico si vede ovunque.

 

Nella nostra visita abbiamo esplorato gallerie lugubri, sale con soffitti dorati a trafori di ventaglio (come la cappella gotica del suo Collegio universitario), finestre con vetrate colorate, stanze rotonde poste in torri, camini modellati dopo le tombe regali di antiche abbazie, porte segrete, un perpetuo contrasto tra oscurità e luce…infatti un mistero dopo l’altro, proprio come i più arcani racconti di ‘orrore’ gotico.

 

È una dimora unica al mondo poiché è la prima che rifiutò la simmetria e lo stile degli ordini classici. In questo senso, la casa-castello di Horace punta verso il futuro romanticismo che scenderà sull’Europa con le poesie di Byron e i romanzi di Walter Scott.

Farete voi, certamente, la stessa opinione guardando le mie fotografie di questo gioiello di dimora, un vero piatto di fragole con la panna montata!

Il giardino è tutt’altra cosa: ridente invece di tenebroso, poiché il Walpole non voleva essere circondato da ancora altra melanconia gotica ma da sole e da fiori, proprio come la giornata della nostra recente visita quando, per più di due settimane a Londra, non si è visto nemmeno una goccia di pioggia e dove la temperatura tocca i trenta gradi.

 

Rimane veramente una stagione dove si può gustare quelle fragole con la panna e celebrare l’entrata della squadra inglese nei quarti di finale della coppa mondiale di calcio!

 

In ogni stanza

si leggono romanzi 

cavallereschi.

Heavenly Harpsichord Ripples

In the sylvan suburb of Elmstead Woods, South London there’s an arts-and-crafts villa, built by Robert Whyte, filled with the evocation of a family who loved music.

The Whyte sisters played quartets and eminent musicians such as Sir Adrian Boult and Paul Tortelier were honoured guests.

The villa has since become known as the Ripley arts centre for the borough of Bromley. On the 8th of June this year we attended a harpsichord concert performed by long-time friend Gilbert Rowland.

With his impeccable technique and sensitivity Gilbert presented a program which included suites by Handel and sonatas by Domenico Scarlatti, Matheson and Soler.

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Gilbert Rowland (whose father was second in command to the Viceroy of India under the Raj) was born in Glasgow but now lives in London. His teachers included Fernando Valenti and Millicent Silver and his first recital took place at Fenton House, which I have described at https://longoio3.wordpress.com/2017/10/26/harpsichord-heaven-in-hampstead/

Gilbert Rowland has, besides a distinguished career as soloist, an equally illustrious one as a recording artist. He established Keyboard records in order to record all of Domenico Scarlatti’s 555 sonatas, or ‘esercizi’, written for Maria Bárbara who became queen of Spain in 1746. In addition, Gilbert has recorded all Antonio Soler’s sonatas in a highly praised series for Naxos. Other recordings include harpsichord works by Handel Albero, Rameau, and Mattheson. I have several of these recordings and the Soler, in particular, blossoms into extraordinary life under Rowland’s amazing touch.

Gilbert’s harpsichord was built after an 18th century French model (Pascal Taskin) by Andrew Wooderson of Bexley, one of the increasing band of supremely crafted early instrument makers in England.

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The concert was held in the delightful music room the Whyte family added in the 1920’s.

It was an absolute pleasure to hear Gilbert Rowland again after so many years as these excerpts taken from the evening’s performance demonstrate:

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Journeys Through Time and Space and Mind

The building itself is sculptural in quality with dove-coloured Buchan marbles from the state of Victoria, Caleula from New South Wales and Angaston marble from South Australia, all placed on a base of trachyte. Even the wood used comes from Australia including the black bean tree. Started in 1913, but not completed until 1918, the High Commission’s headquarters supplied these precious materials as ballast for ships returning to the imperial capital to collect bullets, as Michael Francis Cartwright pointed out to me when introducing the awesome exhibition entitled ‘journeys’ now on view within the monumental hall of London’s Australia house.

 

 

It’s rare that a whole family should be united for a sculpture exhibition in this way and the sensations the art works arouse are both intimate and extraordinary. ‘Journeys’ here not only signifies personal development towards a collective, but highly individual, expression of finding one’s centre of being; it not only means a spatial discovery into the heartbeat of three principal nuclei: the country of one’s birth and the discovery of the multiform cultures of Italy, Ireland and France. It also signifies a journey to reconnect with primal sources defining the concept of humanity itself.

Shona Nunan’s bronze ‘spirit guardian’ reminded me, in its almost Celtic wave-like curves, of the shield found in the Thames, not dropped by a defeated warrior but given to London’s river as a protective offering. There is a primal connection between the birth of art and creation itself. Art has a sacral function, indeed a need to express survival as the Lascaux cave paintings so vividly display. Simply put, without artistic creation, we become diminished into nothingness.

