I Liberi Pensatori di Londra

Parecchie piazze a Londra hanno al loro centro un giardino privato aperto solo alle case che lo circondano. Belgrave square è una di queste piazze. Altre piazze hanno il loro giardino ora aperto al pubblico. Red Lion Square nel distretto di Holborn è una di queste.
Fu pianificata da Nicholas Barbon, un speculatore e economista, nel 1684 e presto divenne un luogo di moda.

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Nell’era vittoriana subì una decadenza che durò fino al ventesimo secolo. Fu qui nel ‘wages ispectorate’ che ebbi uno dei miei primi impieghi a Londra. Il reparto stabilì le minime paghe accettabili per quei lavori che non erano rappresentati dai sindacati; per esempio, i parrucchieri, i camerieri e le sarte. Se uno credeva di essere sottopagato ci poteva telefonare e si mandava un ispettore per verificare e rivedere lo stipendio.

Ora non esiste più questo utile reparto. Ci sarebbe invece una minima paga stabilita dal governo per tutti (che in troppi casi viene poco rispettata) e i sindacati hanno perso molto della forza che avevano anche trent’anni fa.

Infatti, il mercato del lavoro sta diventando sempre più ‘selvaggio’ che mai e le disparità tra i ricchi e i poveri si sono allargati in maniera allarmante negli ultimi anni.

Mi ricordo di Red Lion Square nei suoi anni di degrado quando era alloggio per i senza tetto e gli alcolici e drogati.

In una recente visita ho incontrato, invece, una piazzetta messa per bene con un cafè bar e panchine dove gli impiegati attorno possono passare la loro ora di pranzo e le mamme portare i loro bambini.

 

Anche se, purtroppo, poche delle case originali sono ancora in piedi e se, perfino, il mio ufficio è stato rimpiazzato, Red Lion Square (chiamata dopo un vecchio pub del ‘Leone rosso’) serba delle memorie importanti per tutti quelli che credono nella libertà di pensiero e combattono le tendenze neo-fasciste che, purtroppo, rimangono sempre nella nostra era.

Per esempio, in mezzo al giardino c’è la statua di Fenner Brockway (1888-1988), grande pacifista, capo del partito laburista indipendente, vegetariano, giornalista, militante per l’indipendenza dell’India, capo della lega contro l’imperialismo, contro il traffico delle armi, scrittore di romanzi utopici, amico di George Orwell e partigiano con lui nella guerra civile spagnola, anti-razzista, anti armi nucleari, presidente per la pace in Vietnam, riformatore del sistema d’incarcerazione e membro della società umanista ed etica di South Place, che ha la sede nella Conway Hall sulla medesima piazza.

A pensare che avere delle idee come Brockway, già ancora poco facile oggi, doveva essere una sfida molto più difficile nella prima metà del secolo scorso. Infatti, Brockway fu imprigionato e tenuto in isolamento per la sua opposizione alla Grande Guerra.

Un altro grande, commemorato nella piazza del Leone Rosso, è il filosofo (fondatore della filosofia analitica), storico, premio Nobel per la letteratura, attivista politico e matematico, Bertrand Russell (1872-1970), amico di Lord Brockway e con idee molto simili per le quali, anche lui, fu imprigionato. Disse anche, notoriamente, ‘non morirei mai per quello che credo perché forse potrei essere sbagliato.’

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Russell fu anche grande ammiratore del poeta che ha vissuto a Bagni di Lucca, Percy Bysshe Shelley, il quale sapeva a memoria. Incontrò perfino Lenin (che lo deluse).

Due altri grandi associati con questa piazza, trascurata da troppi turisti, sono il poeta e artista di origine Italiana, Dante Gabriel Rossetti e William Morris che fondò la sua ditta di ‘arts and crafts’ in questa casa.

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Più recentemente, fu in questa piazza che, nel 1974,  morì un giovane studente, Kevin Gately, alle mani delle forze dell’ordine durante una protesta contro il National Front, un partito di estrema destra.

A questo punto chiederete che cos’è il South Place (Conway Hall) Ethical Society. E’ la più antica società di liberi pensatori nel mondo, (penso anche a quella di Montefegatesi), fondata nel 1888 da William Johnson Fox che cominciò come predicatore religioso e finì come umanista.

L’oggetto della società è quella di sviluppare lo studio, la ricerca e l’istruzione nei concetti etici ed umanisti.

L’edificio art deco contiene la biblioteca etica più grande del mondo.

 

Ha una bella sala col motto ‘sia vero a te stesso’.

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In questa sala, di ottime acustiche, ogni domenica c’è una serie di concerti di musica da camera che risale al 1887.

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Insomma, Red Lion Square, cosi’ poco distinta in aspetto, contiene molte importanti memorie, non solo personali, ma anche di persone e di idee che hanno tanto lottato per farne del nostro pianeta un mondo migliore.

Chissà se mai lo diventerà?

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Charlot a Londra

Quando il grande Charlot (o, come gli inglesi lo riconoscono, ‘Charlie Chaplin’), ritornò a visitare i suoi luoghi natali a Walworth nella Londra del sud, vicino alla zona chiamata ‘Elephant and Castle’, non volle visitare un certo edificio. Era l’ospizio di mendicità, il ‘Lambeth Workhouse’, un posto temuto per le sue degradanti umiliazioni e dove la famiglia di Charlot fu intrattenuta per ben due volte prima che il bambino avesse nove anni di vita.
Il padre alcolico era quasi sempre assente da casa e, quando Charlot compì quattordici anni, la sua mamma fu ammessa nel manicomio di Cane Hill, (un luogo conosciuto da noi quando si visitava forse l’allievo più educato della nostra classe di scuola media, e dove morì a causa di una medicina datagli in errore.)

Intanto, il padre di Charlot morì di cirrosi del fegato poco dopo l’entrata della mamma in manicomio.

 

 

Tali furono le memorie traumatiche per il sommo artista di questo luogo triste.

Entrando nel mondo del teatro di varietà Charlot divenne membro della compagnia di Fred Karno, assieme a Stan Laurel (che poi si mise assieme con Oliver Hardy come ‘Stanlio e Olio’.)

La compagnia andò a far un tour in America e, già nel 1918, Chaplin era diventato il più famoso attore, direttore e regista comico del mondo.

Ora l’ospizio infame ospita il museo del cinema, fondato da due appassionati, Ronald Grant e Martin Humphries, nel 1986.

La collezione si concentra sul fenomeno sociale del cinema. Mi ricordo le lunghe file per vedere l’ultimo film, le collezioni di cartoline di famosi attori, i sedili ‘a due’ nell’ultima fila per i fidanzatini, le mascherine in elegante divisa che mostravano i nostri posti con le lampadine tascabili color rosso, i portaceneri con lo smog delle cigarette che imbruniva le mura della sala, i venditori di gelati e bibite con il vassoio appeso sul loro collo, il concessionario in splendido uniforme, e il club per ragazzi del cinema con spettacoli il sabato mattina (la scuola in Inghilterra è solo dal lunedì al venerdì).

 

 

Più di tutto mi ricordo del passato splendore dei cinema. Costruiti in festoso stile art deco mostravano un altro mondo fantasioso, pieno di bellezze soltanto sognate. Purtroppo così tanti cinema sono stati demoliti. Però ne esistono a Londra certi capolavori come questo di Tooting.

 

 

In Italia, a Firenze, l’Odeon vicino al Palazzo Strozzi dona una bellissima idea del cinema di una volta.

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Tutto questo magico mondo di ‘cinema paradiso’ scomparve rapidamente con l’entrata del televisore nelle case degli inglesi. Nel mio caso, il babbo si è abbassato ad accettare una televisione (a noleggio) nel nostro salotto ma, allarmato dalla nostra fissazione sul piccolo schermo, dopo qualche settimana la restitui’ alla ditta di noleggio (Radio Rentals). Rispondendo, però, ai nostri piagnucoli, disse, ‘per ricompensa vi porterò al cinema ogni settimana’.

Più tardi ritornò l’infame televisore a casa, ma mi ricorderò sempre di quell’epoca d’oro di famiglia quando si usciva tutti insieme a vedere film come ‘The Sundowners’, ‘Cry for Happy’ e ‘The Greengage Summer’.

La collezione del museo è vasta e si può solo vedere una parte alla volta. Un portiere in splendida livrea ci ha accolto con una divertente introduzione e poi abbiamo visitato il museo.

Nella vecchia cappella del ‘workhouse’ abbiamo goduto un thè e biscotti.

 

 

La visita è finita quasi cinque ore dopo con un bel montage di film vecchi.

Insomma, per quelle ore eravamo incantati dalla magia del cinema come non ci è successo da molto tempo.

Sono sempre più dell’opinione che, vedendo il mondo com’è, la televisione danneggia la salute. Frequentero’ il cinema di più col suo grande inimitabile schermo e ritornerò a diventare bambino di nuovo!

 

 

I Giardini Lungo il Tamigi

I giardini del lungofiume, che si trovano sulla sponda nord del Tamigi nel centro di Londra, offrono un oasi di pace per gli impiegati che lavorano attorno.