 

 

The same artist’s ‘earth guardian’ with its immaculately textured leaf-like shape could equally stand as a protean symbol and as a shape of exquisite beauty.

Shona’s ‘life’ clearly expands on her Irish experiences and such inter-stellar structures as prehistoric Newgrange.

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Her ‘torso’, first viewed during those miraculous years 2013-15, when the Bagni di Lucca arts festival, largely envisaged by the same family, blossomed with an energy worthy of 1920’s Paris, combines intimation of the mother goddess with Christian symbolism – like our local church of San Cassiano, at the foot of the Prato fiorito Mountain, which is built on the foundations of a temple of Diana.

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Here, too, there are connections with the steles discovered in Lunigiana, an area to the north of the artist’s location in the Lucchesia:

 

 

In this respect Michael has two pieces, one of which is directly inspired by the smooth green slopes of the treeless mountain dominating the family’s sojourn at Bagni di Lucca.

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The cloud reminds me of Shelley’s fascination with its evanescence and the poet’s journey to those Elysian slopes.

 

 

The cloud appears as an exceptional sculptural tour de force in another of Michael’s pieces when it hovers billowing over the reddish rocks of another local village, Montefegatesi, whose name alludes to the liver-cerise of the surrounding ferrite stones.

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Jacob, the family’s elder son, has undergone his own journey from sound to sculpture which, in so many respects, could be described as frozen music. He is particularly taken by the concept of the boat and his ‘boat over reeds’ stimulated a thousand thoughts in me. I was reminded of my journey down the Nile in a feluka, of my time with scouts canoeing down the river Arun, of my university days punting down the Cam…indeed, generally messing about in boats, not forgetting handling the ever-fickle English wind on a dinghy. Jacob’s boats took me into the mists of time with the Lady of Shalott and that journey of journeys, the wanderings of Odysseus across the Mediterranean sea to reach Ithaca and his faithful Penelope. The boat transforms, indeed, into a journey through life itself with the whirlpools and the rocks it meets being metaphors of life’s own obstacles and one’s faith that the goal of self-realization may be fulfilled before the vessel’s final course to the underworld.

 

 

Sollai’s sculptural works, for me, displayed perhaps the highest and purest form of self-expression. There can be few examples of such semi-abstract beauty than his ‘woman figure’.

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How can something so geometrically pure be so flowing and so sensuous and yet bear within its womb the experience of cycladic art and those o-so enigmatic Pontremoli steles?

Although titled ‘abstract’ this one made me think feline but then I’m just crazy about cats.

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This is an exhibition not to be missed, even in a city like London brimming with great sculpture from the Elgin marbles to Barbara Hepworth and beyond. Each of the four members of this prodigiously gifted family has achieved their own highly individual journey through time, space and inner-being and all four have come together in a sort of cosmic chat-room to give us the privilege of sharing their experiences in art’s most tangible form – a sculptural dialogue which resonates with memories of Australian primeval ritual sites, with Mycaenian Mediterranean waves, with Celtic convolutions of greenness and with mountains of marble formed by fiery subterranean forces, reinterpreted by a human imagination and recollected in breathtaking and transcendent forms.

 

 

The exhibition is officially open until 16th June although further viewings may be had upon request.

For more information do see
http://www.galleries.co.uk/pr/2018/may-18/AustraliaHouse-JOURNEYS/AustraliaHouse-JOURNEYS.htm

 

Ps All photographs are mine including those of Prato Fiorito and Pontremoli.

Brucia Londra!

La stazione della metropolitana detta ‘Monument’ è chiamata dopo una colonna dorica alta 62 metri che si erge poco fuori dalla sua entrata.

La colonna commemora il grande fuoco di Londra del 1666 e fu costruita tra il 1671 e il 1677 sul sito della Chiesa di Santa Margherita, Via del pesce, la prima Chiesa che fu distrutta dalle fiamme.

L’altezza di 62 metri è anche la distanza dalla panetteria del re Carlo II dove inizio’ il rogo che distrusse due terzi della città e più di cinquanta delle sue chiese.
Alla cima della colonna, progettata da Sir Christopher Wren, si inalza una urna con fiamme dorate.

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E’ divertente salire alla cima della colonna tramite una scala a chiocciola interna con ben più di trecento gradini.

La veduta di Londra dalla sommità è bella anche se il Monument non è ormai l’edificio più alto della City e dal nord il panorama è bloccato dai nuovi grattacieli delle compagnie di finanza.