Ci sono attività e concerti durante l’estate.

dscn1421_1-190291637.jpgIl ‘Thames embankment gardens’ furono aperti nel 1870 nello spazio creato dalla costruzione di un muro che non solo poteva proteggere la città dalle inondazioni ma poteva dare spazio ad una nuova fogna e sconfiggere le epidemie di colera che si manifestavano nella città. L’architetto e l’ingegnere di quest’opera fu Joseph Bazalgette.
Si può vedere dove era la sponda originale del fiume in questo portone, detto il York Water Gate, che dava sbocco per l’atterraggio delle chiatte al Palazzo del Duca di Buckingham, George Villiers.

 

I giardini sono molto ben curati con una bella varietà di fiori e piante.

 

Sono anche un veritabile salotto per i grandi ed i buoni.

Ecco la statua al grande poeta scozzese Bobbie Burns.

 

Qui si trova il monumento dedicato a quelli che hanno combattuto nel medio Oriente durante la prima guerra. Pensai subito a Lawrence of Arabia.

 

Tra le statue c’è una, dello scultore gallese Sir William Goscombe (1903), che ricorda il grande compositore Sir Arthur Sullivan, famoso per le sue operette, tra le quali il ‘Mikado’, che dette ispirazione a Giacomo Puccini per la sua ‘Madama Butterfly’.

Lo sguardo di Sullivan si dirige verso il Savoy Theatre dove ebbe i suoi grandi successi.

Quale uomo non serba segretamente nel cuore il desiderio di essere compianto da una muse così bella?

 

Per me questa donna rimane tra le più attraenti e sensuali di tutte – eccetto, si capisce, mia moglie!

 

Lo sguardo retto,

mentre ai suoi piedi

piange una dea.

La Storia di un’Aristocratica Italiana a Londra

Sono stata battezzata col nome Virginia, ma mi chiamano ‘Ginnie’, e sono nata di padre italiano e madre ungherese.

Frequentai una scuola di convento nella parte Rumena dell’impero Austro-Ungarico.

Mi descrivevano come una ragazza ribelle e poco ‘comme il faut’, come dicono i francesi. Per esempio, mi sono fatta fare un tatuaggio di un grande serpente sul davanti della mia gamba destra. Oggi, forse, non si batte un occhio ma a quei tempi era considerato scandaloso per una ragazza ‘per bene’ farsi tatuare.

La mia famiglia non era troppo benestante e così sono andata alla ricerca di un marito ricco. Ho scelto il conte Spinoza, un po’ anziano ma con le tasche piene! Mi regalo’ perfino una Lancia e imparai a guidarla in un epoca dove anche andare in bicicletta era considerato ‘outre’ per le donne.

Anche se potevo avere tutto quello che desideravo il matrimonio fallì. Imparai che ci vuole anche l’amore, oltre ai soldi, in un unione e il conte non mi poteva affatto soddisfare. Ho dovuto ricorrere alla Sacra Rota e il matrimonio fu annullato.
Sola, senza figli, ma con un ampio mantenimento dal vecchio, sono ritornata ad essere la signora Peirano.

Poi, durante una vacanza nelle Alpi francesi, ho incontrato l’amore della mia vita. Nato nel 1883, e più giovane di me di circa dieci anni, era il figlio minore di Sydney Courtauld, discendente di profughi protestanti francesi ugonotti, e fratello del fondatore del Courtauld institute di Londra.

La famiglia di Stephen fece la sua fortuna nell’industria dei tessili, inventando il primo tessile artificiale, il rayon, che è così simile alla lussuosa seta. Con questo brevetto è diventata la famiglia tra le più ricche del Regno Unito.

Stephen non fu soltanto ricco. Era un bel uomo e appena mi vide all’apres ski gli venne una cotta per me che non l’ha mai lasciato, anche se ammetto che sono una persona un pochino fuori dalla solita figura di aristocratica inglese con un temperamento abbastanza focoso.

Amavo però il carattere colto, timido, calmo, cauto e generoso di Stephen.
E anche coraggioso! Fu il primo a scalare, come montanaro esperto, la cosiddetta ‘faccia innominata’ del Monte Bianco quando ci siamo incontrati per la prima volta nel 1923. Per poi non parlare del suo coraggio nella grande guerra dove, a Gallipoli, nella brigata degli ‘artist’s rifles’, (composta da pittori, scrittori, artisti), gli fu conferito la medaglia all’ordine militare. (La vita media di un soldato al fronte durante quell’epoca terribile era di sole sei settimane…..).

Ci siamo sposati nel 1923 a Saint George’s Hanover Square. Stephen non entrò negli affari della sua ditta ma si dedicò invece alle opere di beneficenza e di cultura. Fece una magnifica collezione di quadri di pittori moderni e antichi; fu parte dell’amministrazione di Covent Garden e della grande Cinecittà di Ealing (era amico di Korda, marito della stupenda Merle Oberon, la Cathy nel film ‘Cime Tempestuose’ con Sir Lawrence Olivier).

La realizzazione più grande di mio marito, anzi, più correttamente, direi di noi due, fu l’acquisto per novanta nove anni del contratto di locazione dell’antico Palazzo Reale di Eltham nel 1933. Si cercava un posto vicino al centro di Londra ma quieto e campestre e l’abbiamo trovato in un fienile cadente che, una volta, faceva parte di un maestoso palazzo del re Edoardo II. Iniziato nel 1305, qui nacque il re Enrico ottavo che nel palazzo ricevette Thomas More e Erasmo!
La grande sala è la terza più grande in Inghilterra con un soffitto ligneo detto ‘a raggio di martello.’ Bastava a me vederlo per la prima volta per dire a Stephen ‘facciamo di questa desolazione la nostra casa.’

 

 

In tre anni i nostri architetti John Seeley e Paul Edward Paget trasformarono le rovine del palazzo in una dimora che, allo stesso tempo fu criticata come ‘la più bella dimora in stile ‘art deco’ delle nostre isole’ e come ‘una fabbrica di tabacchi situata nel posto sbagliato’!

Ma a noi non c’importava quello che dicevano gli altri. Quando li invitavamo alle nostre feste, quando vedevano le nostre attrezzature più moderne: la centralina telefonica, l’impianto di riscaldamento sotto-pavimento (anche per la grande sala medioevale), le camere per gli ospiti con armadi a muro, sistema radiofonico, sale da bagno en suite, il cinema….insomma, tutte le nuove tecnologie dell’epoca e tutte inserite in un palazzo con intarsi, mosaici, finestre illuminate, bas-relief…i nostri ospiti rimanevano a bocca aperta!

 

 

Il marchese Pietro Malacrida ci ha aiutato molto nel design del nostro paradiso della Londra sud-est. Erano sue le idee per le luci nascoste, i tappeti, i mobili, le porte decorate con le nostre creature preferite…

Parlando di animali non mi scorderò mai del mio amato lemure Mah-Jongg, soprannominato ‘Jonghi’. Fu comprato a Harrods nel 1923 e visse con noi quindici anni (poteva avere vissuto più a lungo – certi lemuri giungono fino a trent’anni). Veniva con noi sui nostri viaggi e aveva la sua stanza, riscaldata si capisce, con una scala di bambù dalla quale poteva scendere e gironzolare dove voleva in casa.

 

Guai a chi prendeva eccezione al nostro amatissimo Jonghi. Veniva morso! Era un ottimo giudice di carattere. Purtroppo sbaglio’ una volta. Stephen aveva sponsorizzato una spedizione aerea attraverso le zone polari nel 1930. Jonghi morse la mano del radio tecnico Percy Lemon che prese un infezione che ritardo’ la spedizione per tre mesi.
In mancanza di figli Jonghi era il nostro grande amore.

 

Non si deve però dimenticare il nostro bel alano.

Ritornando al nostro palazzo ricordiamo l’amico svedese, Rolf Engstromer, che progettò la stupenda sala d’ entrata con i suoi suggestivi intarsi evocando le città dell’Europa nordica e quella mediterranea.
L’intero complesso è circondato da un fossato attraversato dal più antico ponte di tutta Londra. Come giardiniera entusiasta mi son data a creare un giardino dopo l’altro. Mi sono particolarmente affezionata a creare quello delle rose.

 

Purtroppo tutte le cose più belle durano poche. È scoppiata la seconda guerra, mio marito fu chiamato a servizio di protezione civile e nel 1940 una bomba incendiaria del nemico colpi’ il tetto della grande sala mettendo una parte alle fiamme.

Non ce la facevo più. Ero già diventata vecchia. Non si poteva rimanere a Londra così. Nel 1944 abbiamo lasciato l’amato Eltham Palace e donato gli anni rimasti del nostro contratto di locazione all’esercito britannico che, fino al 1992, ha usato l’edificio come scuola per ufficiali militari.

Abbiamo passato i nostri ultimi anni nel paese che ora si chiama Zimbabwe e costruito un altro bel posto a Penhalonga.

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Anche lì Stephen dette molto alla comunità con fondi per nuove scuole, una galleria nazionale, un teatro e una sala di concerti.

Anch’io contribuì, migliorando la vita delle donne di Zimbabwe.

La nostra casa in Africa ora è diventata un albergo di lusso. Ci siamo poi spostati sull’isola di Jersey. Stephen morì nel 1967 e io incontrai il Redentore nel 1972.