All’uscita ti viene presentato un certificato per confermare che hai completato la salita che è stata completata in meno di un minuto da un soldato inglese ma che per me ci sono voluti almeno cinque…

Nel piazzale di fronte ci sono delle panchine per passare il ben meritato riposo dopo la salita. Sono incise con le parole di quella famosa filastrocca a forma musicale di canone:

 

London’s burning, London’s burning.
Fetch the engines, fetch the engines
Fire fire, fire fire!
Pour on water, pour on water
Pour on water, pour on water.

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Italian Music in the 1800’s (and it’s not opera…)

When Verdi, towards the end of the nineteenth century, was asked to become president of a new society to promote Italian symphonic music he turned down the appointment saying that Italy was all about opera and vocal music.

Of course, in his time this was the case, although in a previous century Italians had created new instrumental forms like the concerto grosso and the sonata. However, Corelli and Vivaldi had to wait well into the twentieth century to be rediscovered.

Yet in the overwhelmingly operatic milieu of eighteen hundred Italy there were composers who were fully in touch with instrumental works written in other European countries.

Three of these, Sgambati, Bossi and Respighi, were represented in an exhilaratingly original chamber music concert at the Italian Institute of London on 30th May.

Ottorino Respighi’s early six pieces show his assimilation of colourful tonal textures learnt from his time in Saint Petersburgh under mentor Rimsky-Korsakov. It made for enchanted listening.


Giovanni Sgambati’s Venice (la gondoliera) and Naples (serenata napoletana) inspired pieces are little more than delightful morceaux de salon but they are beautifully crafted with the right amount of virtuosity in the violin part. Admirably performed they led me to take further interest in the composer. Listening at home, I was taken back by the gorgeous lyricism and confident structure of Sgambati’s two symphonies dating from the 1880’s – unjustly neglected masterpieces fully revealing Italy’s symphonic fluency.

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Marco Enrico Bossi’s first violin sonata of 1892 was a revelation. Primarily known for his organ works (Bossi was a friend of Cesar Frank) the sonata is a powerful work with a melodic turn of phrase in the slow movement that looks towards Puccini. Indeed, the work stands comparison with Frank’s rather more famous work for the same medium, especially in its cyclical use of themes. Bossi truly bridges a gap between two italian musical eras; his teacher was Ponchielli and one of his students was Malipiero!

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My thoughts returned to Puccini whose graduation exercise, Capriccio Sinfonico, almost persuaded people that the Luccan would become Italy’s major instrumental composer. Puccini’s first great work, ‘Manon Lescaut’, was, indeed, remarked on for its symphonic structure and its orchestration remains second to none.

All three composers represented in this highly revealing Italian Institute concert demonstrate that in the second half of the nineteenth century Italy was increasingly open to north European developments, especially Wagner, whose ‘Tristan and Isolde’ received its italian premiere under the baton of another great italian instrumental composer, Giuseppe Martucci, also a member of the ‘risorgimento instrumentale’, friend of Toscanini and performed in a previous concert.

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I have only praise for the performers, Mariarosaria D’Aprile, violin, and Tommaso Cogato, piano, who entered fully into the heart of this unfairly neglected repertoire with impeccable technique and an exhilarating virtuosity.

 

L’Organo Barocco di Santa Margerita a Londra

Dietro la Bank of England nella City di Londra si trova la Chiesa di St Margaret Lothbury.

 

 

 

Ricostruita dall’architetto Sir Christopher Wren dopo essere stata distrutta nel grande fuoco di Londra del 1666, serba nelle sue modeste dimensioni varie opere di altissimo valore.
Tra queste sono tra i migliori esempi di arte lignea del grande scultore seicentesco Grinling Gibbons. Qui si trova il suo dossale,

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le ringhiere della comunione,

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il fonte battesimale di pietra:

 

 

la cassa di risonanza del pulpito:

 

e lo jube’:

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Due dipinti di Mosè e Aronne fiancheggiano l’altare maggiore.

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L’organo fu costruito da George Pike England nel 1801. Restaurato nel 1984 si trova nella sua custodia originale e contiene quasi tutte le canne originali.

 

E’ forse il più bel organo barocco di Londra ed il suo organista, Richard Townsend, ha presentato più di mille concerti sul sonoro strumento.
Ogni giovedì ci sono i concerti all’ora di pranzo e questo è il programma di quello che abbiamo assistito questo 31 maggio:

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Magnifico!

Ricordiamo che il festival degli organi di Londra e i suoi dintorni dura tutto l’anno e che ogni giorno all’ora di pranzo ci si può rifugiare dal logorio della vita metropolitana ascoltando musiche soavi in chiese, ognuna delle quali è un intimo capolavoro.

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Piccolo immenso:

una voce angelica

ci accarezza.