Abbiamo avuto una vita felice e fortunata. La nostra ricchezza l’abbiamo usata a migliorare le sorti di quelli meno propizi di noi. Siamo stati patroni degli artisti e……..siamo riusciti a salvare un palazzo reale per la nazione. Godetevelo!

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(Io, Jonghi e Stephen)

La Chiesina Modello per ‘Via col Vento’

La chiamo la chiesa del ‘Via col Vento’ e l’ho già descritta nella seconda parte del mio post a
https://longoio3.wordpress.com/2018/04/22/7850/

Non potrei superare quella mia descrizione di una chiesina che ha servito come modello per la caratteristica chiesa rurale degli Stati Uniti.

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Mi mancava, però, di sentirne l’organo, costruito da William Drake di Buckfastleigh, Devon, nel 1991 e utilizzando la cassa storica fatta da Abraham Jordan nel 1732.

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La chiesina, chiamata Grosvenor Chapel, fa parte della parrocchia di Saint George Hanover Square (la parrocchia di Haendel), ed è famosa per l’alta qualità della sua musica; ogni martedì, all’ora di pranzo, si tengono concerti l’organo. Esistono già due CD del coro della cappella.

L’organista il martedì 14 agosto era Alex Flood della cattedrale di Saint Albans.

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Questo era il suo programma:

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L’organo è idoneo per questo tipo di musica, avendo le seguenti caratteristiche:

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La ciaccona di Buxtehude, genitore artistico di Bach, è ben nota. Meno nota è la storia di Davide e Golia di Kuhnau raccontata con musica molto descrittiva. Di Strodgers si conosce pressoché niente ma la sua fantasia era molto ben elaborata

Per me la trascrizione per organo, di Flood, della suprema ciaccona che termina la partita in re minore per violino solo di Bach era il clou del concerto.

La trascrizione, fedele allo spirito dell’originale, senza retorica romantica, ha concluso un ora di pranzo con supremo gusto e ci ha nutriti col pane spirituale che la buona musica ci può sempre donare.

Nella gran città:

chiesina campagnola,

odor di prati.

 

 

 

Piazzolla a Piccadilly

Non tutte le chiese del grande architetto rinascimentale, Sir Christopher Wren, si trovano nella City. Nel West End, a pochi passi dalla statua di Eros a Piccadilly Circus, la chiesa di Saint James, costruita nel 1685 di mattoni rossi, con rifiniture in pietra di portland stone, si presenta elegante e spaziosa.

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Nel suo sagrato, ci sono i mercatini: il lunedì e martedì, di cibo, il mercoledì e il sabato, di artigianato. Siamo venuti il lunedì scorso e c’era da scegliere da mangiare indiano fino a quello dell’Argentina.

 

L’interno della chiesa ha una splendida volta a botte, un organo risalente al 1686 di Renatus Harris, in restauro, con splendida cassa di Grinling Gibbons, e le consuete gallerie per i parrocchiani.

 

Di notevole valore artistico sono due opere del grande scultore ligneo, Grinling Gibbons: il dorsale dell’altare eseguito in legno di tiglio:

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e la fonte battesimale, questa volta scolpita in marmo.

 

St James (Giacomo) ha una vivace vita liturgica e culturale. E’ famosa per i suoi concerti e ci siamo venuti per sentirne uno.

Doveva essere una violinista a suonare Bach ma invece ci ha fatto alquanto piacere sentire una giovane pianista argentina, Julieta Iglesias, presentare un ‘omaggio a Piazzolla’.

Questo era il programma:

 

Non avevo mai sentito Piazzolla senza l’intervento del bandoneon. Ascoltarlo suonato sul solo pianoforte era dunque un’esperienza nuova e mi è veramente piaciuta, e emozionato, tanto.

 

L’esecuzione fluida e molto naturale di Julieta era squisita. Il suo sangue, metà argentino e metà italiano, si sentiva nel linguaggio idiomatico attraverso il quale trasmetteva il sempre presente sotto-battito del tango, qual volta lirico, qualvolta impetuoso nelle opere di Piazzolla:

Intanto il profumo di bistecca all’argentina dal mercatino entrava nella navata non solo aumentando l’atmosfera Piazzolliana ma anche la nostra fame!

Mi faceva anche ricordare quella giornata indimenticabile del 2013 quando fu celebrata alla fortezza di Mont’Alfonso, vicino a Castelnuovo di Garfagnana, la riscoperta della discendenza del grande compositore dai nonni abitanti di Massa di Sassorosso.

Il brano intitolato ‘Adios Nonino’ ebbe, così, una risonanza speciale.

Bravissima la Julieta che incoraggia anche la presente generazione di compositori argentini, in particolare Mauro de Maria.

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Ascoltate le registrazioni della Iglesias su Youtube per capirne di più.

Potrete anche consultare i miei post su Piazzolla e la sua celebrazione nella Garfagnana che troverete a:

https://longoio.wordpress.com/2013/08/12/dont-cry-for-me-sassorosso/

Terre lontane:

mestizia d’un tango,

tocco di labbra.

Dollis Hill, Londra

Perché visitare Dollis Hill a Londra?

Un amico osservò che le foto delle rose di Dollis Hill che avevo caricato su Facebook erano probabilmente le uniche cose che valessero la pena di visitare in questa parte della metropoli.

Sicuramente un turista non farebbe un viaggio immediato a Dollis Hill quando atterra a Londra. In questo senso Londra è come le giungle della Nuova Guinea: ci si può abitare un’intera vita qui e trovare sempre zone sconosciute quanto come le foreste più impenetrabili del Borneo.

Tuttavia, per almeno due persone, il primo ministro dell’era vittoriana, Gladstone, e lo scrittore Mark Twain, Dollis Hill era un bellissimo tratto della città dove potevano trovare pace e relax nella casa di Lord Tweedmouth situata in quello che, dal 1899, è il parco di Gladstone. Infatti, Mark Twain scrisse di non aver mai visto nessun luogo ‘che fosse così soddisfacentemente collocato con i suoi alberi nobili e la distesa di campagna e tutto ciò che andava a rendere la vita deliziosa e tutto a un tiro di schioppo dalla metropoli del mondo.’

Purtroppo la casa fu abbandonata nel 1989 e questo è fatale per così tante proprietà a Londra. Il vandalismo e gli incendi (il terzo nel 2011) hanno fatto il loro lavoro e, nonostante le insistenti proteste, la proprietà che aveva dato conforto a tante persone illustri (tra le quali Winston Churchill, che teneva lì i suoi consigli di guerra) è stata demolita, grazie al ritiro, dalla parte di Boris Johnson, di fondi, nel 2012.

Che peccato! Ora c’è solo un contorno di mattoni non originali per mostrare dove si trovava questo luogo storico.

Gladstone Park, tuttavia, rimane incantevole come sempre. Con il suo viale di querce, i suoi boschi selvaggi, il suo laghetto con le folaghe e le anatre, il suo memoriale alle vittime dei campi di concentramento, la sua area giochi per bambini e le sue ampie vedute, vale la pena visitare questa trascurata parte di Londra.

Dollis Hill aiutò a salvare il paese dal dominio nazista, perché nelle vicinanze, presso la stazione di ricerca dell’Ufficio Postale, fu costruito ‘Colossus’, uno dei primi computer digitali, e usato a Bletchley Park per decifrare il codice segreto ‘Enigma’ dei nazisti. Contribuì, così, ad accelerare la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Infatti, sotto Dollis Hill esiste un immenso bunker che doveva servire come centro di operazioni nel caso il Regno Unito fosse stato invaso dalle forze tedesche. Per fortuna non si è mai dovuto usare! Due volte all’anno ci sono visite guidate a questa sconosciuta parte della Londra sotterranea.

Devo aggiungere, purtroppo, che ora esiste una nuova generazione di bunker anti-nucleari sotto il centri governativi di Londra, tutti collegati da tunnel segreti di stato, dove si potranno rifugiare i capi del governo mentre il resto della popolazione delle isole Britanniche frigge….

Ma non pensiamo a queste cose per ora….godiamoci il parco invece!

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Colli di Londra,

scorci di nuove viste:

e soffia il vento…

 

 

Un Requiem per la City of London

Come passano gli impiegati della City di Londra la loro ora di pranzo? Certi fanno un ’liquid lunch’, cioè si dirigono verso un pub per consumarsi una pinta o due con un ploughman’s lunch (‘pranzo di contadino’) che consiste di pane, formaggio, insalata, qualche fetta di prosciutto, e sotto aceti.

Altri mangeranno i loro sandwich (che in Italia si chiamano tramezzini – non panini) in uno dei piccoli spazi verdi della city.  Altri andranno ad ascoltare un concerto gratis di organo in una delle belle chiese seicentesche costruite da Wren dopo il grande incendio del 1666.

Qualche settimana fa andai alla chiesa di Saint Margaret Lothbury, già descritta da me per il suo magnifico organo a https://longoio3.wordpress.com/2018/06/02/lorgano-barocco-di-santa-margerita-a-londra/ dove sentii questo concerto.

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Il Requiem di Fauré è sempre stato il mio preferito brano per l’oltre-tomba. Non impaurisce come il requiem di Verdi, oppure quello di Berlioz, ma dona la consolazione ed un’ulteriore conforto.

Queste sue doti hanno fatto risalto nella esecuzione che sentii. L’unione delle voci bianche di una scuola di Londra e un coro di uomini era pressoché a perfezione.

La scuola fu fondata nel 1949 ed è un tipo che in inglese si chiama preparatory school cioè per ragazzi (e dal 1981 per ragazze) dall’età di 4 a 13 anni. Conta 110 professori e 989 alunni.

Come tante scuole inglesi Hill House è nota per la sua divisa scolastica che, in questo caso, è molto particolare:  maglia color senape, knickerbocker di velluto a coste e cappello lavorato a maglia. L’idea del fondatore era che gli alunni potessero così fare le lezioni in classe e praticare lo sport senza dover sempre cambiarsi. Nel mio servizio i ragazzi portano la divisa estiva.

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Aggiungo che, da piccolo, il principe Carlo erede del trono britannico fu un alunno di questa scuola. Questo potrebbe spiegare il suo amore per la musica.

Sentite come sono bravi questi ragazzi! Anche questo concerto era gratis con offerte per la chiesa a volontà.

 

Consolatrice,

destino di ogni vita:

morte, t’abbraccio.

 

 

I Fiumi e i Canali di Londra

Se uno pensa a Londra e il suo fiume, il nome ‘Tamigi’ entra subito in mente. Quello che non è immediatamente evidente è che Londra è una città di molti affluenti del Tamigi e, cioè, di molti fiumi.

 

(Gli affluenti più importanti del Tamigi)

Da piccolo mi ricordo che la mia ambizione era di arrivare con la mia bicicletta dalla zona di Londra del Sud dove abitavo (Forest Hill) e toccare le sponde del grande fiume. L’ho toccato, finalmente a Deptford seguendo il Ravensbourne, uno dei più lunghi degli affluenti del Tamigi.

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(Il fiume Ravensbourne a Beckenham)

Purtroppo, nel centro di Londra parecchi affluenti sono stati canalizzati o addirittura convertiti in fogne (nel medioevo servivano già come cloache aperte, e la puzza degli scarti di macellai, di pelle, di ossa, di cani deceduti, e perfino delle teste decapitate dei criminali, doveva essere veramente insopportabile.)

Tra i fiumi scomparsi sotto terra nelle tubature, è il Fleet (che corre sotto Fleet Street), il Walbrook, principale affluente della Londra Romana, il Silk, il Moselle, il Tyburn, il Serpentine, l’Effra, il Westbourne, il Peck (da dove si deriva il nome della zona di Peckham), il Wandle (di Wandsworth) e il Quaggy, parte del quale si può vedere a Catford, il quale nome è tradotto come ‘guado di gatto. ‘)

(Scultura rapresentante il fiume Walbrook, ora intubato sotto Londra)

Derivo tuttora grande piacere a seguire gli affluenti del Tamigi. Non tutti sapranno che il bel lago del Serpentine che attraversa Kensington Gardens e Hyde Park, (e dove si tolse la vita Harriet, la prima moglie del poeta Shelley, nel 1816 all’età di ventun anni) non è altro che il fiume Serpentine arginato da una diga per poi scomparire sotto terra nei tubi.

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Certamente il più grande e bello degli affluenti del ‘Father Thames’ è il fiume Lea che sorge nella campagna idillica delle colline Chiltern a nord della capitale per poi sboccare in mezzo della zona industriale del Docklands. Il Lea è famoso per la sua associazione col grande scrittore del seicento, Izaak Walton, che scrisse ‘The Compleat Angler’ nel 1653, il classico testo sulla pesca.

Nel diciannovesimo secolo c’è stata una grande bonifica dopo il ‘great stink’ – la ‘grande puzza’ – che, nel 1858, fermò persino il lavoro del parlamento britannico. Grazie all’ingegner Bazalgette due enormi fogne furono costruite, il ‘Northern e il Southern outfall sewers’. Le stazioni di pompaggio ad Abbey Mills e Crossness sono capolavori d’ingegneria e arte vittoriana e sono monumenti protetti. Di recente, volontari si sono messi a rimettere a posto le pompe originali d’epoca e di ridipingere le elaborate costruzioni ferree nei loro colori originali.

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La bonifica di Bazalgette fermò anche le epidemie del ‘Re Colera’, l’ultima della quale ebbe luogo nel 1866, uccidendo decine di migliaia di abitanti.

Chiamerei il sistema di fogne di Crossness e Abbey Mills le cattedrali Londinesi dedicate alla salute corporea come Westminster e Saint Paul’s sono le cattedrali che curano la salute spirituale della città.

Ho già scritto del vasto kilometraggio di canali Londinesi che, prima dell’invenzione delle ferrovie, erano il mezzo di trasporto più importante dell’Inghilterra (esistono ancora più di 3,500 kilometri di canali in Gran Bretagna oggi) ma che ora servano più per svago e turismo. (Non lasciate Londra prima di fare un bel giretto sul Regent’s canal in una tipica long boat!)

I canali avevano bisogno di fiumi e laghi per riempirli. Quest’acqua viene tuttora dai fiumi. Nella zona di Wembley, per esempio, scorre il Grand Union Canal che congiunge Londra a Birmingham e che è riempito in parte dal fiume Brent che dona il nome all’attiguo comune.

A pochi passi dall’autostrada M4, che scorre all’aeroporto di Heathrow per arrivare a Bristol e il Galles, si può entrare in una zona di pace e tranquillità che circonda l’antico maniero di Boston manor. E’ qui che si possono intravedere due corsi d’acqua, il fiume Brent che dona le sue acque al Grand Union canal.

Il generoso fiume Brent contribuisce al Grand Union canal anche vicino a Horsenden Hill nello stesso comune. Qui, a pochi passi dalle zone industriali, si entra in un’oasi silvestra di pace, dove esiste ancora una fattoria, un antico bosco collinoso anticamente abitato dai Celti: un rifugio, dove si può facilmente dimenticare che siamo in una megalopoli mondiale con una popolazione di più di dieci milioni di abitanti.

Come scrisse Joseph Conrad del Tamigi in quel romanzo ‘Cuore di Tenebra’ , che, per me,  è l’unico libro che porterei sulla mia  isola deserta: ‘stavo pensando a quei tempi lontani quando i Romani vennero qui per la prima volta millenovecento anni fa.’

Tale è la straordinaria varietà di ambienti che ci presenta Londra!

Parole d’acqua:

limpide memorie

di una città.

 

 

‘I poveri infatti li avete sempre con voi’ (San Matteo)

Non vorrei certo dipingere sempre un attraente ritratto di Londra. Come nel tempo di Dickens esiste incessantemente molta povertà – infatti – più povertà che mai e la disuguaglianza tra i ricchi e i poveri diventa sempre più vasta. Adesso, per esempio, più di diecimila persone, dette ‘rough sleepers’, dormono sui marciapiedi di Londra, il triplo di tre anni fa!

(Mie foto)

Allo stesso tempo aumentano sempre le proprietà vuote a Londra. Circa 20,000 appartamenti e case non sono occupati perché l’affitto, o il prezzo d’acquisto, è troppo alto e anche perché, in Inghilterra si compra una casa principalmente per investimento. In Italia, invece, i prezzi delle case sono diminuiti di almeno il 10%. Guarda Bagni di Lucca, dove scappano via gli inglesi vendendo le loro case a prezzi 30% di meno di quelli dell’acquisto!

Che fare? L’indifferenza è certo l’atteggiamento più vergognoso. Se vedo una persona col solito affisso ‘I’m hungry’ (‘ho fame’) non do mai soldi (che poi forse potrebbero essere usati nell’acquisto di droghe o alcool) ma un panino o una bottiglia di acqua.

Il fatto è che quando ero piccolo non si vedeva cosi palesemente questa immensa disuguaglianza di redditi. Dopo una guerra nella quale l’Inghilterra e le sue città furono sottoposte al bombardamento nazista più lungo, continuo e assiduo di qualsiasi altro paese, è sorto uno stato sociale col National Health service (servizio nazionale di sanità), con case popolari costruite per affitti ragionevoli a tutti, con un sistema di trasporto dove, anche senza macchina, si poteva viaggiare facilmente in tutte le parti più distanti del Regno Unito e, dove il livello d’istruzione era fondato sul merito dell’allievo e non sulla ricchezza della sua famiglia.

A quei tempi si credeva proprio in una società dove nessuno mancava di cure mediche, di un tetto sopra il capo, di un’istruzione di qualità, di lavoro per tutti…

Ora, con questo famigerato brexit, il Regno Unito rischia di vendersi  sempre di più al lurido mondo di lucro: più lavoratori si troveranno con contratti a zero ore e, sicuramente, i senza-tetto, che trovano qualche spazio accanto ad un portone di un grande magazzino o un sottopassaggio pedonale, aumenteranno esponenzialmente.

E’ ovvio, con la sempre più spaventosa differenza tra i ricchi e i poveri, che ci saranno sempre più allarmanti abissi tra le schierate politiche non soltanto in Gran Bretagna, non soltanto in Europa ma in tutto il mondo.

Chi ci salverà, mi domando? Non certo i marziani… o no?

 

Vite perdute?

Le masse ammucchiate

su marciapiedi.